Non è che agli uni e agli altri importasse molto della sua sofferenza

Stefano Cucchi fu picchiato dagli agenti della polizia penitenziaria e, di fatto, non curato dai medici dell'ospedale Sandro Pertini, i quali, pur avendo ben presenti le patologie di cui soffriva il ragazzo nel corso della degenza, “volontariamente omettevano di intervenire”. E' lo scenario che emerge dall'avviso di fine indagine, firmato dai pm Vincenzo Barba e Maria Francesca Loy e dal procuratore Giovanni Ferrara, e notificato a tredici persone. In parole povere: le “mele marce” della polizia penitenziaria stavano li lì per ammazzare lo sventurarto giovane, ma non sono andate oltre (hanno esperienza da vendere, e di norma sanno come fare); le “mele marce” dell'ospedale, invece, fregandosene delle condizioni precarie del paziente, hanno portato a termine, non volendo ovviamente, il lavoro iniziato. A mio parere se la caveranno tutti con pene irrisorie, perché in fondo nessuno aveva la seria intenzione di farlo fuori. Certo, non è che agli uni e agli altri importasse molto della sua sofferenza. Ma possono essere condannati per questo?

Elisa Merlo

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