DI STANISLAO(IDV): AL VIA IL “MERCATO” DELLE ONORIFICIENZE

“Il Governo ha iniziato a prenderci gusto e anche il Dipartimento della Protezione Civile ha affidato ad una società privata la realizzazione degli attestati di Pubblica Benemerenza e del Kit contenente le insegne”. La conseguenza? – afferma Di Stanislao, capogruppo IdV commissione Difesa – i Vigili del fuoco, Forza Armate, Forze dell’Ordine e tutti volontari che hanno rischiato la propria vita, ad esempio nel terremoto in Abruzzo, e hanno ricevuto l’attestato cartaceo per ricevere il Cofanetto con medaglie, lustrini ecc. dovranno comprarselo,ma Bertolaso da vero imprenditore, inoltre ha ben pensato di dare la possibilità a tutti di acquistarlo e ad un costo che si aggira intorno ai 130 euro.” Commenta così Di Stanislao, allibito da questo ennesimo schiaffo morale e da questo senso imprenditoriale con fini di lucro che rimangono sempre più un mistero e che sempre più caratterizza questo Governo e conclude: “ Bertolaso sostiene che avrebbe dovuto spendere 9 milioni per acquistare onorificenze per tutti, questa non è una giustificazione. Ha fatto bene i conti di quanto avrebbe speso, ma non ha fatto conti e previsioni su quanto il Dipartimento guadagnerà e su cosa farà con queste risorse. Tra il serio ed il faceto presenterò un’interrogazione perché si chiariscano tutti gli aspetti anche del bando e delle attuali modalità di acquisto che vanno contro i diritti di questi preziosi cittadini.”

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

Al Presidente del Consiglio dei Ministri

Per sapere,

premesso che,

il D.P.C.M. 28/04/2009 “ Caratteristiche delle insegne” stabilisce all’Art. 11 (Produttore – distributore unico) che la Società System Data Center S.p.a. con sede a Roma è stata nominata “ a seguito di apposita procedura di gara” per la “realizzazione e distribuzione degli attestati di pubblica benemerenza” e che “ al riguardo si autorizza per due anni dalla data di pubblicazione del presente decreto”. Al comma 3 del suddetto articolo si stabilisce che “ le ditte che intendano concorrere con le proprie offerte, potranno inviare apposita richiesta entro e non oltre il 31 Dicembre di ogni biennio a decorrere dall’anno 2010;

l’11 Marzo 2010 un comunicato della Protezione Civile, dopo diversi articoli emersi sulla stampa, informa i cittadini che a tutte le Amministrazioni e forze dello Stato (VVF, Forze dell'Ordine, Forze Armate), ma anche a volontari e volontarie che hanno prestato la loro attività, a qualsiasi titolo, nell'ambito di un determinato evento, al termine della procedura invia loro a domicilio un diploma che attesta l'attività svolta;

inoltre, tutti coloro che hanno ricevuto l’attestato cartaceo, per avere il Cofanetto con tutte le insegne, medaglie, lustrini e quant’altro la società che le produce vorrà inserire, dovranno comprarlo ad un costo che si aggira intorno ai 130 Euro;

per l’acquisto è necessario collegarsi al sito Benemerenze.it e inviare la propria richiesta direttamente alla Società System Data Center Spa dopo aver fatto il proprio preventivo e inserito l’ordine di acquisto;

il Capo della Protezione Civile ha affermato che “se il Dipartimento della Protezione Civile avesse dovuto acquistare le onorificenze per tutti gli aventi diritto avrebbe dovuto spendere oltre nove milioni di Euro”;

considerato che l’ipotetico beneficiario che voglia avere un ricordo dell’esperienza che lo ha coinvolto nell’ambito delle emergenze nazionali ed internazionali non ha nessun potere decisionale e di scelta sul contenuto del Cofanetto, ma deve necessariamente comprare tutto ciò che gli viene indicato nel preventivo in quanto pacchetti standard;

considerato che “è possibile acquistare le insegne anche senza aver ricevuto l’attestato”;

