Secondo il sistema elementale cinese la comunicazione è possibile ad ogni livello elementale, ovvero si può comunicare con la Terra, con il Metallo, con l’Acqua, con il Legno e con il Fuoco.

I modi comunicativi passano attraverso i vari sensi che sono collegati a questi elementi. Ad esempio si può comunicare (nello stesso ordine sopra menzionato) con l’olfatto, con l’udito, con il gusto, con il tatto e con la vista. Voglio persino essere più chiaro, attraverso gli odori immediatamente, sia per gli animali che per gli umani che sono essi stessi animali, si trasmette la sensazione e la condizione vissuta; con l’ascolto dei suoni emessi (una sorta di processo radar) immediatamente siamo consapevoli del tipo di informazione ad essi connessa; con il gusto facciamo nostro l’altro, considerate ad esempio la leccatura ed il bacio; con il tatto trasformiamo le nostre emozioni in “contatti” fisici e solidi, amore (carezze) odio (pugni) e tutta la gamma dei sentimenti; con la vista comunichiamo attraverso le immagini. Quest’ultimo è il metodo più attuale, anche per via della scrittura non soltanto delle immagini in se stesse. Lo sguardo è una forma diretta ed inequivocabile di comunicazione.

La parola, od il linguaggio come oggi lo definiamo, è nata attraverso una mistura di tutti questi modi comunicativi…. Pensateci bene ed a questo punto capirete che fra noi e gli altri esseri viventi non c’è differenza elaborativa nell’esprimere anche concetti astratti. Infatti, ritornando alla descrizione del sistema elementale cinese od a quello indiano della comunicazione diretta fra esseri senzienti, in occidente abbiamo anche l’esempio di San Francesco, è evidente che la comunicazione non è attuabile esclusivamente con la parola.

La parola è un modo per trasmettere i pensieri, ma questi pensieri debbono essere “cogitati” e concretizzati visivamente all’interno della mente, altrimenti non sono trasmissibili. Prova ne sia che quando si parla a vuoto, l’ascoltatore non recepisce il messaggio e resta in uno stato di “assenza mentale” (il parlare a vuoto è tipico di chi non ha nulla da dire: politici, conferenzieri, logorroici, etc.).

Ma prima di concludere questo discorso inserisco qui di seguito alcune note chiarificatrici, la prima è specifica sull’evoluzione del linguaggio articolato nell’uomo e la seconda è un’indagine sul “comunicare.. come?” più centrata sulla comunicazione virtuale.

Evoluzione: la parola alle scimmie.

Il Verbo, o il linguaggio articolato per come lo intendiamo a livello grammaticale, è caratteristica dell’uomo. E’ uno dei tratti principali che ci distinguono dal resto del regno animale. Ma questa distanza si accorcia sempre più con le recenti scoperte. Ultima tra queste è la conferma che non solo le scimmie sono in una certa misura capaci di interpretare un messaggio verbale, ma arrivano più in là: riescono a individuare una parola malformata a livello grammaticale.

L’esperimento è stato condotto abituando un tipo particolare di scimmie a un certo modello di formazione delle parole. Come la composizione di parole con un prefisso (ad es. DIS-piacere o RI-conoscere) o un suffisso (natural-MENTE o gioi-OSO). Dopo averle esposte a un linguaggio corretto, i ricercatori hanno provato a utilizzare parole prive di senso mescolando prefissi e suffissi al posto sbagliato. E si sono meritati delle occhiate perplesse dai primati del tipo “Ma cosa stai dicendo?”. Le reazioni sono inequivocabilmente di riconoscimento.

Tutto questo ci fa pensare che la complessa dinamica della formazione di un linguaggio non sia poi così lontana dalla mente dei nostri cugini quadrumani, e getta nuova luce sul mistero di come si sia evoluta nel tempo la parola.

Comunicare… comunicare…. Come?

Inizia con il primo vagito, prosegue con le asticciole e lo studio dell’abbecedario ma non si sa come finisce… La comunicazione umana è un mistero senza fine. L’uomo da quando scoprì l’uso del fuoco, allungando così la sua giornata, cominciò a raccontare in forma conviviale, a trasmettere ad altri uomini, le esperienze vissute e le impressioni, da ciò è nato il linguaggio, la cultura.

