La rimozione di CO2 dall’atmosfera e il progetto Desarc-Maresanus

 

Milano, 4 febbraio 2020 – A un anno dall’avvio del progetto di ricerca “Desarc-Maresanus” condotto dal Politecnico di Milano e dal Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici con il supporto di Amundi e la collaborazione di CO2APPS, il 4 e 5 febbraio si è svolto nell’Aula Rogers dell’ateneo milanese il convegno dedicato alla presentazione di diverse soluzioni tecnologiche per la riduzione della CO2 atmosferica e alla discussione dei principali risultati del progetto di ricerca.

“Desarc-Maresanus” ha studiato un processo di alcalinizzazione per contrastare allo stesso tempo due problemi ambientali di grandissima rilevanza: l’aumento delle concentrazioni di biossido di carbonio (CO2) in atmosfera e la conseguente acidificazione degli oceani. Il processo consiste nello spargimento di idrossido di calcio sulla superficie del mare che, combinandosi in un processo spontaneo con acqua, aumenta la capacità tampone delle acque marine verso l’acidità e permette di contrastare la diminuzione del pH; questo favorisce la rimozione di CO2 dall’atmosfera. In particolare, sono stati analizzati in dettaglio la fattibilità tecnica ed economica di questo processo, il suo bilancio ambientale, nonché i benefici per il comparto marino, con un focus sul Mediterraneo.

Ecco i principali punti della ricerca Desarc-Maresanus, più nel dettaglio:

• lo studio modellistico ha mostrato come lo spargimento di idrossido di calcio sulla superficie del mare permetterebbe di contrastare il trend esistente di acidificazione del Mediterraneo, trend attualmente in linea con quanto avviene negli oceani di tutto il mondo. L’idrossido di calcio rilasciato si combina in un processo spontaneo con acqua e CO2 che aumenta la capacità tampone delle acque marine verso l’acidità e permette di contrastare la diminuzione del pH;
• lo studio condotto con un modello fluidodinamico ha confermato l’elevata dispersione dell’idrossido di calcio se rilasciato nella scia di una nave, quindi la possibilità pratica di spargerne grandi quantità con navi già esistenti o dedicate. L’idrossido di calcio rilasciato in forma di sospensione liquida si dissolve grazie alla grande turbolenza della scia della nave;
• sono stati studiati diversi scenari di spargimento dell’idrossido di calcio nel Mediterraneo, con diversi tipi di navi, ed è stato valutato anche il potenziale di spargimento a scala globale in base ai dati sul traffico navale esistente. Lo spargimento da parte delle navi già esistenti si presenta come la soluzione più efficiente;
• sono stati studiati sistemi innovativi per stoccare la CO2 che non deve essere emessa in atmosfera, alternativi al tradizionale stoccaggio geologico, valutando la fattibilità di diverse opzioni, fra cui lo stoccaggio sottomarino in forma di bicarbonati o tramite capsule di vetro. Su queste ultime sono state effettuate simulazioni di dettaglio per valutarne la resistenza meccanica. Sono state discusse le condizioni che potrebbero rendere le diverse opzioni più o meno vantaggiose, in relazione al contesto locale, nonché le ulteriori ricerche necessarie per garantire di ridurre al minimo i potenziali impatti ambientali;
• sono disponibili diversi metodi per rimuovere CO2 dall’atmosfera, e i costi stimati per il nuovo processo studiato sono allineati agli elevati prezzi della CO2 nel mercato del carbonio previsti nei prossimi decenni;
• le valutazioni effettuate con la metodologia dell’analisi del ciclo di vita (LCA) mostrano come siano possibili diverse varianti del processo, che possono utilizzare differenti tipi di combustibili, che presentano un diverso ventaglio di benefici, criticità e sfide tecnologiche che dovranno essere affrontate in futuro.

