CUNCTATORES

 

John Perry, filosofo di Stanford, sostiene che, trascurando le priorità, con uno schema flessibile e anche meno ansiogeno, ossia con la procrastinazione strutturata, si riescono a fare molte più cose che non puntando solo su quelle che dovrebbero avere preminenza perché ritenute fondamentali.

Temporeggiare può pertanto non escludere l’essere attivi, risultare quindi positivo: basti pensare a Quintus Fabius Maximus Verricosus, politico e condottiero romano, temporeggiatore per antonomasia. Nella seconda guerra punica, dopo la sconfitta romana del 217 a. C. al Trasimeno, venne dai comizi eletto dictator mentre Roma era in grande difficoltà per animi esagitati, finanze in dissesto e situazione militare prostrata da insuccessi (problemi anche allora!). La tattica di Annibale era vincente, inoltre l’altro console, Marcus Minucius Rufus, aveva un “modus operandi” in contrasto con quello di Fabio che riteneva di dover temporeggiare in attesa di condizioni vantaggiose. Quinto Fabio Massimo, come rileva lo storico Ennio, “cunctando restituit rem” (temporeggiando salvò lo Stato), pur con le devastazioni che le terre italiche furono costrette a subire. E il merito gli venne riconosciuto. Trascorso, però, quel momento, la tattica doveva mutare: il Cunctator (il Temporeggiatore), come venne appellato, non era più idoneo, dovette cedere il comando a Publius Cornelius Scipio, poi detto Africanus perché fosse risolto il problema creato da Annibale.

Il temporeggiare, opportuno in determinate situazioni, non può quindi essere una tattica di lunga durata.

Di certo è difficile prendere decisioni per sé e anche per la Comunità nel caso si occupi un ruolo che richieda di decidere per soluzioni le meno dannose, soprattutto se si è in tempi di grandi difficoltà sotto svariati aspetti. Tanti i fattori che portano a temporeggiare, fra cui la misura di vantaggi e svantaggi personali (di solito si pensa meno a quelli della Comunità), una possibile perdita di considerazione con relative incertezze sul ruolo ricoperto e altro ancora.

Talora i reggitori delle Istituzioni spostano l’asse ponendo sul tappeto problemi di ordine secondario che fanno rimbalzare alla Comunità come se fossero i fondamentali, e per essi si attivano a prendere decisioni. Di solito vien fuori grande ridda: i vari contesti sono esacerbati e tutti si beccano come i manzoniani capponi di Renzo, mentre i reggitori tirano a campare, incollati a ciò cui tengono, ad uno status che non vogliono per essi mutato.

Tutti così e, se si vuole ripescare a risorsa il vecchio, si finisce col cadere nella brace che da lungo tempo ha intrappolato, innescato meccanismi che hanno depauperato e contribuito a creare maggiore dissesto.

Il Covid 19, fra indecisioni, contraddizioni e altro, ha dato man forte al temporeggiare.

Il filosofo Napoleon Hill, nel libro “Pensa e arricchisci te stesso” scrive: “Gli uomini che falliscono prendono delle decisioni, se mai le prendono, molto lentamente, e le cambiano di frequente e con rapidità. Indecisione e procrastinazione sono fratelli gemelli. Dove trovi l’una, di solito puoi trovare anche l’altra. Uccidi questa coppia prima che ti incaprettino completamente alla ruota del fallimento”.

La Comunità è vittima, ma dovrebbero i reggitori meditare: anch’essi possono far parte della “ruota del fallimento”.

Antonietta Benagiano

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