Le ragioni dell’abolizionismo: per un femminismo materialista radicale, classista e rivoluzionario


Nessuno oserebbe giustificare la tratta di esseri umani oggi: eppure esistono ONG, onlus e realtà “femministe” che descrivono il mercato delle donne come “diritto”, come una realtà glamour, desiderabile e persino da incentivare. Tuttavia, quando si parla di prostituzione, le acque si dividono e si agitano.


C'è una parola che
oggi è deprecata nel femminismo “liberal-pop”: vittima. Nel mercato prostituente, è facile intravedere donne che attraversano situazioni estreme di necessità o di esposizione. È un femminismo “selvaggio”, cioè senza metodo, senza profonda riflessione. Molte donne sono femministe selvagge. Hai una sensibilità. Sei giovane e vedi una situazione di violenza per strada, un ragazzo colpisce una donna. Se si interviene è per un legame di empatia, da donna a donna. O quando si è in ospedale e si vede in quali condizioni arrivano molte donne. C'è qualcosa di intuitivo, di selvaggio, quindi ci si ribella contro l'ingiustizia e la violenza. Dopo di che, bisognerebbe elaborare intellettualmente il dolore e la sofferenza, bisognerebbe associarsi ad altre donne ed elaborare qualcosa di molto più profondo, più riflessivo.


Anche se gli anni '70 produssero film come “Irma la dolce”, non descrissero la dolce vita di Irma come invidiabile o ammirabile. Prima di “Pretty Woman”, trascorsero diversi anni. Non esisteva una visione idealizzata della prostituzione, come in questo momento storico. Ancor meno l'idea che potesse essere effettivamente un “lavoro”.


Non è possibile edulcorare situazioni simili, se non si hanno interessi specifici. In generale, vi sono interessi economici.


Da un lato, si registra la crescita di una tendenza normativa sotto l'eufemismo del “lavoro sessuale autonomo”; che copre e legittima l’ istituzione del bordello come “luogo di lavoro”. D'altra parte, la crescita di una coscienza abolizionista anche nei settori ufficiali, compresi gli stessi partiti i cui deputati presentano progetti regolamentaristi. Queste due diverse prospettive, così opposte, sono entrambe in crescita. Dalla nascita di una precisa giurisprudenza contro la tratta, è cresciuta la consapevolezza sul sistema prostituente, come un sistema di sfruttamento contro le donne, un sistema violento. La giustizia proprio da lì ha iniziato a mettere gli occhi sul sistema prosseneta. Fino a quel momento, era qualcosa di totalmente naturalizzato come lo è, per molti aspetti. Vi sono numerosi bordelli, club privè, donne per strada, come se fosse un fenomeno naturale. Vediamo però che il problema della sparizione di giovani donne, soprattutto se provenienti dai paesi poveri, resta irrisolto. Un'altra cosa, che è un fenomeno solo di questi ultimi anni, è l'esistenza di donne in prostituzione, stabilite come tali. Vi sono due fenomeni, quelle che sono considerate prostitute “felici”, con un sacco di soldi e con molta capacità di “agency” e, dall'altra, le donne in prostituzione costrette o ricattate, che si considerano abolizioniste.


Sembrerebbe vi sia una forte campagna propagandista, da parte del sistema prostituente, nel voler dimostrare che la prostituzione sia qualcosa di buono, di glamour, che possa essere scelto senza pressioni, che non abbia conseguenze negative, che non danneggi la salute, etc.


Con la crisi economica e l’ eccessiva disoccupazione femminile, la prostituzione resta l’unico mezzo di sopravvivenza, per le donne povere. I maschi sono ancora coloro che, con il denaro, usufruiscono e gestiscono il sistema prostituente. E il denaro corrompe, acquista coscienza, acquista professionisti che elaborano politiche favorevoli al sistema prostituente. Crediamo che non vi sia un'unica causa che giustifichi ciò che sta accadendo. Ve ne sono molte.


Cosí gli uomini hanno il diritto al libero accesso ai corpi delle donne, attraverso il denaro.


Le donne che si prostituiscono esercitano il diritto alla loro libertà sessuale? No. Perché sappiamo che la prostituzione è un'istituzione antica che, nel corso dei millenni, é sempre servita a sottomettere il corpo, la sessualità e la vita delle donne . Quindi (un'istituzione del genere) non può improvvisamente diventare un diritto che valorizzi la sessualità femminile.


