IL PUNTO n. 776 del 24  luglio   2020 di MARCO ZACCHERA

Sommario: REGALI E SALDI  DA BRUXELLES ? – CARABINIERI – AUTOSTRADE STORY – IL PUNTO NON CHIUDE PER FERIE

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EUROPA: LA MOLTIPLICAZIONE DEI PESCI  (PER I PANI ATTENDERE)

Suggerisco prudenza nel commentare l’esito del week end europeo che – secondo buona parte dei commentatori – ha “salvato” l’Italia coprendola di aiuti.

Conte non è stato nè il salvatore nella Patria nè un millantatore: ha cercato di svolgere il suo compito con tenacia, ma i risultati si vedranno concretamente solo tra mesi e, per intanto, il Governo vara l’ennesimo extradeficit di bilancio..

L’Europa, per cominciare, non “regala” nulla a nessuno: non ha un portafoglio aperto per i più bisognosi, ma restituisce ai paesi membri quello che gli stessi paesi (e i loro risparmiatori) versano alla cassa comune quindi bisogna prima di tutto capire cosa paga (e pagherà) l’Italia nel giroconto complessivo per sapere se il saldo sarà effettivamente  attivo oppure no.

Va detto che fino ad oggi – anche per la nostra cronica incapacità a gestire bene gli aiuti europei – sono molto di più i soldi italiani pagati a Bruxelles rispetto a quelli che tornano indietro e che per trovare i 750 miliardi di aiuti “Covid” si sono chiuse o ridotte  tante altre partite, alcune delle quali erano specificatamente indirizzate verso il nostro paese.

Basta infatti  cambiare singole voci di bilancio per allargare la coperta da una parte e implicitamente chiuderla dall’altra.

In attesa  dei saldi “veri” dovremmo cominciare a chiederci perchè molti paesi “frugali” (che proprio invece non lo sono) ce l’avessero tanto con l’Italia e qui la risposta è semplice: semplicemente perché noi gli impegni non li rispettiamo mai, pensando sempre di essere i più furbi di tutti.

Come possono credere ai nostri buoni propositi quei furboni degli olandesi se per entrare nella moneta unica gli avevamo dichiarato e garantito che ci saremmo impegnati a ridurre il nostro deficit pubblico al 60% del PIL quando invece già prima del Covid eravamo a ben oltre quota 130% ? Logico che l’Europa voglia vigilare e credo faccia benissimo a chiedere controlli viste le esperienze passate, oltretutto i controlli sarebbero utili anche a noi…

Il problema, infatti, è che anche questa volta in cambio dei fondi l’Italia ha promesso una serie di riforme radicali che nessuno in realtà vuole portare a termine (o è capace di farlo) temendo contraccolpi elettorali. Nello stesso tempo è già iniziata la lotta all’interno del  governo per stabilire chi farà parte del ristretto gruppo di ministri che gestirà i fondi europei.

Certo che infatti servono le “riforme” ma non sono senza sacrifici.

Si dice sempre che un politico diventa realmente uno statista se pensa alle future generazioni, ma come può mai farlo un politico italiano se rischia sempre di crollare in pochi mesi tra gli agguati degli amici prima ancora degli avversari?

Credo che Conte si sia blindato la poltrona fino a fine legislatura rischiando però comunque la caduta se non accontenterà i voraci partner di maggioranza ma – dovendo alla fine accontentare tutti – ecco che le riforme “strutturali” rischiano come sempre di arenarsi per strada.

Su questo punto  – diciamocelo chiaro – è debole anche l’opposizione che non sembra in grado di preparare punti condivisi, seri, realizzabili e concreti.

E’ certamente più facile criticare, ma occorre un progetto-Italia eventualmente alternativo da presentare bene agli elettori.

E pensare che invece c’è una novità sul panorama politico italiano ed è la nuova presidenza di Confindustria che sembra molto più vivace nella polemica con il governo e che ogni giorno documenta senza fronzoli scelte necessarie: perché non ascoltare bene questi suggerimenti, una parte dei quali mi sembrano particolarmente centrati e con idee pratiche di soluzione?

CARABINEROS

Neppure il tempo di dare la notizia del criminale comportamento di sette carabinieri a Piacenza che è subito iniziato il tam-tam del fango generalizzato, i richiami al “Caso Cucchi”, le accuse più o meno velate ai superiori degli indagati di averli in qualche modo “coperti” ecc.ecc.

Mi auguro che – se le accuse saranno provate – i sette militari siano condannati al massimo della pena, ma non posso dimenticare il lavoro quotidiano e prezioso di 110.000 loro colleghi che ogni giorno in Italia fanno il proprio dovere.

Per questo credo sia ingiusto, ingiustificato e criminale che nella pubblica opinione vengano instillate parole ingenerose che possano macchiare  l’immagine complessiva dell’Arma per colpa di sette balordi indegni della divisa che hanno portato.

AUTOSTRADE TRA REALTA’, ILLUSIONI E TRAGEDIE

Sarebbe bene approfondire la vicenda Autostrade con distacco e serietà, non con i toni da propaganda elettorale tipici dei primi giorni..

Purtroppo, invece, ciascun esponente politico pensa al proprio elettorato, alla propria immagine e all’ “effetto annuncio” che per definizione è effimero e volatile, soprattutto quando restano i problemi veri, spesso nascosti sotto il tappeto.