considerato che sul sito Benemerenze.it chiunque può visionare, stampare e divulgare i dati personali di tutti coloro hanno prestato soccorso durante le emergenze e chiunque può acquistare cofanetti a nome di altre persone;

considerato che sul sito della Protezione Civile nella’area “Avvisi e Bandi” non vi è traccia del bando di gara citato nel Decreto del 28 Aprile 2009 dal quale ne è uscita vincitrice la Società System Data Center Spa;

se il Governo non intenda esporre il bando di gara vinto dalla Società Data Center spa per la realizzazione e distribuzione degli attestati di benemerenza nonché dei Cofanetti con le insegne e illustrare le criteri e modalità con i quali è stata nominata la vincitrice;

se il Governo non intenda porre un rimedio e rivedere completamente la gestione delle Benemerenze al fine di evitare, come ora accade, una divulgazione della privacy e dei dati personali nonché possibili vendite non autorizzate dal soggetto in questione;

se il Governo non ritenga di dover eliminare tale onere a carico dei migliaia di cittadini che prestano il loro prezioso e vitale soccorso nelle emergenze del Paese.

On. Augusto Di Stanislao

Legge “salva generali”, La Russa scrive alle vittime di Nassiriya Mercoledì 17 Marzo 2010 19:47

Pronto ad accettare eventuali richieste di risarcimento. Roma, 17 mar – “Caro appuntato”, comincia così una delle lettere che il ministro della Difesa Ignazio La Russa ha scritto ai feriti e ai familiari delle vittime della strage di Nassiriya. Due pagine in tutto, dove il ministro comunica innanzitutto che “durante la conversione del decreto legge n° 152 del 2009, destinato alla proroga delle missioni internazionali è stata estesa – per iniziativa parlamentare – la norma che condiziona all'espressa richiesta del Ministro la punibilità di alcuni reati previsti dal codice penale militare di pace”. La norma in questione, subito ribattezzata dai media in “salva-generali” di fatto blocca i processi in corso ai comandanti della base italiana in Iraq, attaccata dai terroristi il 12 novembre 2003. Il ministro inoltre aggiunge di non avere ancora deciso se bloccare o no il processo (“Non ho fin qui maturato un orientamento univoco”) e si dice pronto ad accettare eventuali richieste di risarcimento (“Mi piacerebbe che fossero avanzate richieste serene e precise”, per individuare “il giusto livello di riparazione”).

Spettacolare! Il Parlamento emana una legge da più parti definita incostituzionale e il ministro che fa? Sottolinea che la legge è di “iniziativa parlamentare”, come se lui fosse estraneo ai lavori assembleari, anche se qualche giorno fa non ha esitato a definirsi un “militante-ministro”. Osserviamo che un militante-ministro non può dirsi estraneo alle vicende legislative emanate da un parlamento dove la sua parte politica detiene la maggioranza e da ultimo proponiamo al ministro La Russa una riflessione: tutti quei morti di Nassiriya non le sembrano un motivo sufficiente per autorizzare i processi?Aggiungi un commento

PROCESSO NASSIRIYA: LA RUSSA SCRIVE AI PARENTI DELLE VITTIME

(SkyTg24), di Gianni Barbacetto – Il ministro della Difesa Ignazio La Russa ha scritto una lettera ai feriti e ai familiari delle vittime della strage di Nassiriya. Due pagine che arrivano dopo la legge che di fatto blocca i processi in corso ai comandanti della base italiana in Iraq, attaccata dai terroristi il 12 novembre 2003. Nella lettera, il ministro sostiene di essere estraneo alla legge salva-generali che – dice – è stata voluta dal Parlamento. Dichiara di non aver ancora deciso se bloccare o no i processi: “Non ho fin qui maturato un orientamento univoco”.

Chiede ai feriti e ai famigliari delle vittime di scrivere il loro parere a proposito. E si dice pronto ad accettare eventuali richieste di risarcimento, per chiudere la partita: «Mi piacerebbe che fossero avanzate richieste serene e precise», per individuare «il giusto livello di riparazione».

