Signor Presidente della Repubblica,
ho piena consapevolezza di quanti sforzi Ella stia facendo perché la difesa della Costituzione, compito a Lei assegnato, sia effettiva non meramente formale. Ho personalmente apprezzato, come fin dall’inizio del Suo mandato, Ella non abbia mai mancato di far osservare al Governo ed al Parlamento come “i principi fondamentali della Costituzione repubblicana sono fuori discussione e nessuno può pensare di modificarli o alterarli”.
Non posso non ricordare altresì i frequenti richiami al rispetto dei requisiti di straordinaria necessità ed urgenza che l’articolo 77 della Costituzione richiede per l’esercizio di un provvisorio potere legislativo da parte del governo attraverso i decreti legge. Altrettanto dicasi per ciò che concerne i Suoi reiterati rilievi con riguardo all’introduzione di nuove norme nel corso dell’iter della loro conversione in legge: sul punto in particolare mi riferisco al Suo ammonimento in data 18 maggio 2007, quando Ella sostenne che «l’adozione di criteri rigorosi diretti ad evitare sostanziali modificazioni del contenuto dei decreti-legge e` infatti indispensabile perche´ sia garantito, in tutte le fasi del procedimento – dalla iniziale emanazione alla definitiva conversione in legge – il rispetto dei limiti posti dall’articolo 77 della Costituzione alla utilizzazione di una fonte normativa connotata da evidenti caratteristiche di straordinarieta` e che incide su delicati profili del rapporto Governo-Parlamento e maggioranza-opposizione».
Infine non posso non richiamare la Sua lettera del 15 luglio 2009 con la quale Ella ha espressamente indicato che «provvedimenti eterogenei nei contenuti e frutto di un clima di concitazione e di vera e propria congestione sfuggono alla comprensione della opinione pubblica e rendono sempre più difficile il rapporto tra il cittadino e la legge. È doveroso ribadire oggi che è indispensabile porre termine a simili «prassi», specie quando si legifera su temi che riguardano diritti costituzionalmente garantiti e coinvolgono aspetti qualificanti della convivenza civile e della coesione sociale. È in giuoco la qualità e sostenibilità del nostro modo di legiferare».
Ebbene, signor Presidente, non ho assolutamente dubbi sul fatto che Ella porrà ogni rigorosa attenzione alla vicenda del cosiddetto decreto “Milleproroghe”, che sta concludendo il suo iter parlamentare di conversione in legge alla Camera, con una già annunciata “apposizione del voto di fiducia” da parte del governo.
Signor Presidente, dall’esame cui Ella sottoporrà il testo non potrà che rilevare che le Sue precedenti osservazioni sia in merito all’introduzione di sostanziali modifiche di contenuto, che in merito alla loro eterogeneità sembrano essere state disattese.
Vi è tuttavia un aspetto, signor Presidente, che mi permetto sommessamente di segnalare alla Sua attenzione e che costituisce un elemento di novità assai rilevante rispetto al passato. Come Ella stessa potrà constatare infatti il provvedimento si arricchito di norme tutt’altro che marginali, che non hanno seguito alcun iter parlamentare. Dette norme sono state inserite nel “maxi-emendamento” del governo, dopo che già si erano conclusi i lavori delle Commissioni Affari Costituzionali e Bilancio del Senato. D’altronde neppure le Commissioni Affari Costituzionali e Bilancio della Camera hanno potuto discuterle e votarle, poiché come è noto queste commissioni non sono state in grado né di votare né di dare il mandato al relatore. Si tratta di norme di grande rilievo, come la riforma della tassazione dei Fondi di investimento, la riforma della cosiddetta “Legge Marzano” sulle grandi imprese in crisi, modifiche alla legge di bilancio senza indicazione della destinazione delle somme, modifiche con effetto retroattivo ai criteri di bilancio delle banche, modifiche con effetto retroattivo ai termini di prescrizione con riguardo al cosiddetto “anatocismo” con rilevanti impatti sui diritti dei consumatori.
Siamo dunque in presenza di un precedente assoluto poiché norme di legge emanate dal governo sono convertite in legge senza alcun iter formale né alla Camera né al Senato.
Sono certo che Ella saprà valutare con estrema attenzione un fatto di tale delicatezza istituzionale e in ogni caso mi rimetto con piena fiducia alle determinazioni che riterrà di assumere.