Premetto che mi stanno antipatici i Benetton, ma l’economia non marcia con simpatie ed antipatie e soprattutto è assurdo dipingere Atlantia come il diavolo (a Genova) salvo poi applaudirla (per gestire Fiumicino) o addirittura chiamarla al capezzale di Alitalia cui – complice il coronavirus – è stato più o meno silenziosamente assegnato un ricchissimo boccone di aiuti di stato, alla faccia della libera concorrenza e delle norme comunitarie.

Il compromesso di metà luglio sulle autostrade è stato venduto dalle diverse parti politiche di governo come una propria “vittoria”, anche se i presunti vittoriosi rispondevano a diverse (ed opposte)  logiche all’interno dello stesso governo Conte: è evidente che ci sia stato qualcuno che ha fatto il furbo.

Il mercato – vero arbitro della situazione – dopo un crollo delle azioni Atlantia del 15% ha segnato un immediato rimbalzo del 26,6% del titolo, segno che non hanno “vinto” il pubblico e il rigore, ma caso mai che – all’opposto – il mercato e i soci Atlantia si sentono ora un bel po’ più tranquilli dopo l’accordo raggiunto.

Sostenere – come è stato fatto dalle parti grilline – “Abbiamo estromesso i Benetton dalla gestione di un bene che ora ritorna agli italiani» è vaniloquio, anche perché in Autostrade lavorano migliaia di persone e tra i soci  ci sono già importanti quote pubbliche e private nazionali e a livello europeo. Se da Atlantia usciranno i Benetton, chi ci entrerà (privati e Cassa Depositi e Prestiti) dovranno comunque avere prospettive economiche  interessanti, visto che CDP amministra (bene?) i risparmi postali di milioni di italiani.

La “Cassa” è un soggetto privato, amministra risorse private e dovrebbe essere un saggio investitore di lungo periodo. Dopo essere entrata in We Build, ex Salini Impregilo, ora è alla prova più impegnativa di Autostrade di cui probabilmente sarà il principale azionista in una nazionalizzazione di fatto, ma non può aprire (o coprire) l’ennesima emorragia, anche perché la stessa CDP  è esposta – secondo fonti di stampa – per 3,18 miliardi nei confronti del gruppo Atlantia (2,05 verso Autostrade), di cui 1,88 erogati. Il credito potrebbe essere trasformato in azioni? Può essere, sta di fatto che qualsiasi investimento è sempre legato alla redditività e – tornando alle autostrade – il rischio è che ci si trovi proprietari, ma con davanti una crescente ed imponente necessità di manutenzioni per adeguare una rete ormai vecchiotta con molti dubbi, quindi, circa la sbandierata riduzione dei pedaggi. Per ora solo una speranza..

Una volta ancora si torna al punto di partenza, ovvero al sistema opaco con cui sono state concesse in gestione le autostrade italiane (non solo alla società Autostrade), in cambio di cosa sono state aperte corsie preferenziali e con quali (insufficienti) controlli si è mai vigilato sull’andamento delle concessioni.

L’impressione è infatti che nei decenni si sia sempre giocato ad un tavolo truccato: da una parte società concessionarie esperte e rapaci, dall’altra un “pubblico” tecnicamente poco competente, superficialmente distratto, più attento a logiche di partito e di potere quando non addirittura cointeressato a generose regalie dirette ed indirette.

Rinnovi di concessioni d’oro sottoscritti contro ogni logica imprenditoriale e in modo contrario ad un trasparente interesse pubblico sono state all’ordine del giorno da sempre, ed invano sono stati richiesti negli anni chiarimenti parlamentari (anche da scrive) tutti finiti nel grigio di tarde risposte di facciata.

Purtroppo il settore dei trasporti è da sempre un punto debole del nostro paese con l’interesse pubblico, nel dopoguerra, volto tutto a puntare tutto sul traffico su gomma e facendo così fare a chi man mano metteva le mani sulla costruenda rete autostradale degli affari clamorosi ed irripetibili.

Mezzo secolo dopo, il ritorno in mano parastatale di parte della rete assume così quasi il sapore della beffa. Il tempo dirà chi ha vinto in questa vicenda spacciata ora come un vittorioso “ritorno al pubblico” per una ricchezza nazionale spolpata da decenni, ormai obsoleta e logorata.

Alla fine forse i Benetton non sono stati molto scontenti di passare la mano…

VACANZE? NO GRAZIE !

Da 15 anni è consuetudine che  IL PUNTO  dai primi di luglio a metà settembre abbandoni le uscite settimanali per diventare più o meno quindicinale.

Visto che quest’anno le vacanze le fanno in pochi è giusto che anche IL PUNTO si adegui  e quindi continuerò a martellarvi anche durante le ferie, ma per rispettare le abitudini diciamo che più o meno si uscirà ogni 10 giorni abbandonando la cadenza del venerdì. Contenti? Fate voi e godetevi le vacanze,, almeno chi quest’anno se le può ancora permettere…

Il mio sito www.marcozacchera.it è stato recentemente  rinnovato e arricchito di informazioni, articoli e notizie: dategli un’occhiata!

Grazie a chi mi invia indirizzi di amici e conoscenti per allargare l’indirizzario degli invii de IL PUNTO.

      BUONA SETTIMANA  A   TUTTI                                       MARCO ZACCHERA

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