Infatti se durante la giornata bastavano pochi grugniti per indicare le contingenze o gli oggetti, quando la notte gli uomini primitivi ricordavano le proprie avventure per comunicarle dovevano rendere penetrante l’espressione, intelligibile senza l’uso di esempi concreti, utilizzando solo immagini e forme pensiero.

Così è nato il grande miracolo della “comunicazione” ma il suo sviluppo non è ancora concluso…. Oggi, lasciati da parte penna e calamaio, libri e giornali, si comunica con internet, le parole forse son le stesse (anche se veramente si sta già utilizzando un nuovo slang) ma per far sì che i propri messaggi vengano recepiti nella giungla virtuale occorre sviluppare nuove capacità di attrazione, richiamando il lettore ad una attenzione inusitata. In questo campo nessuno è maestro, non vi sono università in grado di trasmettere questa nuova “arte” della comunicazione, i tempi sono stati troppo brevi ed oggi ognuno cerca di arrangiarsi come può. Alcuni lo fanno con lo spam, altri con i cookies, altri ancora sviluppano grafiche e impostazioni innovative, quasi tutti usano la molteplicità ed il cosiddetto metodo del “copia-taglia-incolla”….

Ma tutto ciò non è sufficiente, è evidente che nella giungla telematica se si vuole che il messaggio, il proprio richiamo, venga percepito non si possono usare solo le urla od una gestualità esagerata, occorre affinare ancora una volta il linguaggio e questa è la nuova rivoluzione lessicale alla quale siamo chiamati.

Dopo il cerchio attorno al fuoco (la prima socializzazione) siamo al cerchio allargato (in rete) davanti al computer… Eppure la necessità di ritrasmettere le nostre sensazioni, ricordi ed esperienze è ancora più forte. Quel che era la poesia, come massimo affinamento, ora è diventato “poetronica”….

E magari tutti presi da questa comunicazione “inscatolata” davanti al piccolo schermo omettiamo di parlare con il vicino, abbandoniamo il sugo sul fuoco a bruciacchiarsi, dimentichiamo di telefonare o scrivere una letterina d’amore alla nostra fidanzata…. (Ebbene sì, succede anche a me.. mea culpa mea culpa mea maxima culpa!)

Paolo D’Arpini

Fonte:  https://bioregionalismo.blogspot.com/2020/07/the-five-elements-five-senses-and.html

Testo Inglese:

According to the Chinese elemental system, communication is possible at every elemental level, that is, it can be communicated with Earth, with Metal, with Water, with Wood and with Fire.

The communicative ways pass through the various senses that are connected to these elements. For example, it is possible to communicate (in the same order mentioned above) with the sense of smell, hearing, taste, touch and sight. I even want to be clearer, through the smells immediately, both for the animals and for the humans who are themselves animals, the sensation and the lived condition is transmitted; by listening to the sounds emitted (a sort of radar process) we are immediately aware of the type of information connected to them; with the taste we make the other our own, for example consider licking and kissing; with touch we transform our emotions into physical and solid “contacts”, love (caresses), hate (fists) and the whole range of feelings; through sight we communicate through images. The latter is the most current method, also because of the writing not only of the images themselves. The look is a direct and unequivocal form of communication.

The word, or the language as we define it today, was born through a mixture of all these communicative ways…. Think about it and at this point you will understand that between us and other living beings there is no elaborative difference in expressing abstract concepts as well. In fact, returning to the description of the Chinese or Indian elemental system of direct communication between sentient beings, in the West we also have the example of Saint Francis, it is clear that communication cannot be practiced exclusively by word.

The word is a way to transmit thoughts, but these thoughts must be “cogitate” and concretized visually within the mind, otherwise they are not transmissible. Proof of this is that when speaking empty, the listener does not receive the message and remains in a state of “mental absence” (empty talking is typical of those who have nothing to say: politicians, lecturers, weary people, etc. ).

But before concluding this speech, I will insert some clarifying notes below, the first is specific on the evolution of articulated language in humans and the second is an investigation on “communicating .. how?” more focused on virtual communication.

