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Coraggio rifacciamo questa Italia malata. Io ci sto e ci credo

Il cattivo risorgimento che ha contraddistinto con un marchio a fuoco la Repubblica italiana ha prodotto una separazione di fatto veramente insostenibile.

Se proprio dobbiamo avere una nazione unita, allora dobbiamo fare i conti. Conti economici soprattutto e di civiltà e di responsabilità civile.

Il nord restituisca tutto il mal tolto con le armi e la violenza al sud ricchissimo. Il nord paghi e risarcisca il popolo meridionale per i latrocini perpetrati, gli omicidi, le razzie e gli olocausti portati a termine con lucida capacità criminale da uomini di malaffare.

Necessario sarà riscrivere i libri di storia che mai hanno detto la verità ai nostri ragazzi ed a noi quando eravamo bambini. I Garibaldi, i Cavour, i D’azeglio, i Bixio  ecc… occupino il posto che meritano nelle pattumiere della storia dell’umanità.

Poi ne riparliamo.

Poi sapremo addivenire ad una unità leale, voluta ed ottenuta con la promessa dell’oblio anche se sulle coscienze le cicatrici non spariranno mai.

Noi meridionali, esponenti del Regno Delle Due Sicilie, dei movimenti indipendentisti che reclamano giustizia  ed autonomia da un nord imbelle ed incapace di fare qualunque cosa senza mettere le mani nelle casse, dobbiamo però pianificare un programma.

In primo luogo appare evidente sganciarsi dalle logiche monarchiche. Ambire ad un re è limitativo, anacronistico e non gioverebbe mai al progresso del sud. Di tutto il sud nell’era moderna.

Il popolo meridionale è il migliore. È la crema dell’italiano vero che mai si sarebbe sognato di unirsi ad un nord straniero pezzente, violento per razza ed animo. Scrolliamo da questo fardello le spalle del Sud un Nord veramente incapace.

Accantoniamo la logica monarchica. Non inneggiamo ad un re ma piuttosto ad un parlamento meridionalista e meridionale unicamerale con afflati di democrazia diretta. Il Re di denari sarà il nostro Re futuro.

Siamo forti, buoni e belli. Le migliori intelligenze sono al sud. Le migliori mani artigianali, menti eccelse e geniali sono tutte al di sotto del Garigliano.

Basta dimostrarlo in un progetto che non sia inverosimile e neanche anacronistico con un solo motto: Io ci sto e ci credo.(s.v.)

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