Taranto – Organizzata dall’Arciconfraternita del Carmine “Facies Passionis”: la pietà popolare pugliese nella grande mostra di statue dell’Addolorata

La forza antica quanto suggestiva della pietà popolare pugliese, che soprattutto a Pasqua irrompe in strade e vicoli con struggenti processioni, prende corpo a Taranto in una mostra di simulacri sacri denominata “Facies Passionis”, le facce della Passione.
L’evento è alla sua terza edizione ed è organizzato dall’Arciconfraternita del Carmine dal 12 al 16 febbraio prossimi grazie all’impegno del priore, comm. Antonello Papalia con il Consiglio d’amministrazione, e del padre spirituale, mons. Marco Gerardo. Per capire la dimensione di tale iniziativa, si ricorda che lo scorso anno la mostra ha registrato 20mila visitatori in soli cinque giorni.
Se il primo anno la scelta delle statue fu compiuta avendo come criterio l’eleganza delle forme, e nel secondo anno l’imponenza (c’era anche un intero Cenacolo portato in processione), quest’anno la mostra è monotematica e ha come sottotitolo “Lacrime Mariane” perché dedicata interamente ai simulacri dell’Addolorata. Quindi, per dirlo con le parole del priore Papalia, “Colpisce il cuore di ognuno di noi per l’ancestrale rapporto con la madre”.
Dopo l’evidente successo dei primi due anni, questo 2020 vede la collaborazione attiva del Comune di Taranto, tanto che alla conferenza stampa di presentazione è intervenuto l’assessore alla Cultura, Fabiano Marti. Una collaborazione che si spera possa diventare stabile visto che – come ha ricordato mons. Gerardo – “Nella Settimana Santa, Taranto mostra il suo volto migliore: quindi, fermo restando che quelli della pietà popolare sono riti sacri, nulla toglie che la città possa giovarsene sotto tutti gli aspetti”.
Alla conferenza stampa, condotta dal consigliere d’Amministrazione Salvatore Pace, oltre ai già citati ha preso parte anche mons. Emanuele Ferro, portavoce dell’Arcivescovo Mons. Santoro del quale ha portato il saluto e il compiacimento.
Le statue che saranno esposte dal 12 al 16 febbraio prossimi nella chiesa del Carmine di Taranto sono: l’Addolorata di San Giorgio Jonico (Taranto), realizzata nel 1935 dal cartapestaio leccese Giuseppe Manzo (autore di altre statue dei Misteri tarantini); l’Addolorata di Mottola (Taranto), del 1700 in legno; L’Addolorata di Carbonara (Bari), in legno, datata 1861, di ignoto autore napoletano; l’Addolorata di Latiano (Brindisi), altra statua in legno di metà dell’ ‘800 firmata da Giuseppe Greco: L’Addolorata di Triggiano (Bari), realizzata nel 1668 dall’artista Sebastiano De Caro (il simulacro necessita di 20 portatori detti “vastasi”); La Desolata di Bitonto (Bari); la Desolata di Canosa di Puglia (Bat) acquistata nel 1880 dall’artista napoletano Catello e rifatta nel 1950 da cartapestai leccesi, che viene seguita da centinaia di donne velate in nero, è alta 2 metri e 80 e viene portata da 50 uomini; la Desolata di Ruvo di Puglia (Bari) necessita di 38 portatori, è alta tre metri ed è del 1907; la Pietà di Carbonara (Bari) è di cartapesta del 1968 ed è di proprietà della famiglia Guerra-Palella; infine, l’Addolorata dell’Arciconfraternita del Carmine (Taranto) ultima delle otto statue della processione dei Misteri. E’ di legno e cartapesta ed è della seconda metà del Seicento. Insieme al simulacro di Gesù Morto, diede l’avvio ai Sacri Riti della Settimana Santa a Taranto e furono poi donati dal nobile Calò alla Confraternita del Carmine distintisi fra le altre per il loro zelo.
Nei giorni della mostra, si sovrapporranno conferenze e concerti. Il calendario completo delle manifestazioni lo si può consultare sul sito ufficiale dell’Arciconfraternita Maria SS. del Carmine – Taranto.
Antonio Biella

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