Evolution: the word to the monkeys.

The Word, or the articulated language as we understand it grammatically, is characteristic of man. It is one of the main features that distinguish us from the rest of the animal kingdom. But this distance is getting shorter and shorter with recent discoveries. Last of these is the confirmation that not only are monkeys capable of interpreting a verbal message to a certain extent, but they go further: they are able to identify a word that is malformed at a grammatical level.

The experiment was conducted by accustoming a particular type of monkey to a certain pattern of word formation. Like the composition of words with a prefix (eg DIS-pleasure or RE-know) or a suffix (natural-MIND or joy-OSO). After exposing them to correct language, researchers tried using meaningless words by mixing prefixes and suffixes in the wrong place. And they deserved puzzled glances from primates like “What are you saying?”. The reactions are unequivocally acknowledging.

All this makes us think that the complex dynamics of the formation of a language is not so far from the mind of our Quadruman cousins, and sheds new light on the mystery of how the word has evolved over time.

Communicate … communicate … Such as?

It begins with the first cry, continues with the sticks and the study of the ABC, but it is not known how it ends … Human communication is an endless mystery. Since man discovered the use of fire, thus lengthening his day, he began to tell in a convivial way, to transmit to other men, the experiences and impressions, from which language, culture was born.

In fact, if during the day a few grunts were enough to indicate the contingencies or the objects, when the night primitive men remembered their adventures to communicate them they had to make the expression penetrating, intelligible without the use of concrete examples, using only images and thought forms .

Thus was born the great miracle of “communication” but its development is not yet complete …. Today, leaving aside pen and inkwell, books and newspapers, you communicate with the internet, the words are perhaps the same (even if you are really already using a new slang) but to ensure that your messages are received in the virtual jungle you need to develop new attraction skills, calling the reader to an unusual attention. In this field no one is a master, there are no universities capable of transmitting this new “art” of communication, the times have been too short and today everyone tries to get by as he can. Some do it with spam, others with cookies, still others develop innovative graphics and settings, almost all of them use the multiplicity and the so-called “copy-cut-paste” method …

But all this is not enough, it is evident that in the telematic jungle if you want the message, your call, to be perceived, you cannot use only the screams or an exaggerated gestures, you need to refine the language once again and this is the new one lexical revolution to which we are called.

After the circle around the fire (the first socialization) we are at the enlarged circle (on the net) in front of the computer … Yet the need to retransmit our sensations, memories and experiences is even stronger. What was poetry, as a maximum refinement, has now become “poetronic”…

And maybe everyone caught up in this “boxed” communication in front of the small screen we omit talking to the neighbor, abandon the sauce on the fire to burn, forget to phone or write a love letter to our fiancée …. (Well yes, it happens to me too .. mea culpa mea culpa mea maxima culpa!)

Paolo D’Arpini

Paolo D'Arpini nasce a Roma il 23 giugno 1944. Nel 1970/71 fonda a Verona il Circolo culturale "Ex" e scrive il suo primo libro Ten poems and ten reflections (Rummonds Editore). Nel 1976, a Calcata, fonda Annapurna la prima azienda italiana a occuparsi di alimentazione integrale e vegetariana. Nel 1984 fonda a Calcata il Circolo vegetariano VV.TT , e di lì a poco anche il Comitato per la Spiritualità Laica, pubblica i libri "Calcata. racconti dalla città invisibile" e "Incontri con i santi" (Edizione VV.TT.). Nel 1996, ad Acquapendente, partecipa alla fondazione della Rete Bioregionale Italiana, di cui diventa coordinatore nel 2009. Nel 2010 si trasferisce a Treia, nelle Marche, e pubblica "Vita senza tempo" assieme a Caterina Regazzi (Edizioni Vivere Altrimenti), "Riciclaggio della memoria, appunti su Ecologia Profonda, Bioregionalismo e Spiritualità Laica", "Treia: storie di vita bioregionale" (Edizioni Tracce), "Compagni di viaggio" (Edizioni OM). Collabora regolarmente con la rivista laica "Non Credo" (Edizioni Religion Free) e con diversi blog ecologisti, tra cui Terra Nuova, Long Term Economy, Politicamente Corretto

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