La redazione IDV
Più che la guerra civile minacciata da uno dei figli di Gheddafi, in Libia è in corso una vera e propria mattanza ai danni di cittadini inermi che rivendicano più libertà e chiedono che il colonnello lasci il potere che detiene da oltre 40 anni.
I raid aerei si susseguono a ritmo frenetico anche nella capitale Tripoli, nel tentativo, al momento vano, di diffondere il terrore e ridurre i manifestanti all'impotenza. Solo nella giornata di lunedì ci sono stati 250 morti, ma è un bilancio per niente definitivo. Nonostante l'uso della forza, gli insorti controllerebbero una decina di città, tra le quali Bengasi, dove è stato chiuso l'aeroporto, Sirte e Torbruk. Proprio a Bengasi dovrebbe atterrare un aereo della nostra aeronautica militare per procedere ai primi rimpatri di italiani, ma la situazione è molto confusa e le operazioni difficili. Ne sa qualcosa la Russia che ancora non riesce ad evacuare circa 500 suo cittadini.
Intanto il granitico blocco di potere che fa capo a Gheddafi, apparso per pochi secondi in tv per dire che non è scappato in Venezuela, comincia a franare sotto i colpi della rivolta. Diversi esponenti militari e politici sono passati dalla parte dei manifestanti in seguito all'eccessivo uso della forza. In aperto dissenso con il raìs anche alcuni diplomatici libici alle Nazioni Unite.
La grave situazione in Libia e nelle nazioni vicine, preoccupa la Lega Araba che ha convocato una riunione straordinaria a Nalut, località poco distante dal confine con la Tunisia, mentre l'Alto commissario Onu per i Diritti Umani, signora Navi Pillay, citando il ricorso ad aerei da guerra, mitragliatrici pesanti e cecchini contro civili inermi, ha chiesto un'inchiesta internazionale. Gli “attacchi sistematici e su larga scala”, ha spiegato, “possono equivalere a crimini contro l'umanità”.
In tutto questo l'Italia tentenna, timorosa di esprimere una posizione di condanna nei confronti di Gheddafi, uno dei migliori amici di Berlusconi. Felice Belisario, Capogruppo dell'Italia dei Valori in Senato, stigmatizza il comportamento del presidente del Consiglio e richiama l'attenzione sugli interessi nazionali nel paese nord africano: “Questo Governo allo sbando – dichiara – non si è finora degnato di chiedere a Gheddafi di garantire la sicurezza dei nostri connazionali e delle imprese in Libia ma, anzi, ha solo temporeggiato peggiorando la situazione. Dopo la tardiva e ipocrita condanna delle violenze – dice Belisario -, ora si annunciano i primi rimpatri degli italiani. Le giravolte del centrodestra sulla crisi in Libia sono indegne del nostro Paese e comportano danni gravissimi. E' a causa del silenzio della maggioranza che alcuni manifestanti hanno deciso di bloccare il gasdotto che arriva in Italia, smentendo le rassicurazioni del Ministero dello Sviluppo Economico. Ed è per il servile atteggiamento nei confronti della Libia, con il conseguente isolamento dall'Ue, che avremo enormi difficoltà nel gestire i flussi migratori”. Belisario assicura che “il Governo risponderà delle pesanti conseguenze causate dalla collusione tra Berlusconi e Gheddafi, due autocrati – conclude – ormai sul viale del tramonto”.
Stupisce anche la posizione fin troppo prudente dell'Unione europea; critico l'europarlamentare Idv, Niccolò Rinaldi: “È incredibile come l'Alto Rappresentante per la politica estera dell'Ue, mentre i democratici libici sono ammazzati da un regime che non esita a usare l'aviazione contro i dimostranti e perfino quando gli stessi diplomatici libici alle Nazioni Unite accusano Gheddafi di genocidio, non trovi meglio da dire che invitare alla moderazione “tutte le parti”, “deplorando” ma non condannando l'uccisione di vittime civili”. Per il capodelegazione Idv a Bruxelles, “dietro queste parole da farisei di Catherine Ashton si nascondono i governi europei, a cominciare da quello italiano, forse tutti intimoriti dalla minaccia dei Gheddafi di riversare sulle coste europee folle di rifugiati. È il segno che gli accordi per i rimpatri in mare ricadono contro un'Italia ormai sotto ricatto. Il Regno d'Italia – ricorda Rinaldi – accolse i profughi serbi cacciati dagli austriaci con ben maggior coraggio, mentre nelle pavide dichiarazioni dell'Ue leggiamo quasi il desiderio di inviare le navi a Tripoli per ristabilire quell'ordine dispotico che faceva tanto comodo. Quanto a noi – conclude Rinaldi -, salutiamo i democratici libici che, da soli, sfidano una dittatura tra le più repressive e segnano un'altra svolta nel mondo arabo che l'Europa una volta di più vorrà capire troppo tardi”.