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MA SIAMO SICURI CHE SIANO PREVALENTEMENTE  GLI ZUCCHERI AD AUMENTARE LA GLICEMIA ?

Da ormai lungo tempo  sostengo che, molto verosimilmente, è necessario mettere in discussione diverse “certezze cliniche” stante il fatto che il mondo sta cambiando a velocità folle e che il mondo sanitario, ancora troppo ancorato ai principi di Ippocrate, nominato padre della medicina,  per quanto ancora molto validi sotto certi aspetti, sembra soffrire di una forma di stasi rispetto all’evolversi della vita di oggi che, da pochi anni a questa parte, ha certamente modificato i suoi parametri. Secondo me, anche quelli clinici.

Lo spunto per questa riflessione me lo offre il Gazzettino, il più importante quotidiano del Nord-Est, in data di ieri 14/5, a pag.6,  che titola; “ Diabete, malati migliorati nel lockdown ”.

Dico subito che a me fa ridere quando il medico dice che, praticamente, dopo due misurazioni della glicemia a digiuno che  superano i 126 mg/dl,  uno è diabetico e che, se non si cura subito il paziente corre il rischio di avere problemi cardio-vascolari, ictus ed altro. Ovviamente, per questa patologia, esiste un protocollo dal quale non si può prescindere in quanto lo dice anche….l’Organizzazione Mondiale della Sanità, alias quel soggetto istituzionale che non ha ancora capito nulla sul coronavirus, tanto per intenderci   (con tutto il rispetto e la gratitudine dei medici che, “protocollati”  anche per Covid-19, si sono prodigati addirittura a spese della propria vita per salvare gli altri).

Ora si scopre, grazie al..coronavirus, e ciò per bocca Gian Paolo Fadini dell’Università di Padova e dell’Istituto Veneto di Medicina molecolare che, con il riposo forzato per settimane a causa del virus, hanno visto migliorare il loro andamento glicemico in malati di Tipo 1.  La notizia non mi stupisce affatto essendo cosa nota, anche per il diabete di tipo 2, in quanto  riposo, mancanza di stress, di ansia professionale (non pandemica)  ed anche psicologica, hanno la facoltà di non attivare più di tanto il cortisolo che, lasciato in pace, non fa alzare la glicemia. Se poi si aggiunge un po’ di movimento,  ciò certamente aiuta “bruciando” gli zuccheri.

Al contrario, quasi tutti i medici, che spesso sono soliti inciampare in un filo di lana, come diceva Indro Montanelli che ha vissuto fino a 92 anni,   oggi prescrivono Metformine  ipoglicemizzanti che, finiscono spesso per danneggiare ulteriormente in quanto, prendendo in considerazione che detta patologia è anche e soprattutto il prodotto  di uno stile di vita dei nostri tempi (che non sono quelli di…Ippocrate), sarebbe sufficiente agire su ciò che ci ha insegnato…Covid-19.

Ovviamente, non essendo medico, ho trattato l’argomento da giornalista anche per farmi capire più velocemente da chi mi legge, non solo, ma vorrei anche anticipare subito una risposta a chi, della classe medica, avrà senz’altro qualcosa da ridire: conosco persone che, da mezzo secolo,  hanno la glicemia di molto oltre i 126 mg/dl, con glicate oltre il 7  e che, pur avendo oltre gli 85 anni,  stanno bene e continuano a lavorare più di quando erano giovani.  E ciò, ancor prima degli effetti della…pandemia, cui fa cenno il Gazzettino.

A me viene il sospetto che, come sta succedendo per gli intrallazzi O.M.S., Bill Gates e qualche interessato, certi valori vengano tenuti addomesticati per favorire le industrie farmaceutiche, di cui, il predetto Bill Gates, praticamente numero due dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, costituisce un biasimevole esempio.  Altro che fini filantropici !

Arnaldo De Porti

(Belluno-Feltre)

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