Secondo il Prof. Stefano Caserini, docente di Mitigazione dei cambiamenti climatici presso il Politecnico di Milano e Project Leader della ricerca: “I risultati raggiunti sono molto interessanti e sono un ulteriore passo in avanti, ci danno fiducia che sia possibile rimuovere CO2 dall’atmosfera a prezzi non proibitivi, dando anche una risposta al grande problema dell’acidificazione del mare. Servono altre ricerche, sia riguardanti il processo tecnologico che delle interazioni con l’ambiente, ma questi primi risultati sono promettenti. Sappiamo che dobbiamo ridurre in modo rapido e drastico le emissioni di gas climalteranti, con questo progetto abbiamo iniziato a lavorare per fare anche di più”.

Il Prof. Mario Grosso, responsabile scientifico della ricerca per il Politecnico di Milano, aggiunge: “I tempi sono maturi per proporre qualcosa di veramente ambizioso nel contrasto ai cambiamenti climatici e all’acidificazione degli oceani. I confortanti risultati del progetto giungono nel momento più propizio, proprio quando stiamo entrando nel decennio decisivo per affrontare queste sfide epocali, e quando anche l’Unione Europea sta proponendo strategie forti e concrete di mitigazione”.

La Dott.ssa Simona Masina, responsabile dell’unità di modellistica oceanica della Fondazione Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici, afferma: “Come sottolineato anche negli ultimi rapporti dell’IPCC, la semplice riduzione delle emissioni di CO2 non sarà più sufficiente per controbattere la crisi climatica del nostro pianeta. Gli studi modellistici svolti in Desarc-Maresanus indicano come il processo di alcalinizzazione dimensionato in modo adeguato potrebbe contribuire a mitigare contemporaneamente i due problemi principali causati dalle emissioni di CO2 antropogeniche elevate: il riscaldamento del pianeta e l’acidificazione dell’oceano”.

Paolo Proli, Head of Retail Distribution di Amundi SGR, conclude: “abbiamo rinnovato anche nel 2020 il nostro sostegno economico al progetto di ricerca Desarc-Maresanus perché l’attenzione ai temi della sostenibilità e al contrasto dei cambiamenti climatici rappresenta un impegno di lungo periodo per Amundi che non si esaurisce in una singola iniziativa ma permea profondamente la nostra azienda, dai processi di investimento, alle politiche di voto in assemblea, alle iniziative in favore dell’ambiente e ad impatto sociale”.
Sito web del progetto: www.desarc-maresanus.net
A proposito di Amundi
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1Fonte: IPE “Top 400 Asset Managers” pubblicato nel giugno 2019, dati di AUM al 31 dicembre 2018
2 Centri d’investimento: Boston, Dublino, Londra, Milano, Parigi e Tokyo
3 Dati Amundi al 30 settembre 2019

Fondazione Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (CMCC)
La Fondazione Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (CMCC) è un ente di ricerca no-profit che si occupa di realizzare studi e modelli del nostro sistema climatico e delle sue interazioni con la società e con l’ambiente, per garantire risultati affidabili, tempestivi e rigorosi al fine di stimolare una crescita sostenibile, proteggere l’ambiente e sviluppare, nel contesto dei cambiamenti climatici, politiche di adattamento e mitigazione fondate su conoscenze scientifiche.
All’organizzazione di ricerca del CMCC – con sedi e uffici a Lecce, Bologna, Capua, Milano, Sassari, Venezia, e Viterbo – partecipano istituzioni prevalentemente pubbliche, ma anche private, che collaborano nelle attività multidisciplinari di studio e di indagine di temi inerenti le scienze dei cambiamenti climatici.
Le attività scientifiche del CMCC sono distribuite su otto divisioni di ricerca che condividono tra loro diverse competenze e conoscenze nel campo delle scienze del clima:
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Ulteriori informazioni: www.cmcc.it

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Grazie ad una forte politica di internazionalizzazione, molti corsi si tengono interamente in lingua inglese. Questo richiama un numero sempre crescente di studenti internazionali di valore provenienti da più di 100 paesi diversi: nell’anno 2018/2019 il 27% del totale degli studenti iscritti ai corsi di laurea magistrale era di provenienza internazionale.
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