Grecia, Spagna e Portogallo. Tre governi di sinistra. Tre Fallimenti

Ormai anche i bambini hanno sentito le notizie degli ultimi giorni sulla crisi che sta affondando la Grecia e con lei anche il Portogallo e la Spagna, e manco a farla apposta sono tre Paesi con governi orientati a sinistra, infatti sono Paesi a guida socialista o socialista democratica.

Mentre l'Italia è tra i migliori paesi dell'UE, e questo grazie alla politica di reazione immediata nell’affrontare la crisi del governo del Cavaliere , e alle politiche economiche di Tremonti, nonostante le emergenze che ha dovuto affrontare delle calamità naturali.

Partiamo dalla Grecia, del socialista George Papandreou, in sintesi va detto che la debacle dell’economia in Grecia è solo frutto di una politica che tentava di guardare indietro, anziché avanti, una politica ispirata ad un anacronistica politica economica socialista, che aveva già fallito nell’Europa orientale e nell’URSS. Il debito del governo greco ammonta a 300 miliardi di euro, pari al 125% del Pil.

Parliamo chiaro, non ci nascondiamo dietro alla crisi internazionale, le finanze pubbliche della Grecia che erano già critiche, sono state travolte da una politica debole non in grado di portare avanti riforme economiche convincenti.

E ora anche la Spagna rischia il baratro. Zapatero si sta dimostrando incapace di gestire la crisi economica. Ha parlato di un Nuovo Paradigma Produttivo, ma non è stato capace nemmeno di riformare il sistema della formazione professionale, che in Spagna è fallimentare

Zapatero è passato alla storia solo in materia di solidarietà, diritti civili, dialogo tra civiltà, anche senza non poche critiche dal mondo religioso e liberale.

Ma ha dimenticato ciò che demagogicamente professa sempre la sinistra, cioè la difesa dei diritti dei lavoratori, con o senza posto di lavoro.

Un coccodrillo dalle orecchie piccole e una “grande bocca per fare proclami”, cosi è stato definito. Egli paga il prezzo di una gestione economica fallimentare, fino a far declassare la Spagna.

Le conseguenze della politica socialista e “progressista” di Zapatero hanno provocato la sfiducia nello stato, calo della produzione, riduzione del PIL e degli investimenti, inflazione e deficit pubblico alle stelle.

Per poi passare al vicino Portogallo, del socialista Josè Socrates, che è uno dei paesi più deboli della geografia economica dell'UE, esso ha un economia basata sui servizi, ma la sua manodopera che è già a basso costo ha subito la concorrenza del blocco orientale, ancora più basso costo. Il livello di indebitamento dello stato è molto alto (circa il 75% del PIL) rispetto ai limiti stabiliti dalla zona euro.

E’ inutile raccontare barzellette, Il rigore nella spesa è l'unica strada per ridurre i costi di politiche centraliste che non lasciano esprimere le potenzialità dell’impresa e delle iniziative giovanili, già mortificata da carichi fiscali insostenibili che scoraggiano ogni tipo forma di investimento. L’unica strada è l'opzione liberista, in grado di sprigionare risorse e favorire ogni forma di attività imprenditoriale.

Sostituire le partecipazioni statali con le joint ventures, e le privatizzazioni, puntando alla valorizzazione delle risorse attraverso un localismo di recupero che favorisca davvero occupazione e sviluppo.

La sinistra ha usato l'arma del reddito sociale per frenare la libera iniziativa valorizzando una politica di appiattimento sociale che di certo non favorisce l’economia.

Va dunque confermato il fallimento delle politiche tradizionali della sinistra.

Il disastro finanziario in corso di questi paesi in zona euro è ormai diventato un problema europeo.

Per non parlare del Regno Unito, altro grande fallimento della politica economica e sociale della sinistra. Ma là è un'altra storia, siamo fuori dalla zona euro.

Quindi cosa dobbiamo seriamente affermare? Dobbiamo affermare “senza se e senza ma”, che la politica fatta di demagogia, per esempio, da Zapatero, non risolve i problemi, anzi li acuisce.

Adesso gli spagnoli dovranno versare lacrime e dolori per ritornare al livello dei tempi del buon governo di Aznar, per esempio.

Ve lo immaginate se c’era Prodi, Visco e Padoa Schioppa , una trimurti con cui ora saremo peggio della Grecia, la Spagna e Portogallo.

Coloro, incoscienti che si lamentano dei tagli alla spesa pubblica, cerchino di rendersi conto che il taglio agli sprechi è necessario, s se invece si fosse continuato in Italia a una politica dissennata ora ci troveremmo esattamente nella stessa situazione della Spagna, Grecia e Portogallo.

In Grecia, Spagna, Portogallo l'origine della crisi è nell'esplosione del debito estero. Grecia, Portogallo e Spagna, invece di fare una politica economica seria, rigorosa e principalmente interna si sono molto indebitati e ora cominciano i tempi della restituzione dei debiti. Ma quei governi avevano altro a cui pensare in questo delicato momento economico internazionale, dovevano pensare ai matrimoni gay e cose simili.

E allora? Game Over – Chiuso per Fallimento!

Questo l’Italia non l’ha fatto, e quindi, diciamolo pure: meno male che Tremonti c’è!

Gennaro Ruggiero www.gennaroruggiero.com

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