L’ATTENTATO. Alle 10.40 del 12 novembre 2003, un camion cisterna forzò senza troppa fatica il posto di blocco all’ingresso della base italiana a Nassiriya, in Iraq, seguito da un altro automezzo imbottito d’esplosivo. I kamikaze iracheni alla guida dei due veicoli provocarono 19 morti italiani, almeno nove iracheni e un gran numero di feriti. Il giorno dei solenni funerali di Stato, a Roma, fu un momento di grande commozione per tutto il paese. Poi però venne anche il momento delle responsabilità. I comandanti furono accusati di «imprudenza, imperizia e negligenza». Per aver sottovalutato gli allarmi ricevuti prima dell’attacco. Per non aver adeguatamente protetto la base, con i necessari sbarramenti all’ingresso. Per aver riempito i blocchi anticarro non di sabbia, ma di ghiaia e sassi, che al momento dell’attentato si sono trasformati in terribili proiettili. Per aver posizionato il deposito munizioni a ridosso degli alloggi militari, con il risultato che le munizioni italiane hanno moltiplicato il volume di fuoco dell’esplosivo iracheno.

I PROCESSI. Per non aver fatto tutto il possibile per proteggere gli impianti dagli attacchi terroristici, sono finiti sotto processo tre alti ufficiali italiani. Il generale dell’esercito Bruno Stano, nel novembre 2003 comandante della missione italiana in Iraq “Antica Babilonia”. Il generale Vincenzo Lops, che lo aveva preceduto al comando della base. E il colonnello dei carabinieri Georg Di Pauli, allora comandante dei carabinieri a Nassiriya. Il generale Stano è stato condannato in primo grado a 2 anni di reclusione e poi assolto in appello (non per non aver commesso il fatto, ma per aver obbedito a ordini superiori). Ora la sua posizione è al vaglio della Cassazione, che potrebbe confermare l’assoluzione oppure bocciarla. Il colonnello Di Pauli è invece imputato in un processo in corso a Roma. Il generale Lops, imputato con lui, è stato assolto già in primo grado.

LA LEGGE SALVA-GENERALI. Negli ultimi giorni del 2009 è stata approvata una legge che di fatto blocca i processi militari per la strage di Nassiriya. La norma è nascosta in un comma della legge che proroga le missioni militari italiane all’estero. Approvata, nella disattenzione generale, il 29 dicembre 2009 e pubblicata sulla Gazzetta ufficiale il 31, mentre l’Italia preparava i botti di Capodanno. Il comma 1-octies (cioè ottavo) dice: «All’articolo 260, primo comma, del codice penale militare di pace, di cui al regio decreto 20 febbraio 1941, n. 303, le parole: “e 112” sono sostituite dalle seguenti: “112, 115, 116, secondo comma, 117, terzo comma, e 167, terzo comma”». Sembra cabala, ma l’effetto è semplice e preciso: d’ora in avanti, per processare un soldato o un ufficiale, imputati delle quattro fattispecie di reato indicate dai numeri elencati, i Tribunali militari dovranno avere la richiesta del ministro. Anche per il reato 167 terzo comma, cioè «l’omissione delle cautele atte a evitare la distruzione o il sabotaggio delle basi militari»: proprio il reato contestato al generale Stano e al colonnello Di Pauli. Dunque i processi per Nassiriya sono finiti, a meno di una improbabile richiesta del ministro di procedere contro i militari imputati. Dunque, d’ora in avanti, i Tribunali militari per procedere nei confronti di un soldato o di un ufficiale devono avere il via libera del ministero. Nella vicenda di Nassiriya dovrà essere il ministro della Difesa La Russa a chiedere di mandare alla sbarra i generali. «È chiaro che così i processi sono già morti», dicono gli avvocati di parte civile Rino Battocletti, Alessandro Gamberini, Ginevra Paoletti e Dario Piccioni.

LE REAZIONI. Gli avvocati hanno reagito ponendo la questione di costituzionalità. Ritengono che la norma sia in contrasto con la Costituzione. Ora ecco la lettera del ministro della Difesa. Nei prossimi giorni arriveranno le reazioni dei feriti e delle famiglie delle vittime che si sono costituite parte civile nei processi a Stano e Di Pauli.

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