Il vangelo come la musica classica

 

“Io vorrei provare a convertire qualcuno alla musica classica, e lo faccio con questo minuetto di Schubert. Ma sarà già un miracolo se qualcuno darà un’occhiata, pardon orecchiata al link. Forse è più facile passare da una religione all’altra piuttosto che lasciare la musica di oggi per quella di ieri. E viceversa ovviamente”.

E’ il commento scherzoso di un lettore de L’Espresso, ad una mia breve lettera sulla conversione, se così può essere definita, di Silvia Romano alla religione islamica. Nella lettera sostenevo, tra l’altro, che un cristiano con una fede profonda, vera, non si può convertire alla religione islamica. Non può accadere, a mio parere, e se accade significa che aveva una fede superficiale, non salda, e certamente una conoscenza superficiale della religione cristiana.

Secondo alcuni la musica classica rappresenta una forma musicale superiore. Se è così, ritengo che un innamorato della musica classica, un appassionato, non possa fare un passo indietro e innamorarsi di un altro genere di musica. Al più amerà entrambi. Ora, se la religione fosse musica, e del resto come questa dovrebbe essere nutrimento dell’anima, se fosse musica, la religione, direi senz’altro che il vangelo è musica classica. Di conseguenza l’innamorato del vangelo, non può fare un passo indietro e innamorarsi, ad esempio, del Corano. E per ovvie ragioni, non c’è neppure la possibilità che si appassioni ad entrambi,

Renato Pierri

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