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IL G20 E L’ IMPEGNO PER UN TEMPO A FRECCIA

IL G20 E L’ IMPEGNO PER UN TEMPO A FRECCIA

La speranza, che sembra essere presente ancor più nelle situazioni drammatiche, si lega a una concezione del tempo non basata sulla ciclicità del divenire bensì sulla dimensione del cosiddetto tempo a freccia, da intendersi non alla maniera di Agostino di Ippona, volto cioè alla trascendenza, ma come il tempo del possibile per il quale il miglioramento è visto anche nella immanenza. Come è stato, a esempio, l’illuminismo con un progresso da portare avanti anche nella giustizia e nella eguaglianza, oppure, per riferimenti a noi più vicini, la Scuola di Francoforte che elaborò la teoria critica della società con lo sguardo volto al mutamento. E il mutamento è necessità anche nella nostra contemporaneità paurosamente volta alla rovina se permangono gli stessi sistemi. Inoltre prima si affrontavano i problemi di sempre, certamente gravi, ma non della gravità dei nostri, dato che siamo giunti a rendere sempre meno abitabile la Terra, sia per noi sia per tutte le altre specie.                                                                                                                     Vertice pertanto il 30-31 ottobre 2021 a Roma dei Capi di Stato e di Governo dei Paesi appartenenti al G20, con presenza anche dei membri del G20 dei Paesi invitati e inoltre dei rappresentanti di principali organizzazioni internazionali e regionali.  E il Premier Mario Draghi ha puntualizzato la necessità della solidarietà globale per arrestare il disastro ambientale che gli Accordi di Parigi non sono riusciti a fermare, essendo l’obiettivo andato ben oltre 1,5 gradi Celsius; inoltre la necessità di politiche concrete e che il mondo industrializzato mantenga fede all’investimento di 100 miliardi di dollari l’anno in finanza climatica, la necessità quindi della decarbonizzazione in tutti gli Stati. Tanti i temi in discussione: dalla pandemia da affrontare con aiuti ai Paesi in difficoltà al disastroso riscaldamento globale che ogni parte della Terra riguarda, dall’energia al nucleare, alle zone difficili dell’Africa e dell’Asia che necessitano di essere soccorse sotto vari aspetti. Un Summit alla Nuvola di Fuksas all’Eur dopo la passeggiata turistica nella Città unica al mondo, in Roma che tutti i Potenti ha affascinato per la magnifica Bellezza.                                                                                                                                          E in chiusura Mario Draghi ha ribadito: “Saremo giudicati per quello che faremo, non per quello che diciamo…Questo vertice ha riempito di sostanza le parole”. Non quindi il bla-bla-bla rimproverato dagli attivisti cui il Premier ha fatto cenno, ma “sostanza”. Ed è stato accolto da parte di tutti i Paesi del G20 l’impegno a formulare strategie di lungo termine che stabiliscano percorsi chiari e prevedibili, coerenti con il raggiungimento di un equilibrio tra le emissioni antropiche entro o intorno la metà del secolo.                                                                                  In un mondo di rapporti sempre più complessi tra democrazie con società –diciamo- aperte (Stati Uniti, Eu…) anche se caratterizzate da incertezze e da ambiguità, e governi autoritari (Cina, Russia…) che nei loro Paesi controllano ogni aspetto della vita economica e sociale e hanno fermezza, diventa difficile pervenire ad accordi. Sembrerebbe quindi il G20 basarsi più sull’impegno dei Paesi democratici che, data la capacità di legami transnazionali, potrebbero, se mettono da parte incertezze e ambiguità, pervenire in primis esse stesse al mantenimento di quell’impegno e, di rimando, portare i governi autoritari a seguire quanto è bene mondiale, considerando che i danni del disastro planetario finirebbe per colpire ogni parte della Terra. Docet la pandemia che tutti ha colpito senza fare distinzione, e onore a medici e infermieri nella foto di gruppo a chiusura del G20.                                                                        Comunque la discussione dei Potenti sul clima sta proseguendo a Glasgow, alla Conferenza Cop26 (1-12 novembre) con Boris Johnson e il Principe Carlo. Dove i Capi dei governi democratici stanno ribadendo la necessità di agire subito per ridimensionare la corsa al riscaldamento climatico, mentre Cina e India paiono, al momento, distanti dall’accordo.                                                                                                                       Draghi ha, però, fiducia nelle tecnologie, possono esse aiutare sulla transizione ecologica, ritiene inoltre che le divergenze siano sulla velocità con cui si vogliono affrontare le sfide, mentre importante è l’aver accettato da parte di tutti quel grado e mezzo e non due come obiettivo.                                                                                                                           Tempo a freccia, speranza che accogliamo, che converrebbe tutti accogliessero fattivamente, collettività e ogni singolo cittadino, evitando comportamenti e abitudini delle società industrializzate da decenni presenti, producono spreco contribuendo alla rovina della Terra.

Antonietta Benagiano

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