Le accuse di moralismo contro il femminismo abolizionista sono un modo per ostacolare il dibattito. In realtà, crediamo che l’ idea del “lavoro sessuale” sia una posizione moralista perché divide le donne tra coloro che saranno perpetuamente al servizio degli uomini “per dovere”, come oggetti, e donne che non si troveranno in quella situazione, quelle buone. È un modo per continuare a mantenere la morale patriarcale tradizionale. Dicono anche che sono posizioni retrive, anti-sesso, contro la libertà sessuale. In realtà è esattamente l'opposto. L’ idea di “lavoro” esclude la dimensione del desiderio e del piacere, quindi del “sesso”. Il “dovere” lavorativo non ha nulla a che vedere con il desiderio. La prostitute é, per principio, colei che rinuncia al proprio desiderio sessuale. La libertà sessuale, dal punto di vista femminista, è la liberazione delle donne ma è la liberazione da tutto, dalla violenza, dall’ oggettivazione e dalla coazione. Questa è la morale che vogliamo. Il corpo non è una cosa, non è una proprietà, come una casa, un bicchiere che si acquista e che si vende.


Le femministe abolizioniste sono le vere partigiane della libertà sessuale. Bisogna andare contro tutti gli stereotipi, contro la sottomissione della casalinghe, l'addomesticamento della sessualità etero-normativa e patriarcale, all'interno delle case. Siamo contrari a ciò e all'uso dei corpi delle donne per la prostituzione.


Questa sessualità è forzata dal denaro. Perché i soldi determinano quando e come si deve eiaculare sul corpo delle prostitute.


La libertà sessuale è qualcos'altro.


I dati dell’ oppressione sessuale prostituente


Secondo Eurostat nel mondo ci sono più di 20 milioni di persone che vengono prostituite, oltre l'80% sono donne e ragazze giovanissime. Il nostro paese è una delle principali basi della prostituzione; per le donne trattate, incluso il turismo sessuale e la pedofilia. Nel 2017, oltre 2 milioni di uomini hanno consumato prostituzione solo nell’ Europa del Sud.


In Spagna vi sono circa 300.000 donne impiegate nella prostituzione, altrettante nel settore della logistica o nei trasporti. Per stabilire un riferimento sulla quantità, facciamo un confronto con il numero di fisioterapisti che è di 51.000, o 138.000 medici nel sistema pubblico. Vi sono quasi tante donne nella prostituzione come in Germania, la cui popolazione è di soli 83 milioni di abitanti, in Spagna ce ne sono 46 milioni. La tendenza è la pedofilia poiché l'età media, nella prostituzione, cala in modo allarmante. Come sottolinea Richard Poulin (grande criminologo) e altri esperti in materia, la tendenza alla pedofilizzazione, alla tratta di bambini, anche in tenera età, è scesa ai 12 anni.


La prostituzione muove un'attività economica, in denaro nero, di 8 milioni di euro al giorno, circa 3 miliardi all'anno. Questo solo in Spagna, ma in Europa sposta 32.000 milioni di dollari all'anno e 108.000 milioni di dollari in tutto il mondo.


Quando le cifre raggiungono queste dimensioni esorbitanti, stiamo parlando di un fenomeno sociale che non ha nulla a che vedere con alcune donne che affermano di scegliere liberamente l'attività.


È un problema sociale, per le sue dimensioni, in termini di coinvolgimento popolare, ma anche per le sue caratteristiche sistemiche e strutturali. È un'attività economica di estrazione del profitto e concentrazione di molti soldi in poche mani, orchestrata e organizzata in modo mafioso. È un'attività criminale che segue la logica espropriativa del capitalismo più selvaggio ed è stata guidata da un mercato che opera dentro e fuori gli stati.


Nel sistema della prostituzione gli attori sono sempre gli stessi, nello stesso ruolo. Si riproduce perché esiste un settore demografico, espulso ai margini, a cui non restano altri mezzi di sussistenza. Il sistema è strutturato in base a sesso, razza e classe sociale. E tende a scomparire non appena le sue circostanze cambiano e si integrano nella società, con l'offerta di altre opzioni vitali più ottimali, per superare l'esclusione e la povertà. È un'attività globale che utilizza il lassismo e la collusione degli Stati e accetta solo la logica dei mercati.


In altre parole, sono mafie internazionali, condividono sistemi operativi per l'estrazione e l'accumulazione di benefici, itinerari speculativi e rotte di traffico.


Coloro che, vogliono differenziare la tratta dalla prostituzione, lo fanno con una cecità interessata perché trafficare non significa altro che spostare una persona attraverso il territorio con lo scopo di prostituirla, ciò accadrà nelle nostre strade, piazze, rotonde, locali e appartamenti. Questo accade perché le donne nere, indigene o migranti hanno scarse o nulla possibilità di accedere ad un lavoro regolare. La tratta e la prostituzione sono vasi comunicanti.


In questi momenti, la verità è più rivoluzionaria che mai, riconoscerla prova che la prostituzione è un fatto sociale e, come tale, puó e deve scomparire. Qualcosa che è assolutamente possibile come dimostrato dal fatto che stava per scomparire in Europa, dagli anni '60 fino alla fine degli anni '70, del secolo scorso (sopravviveva, in minima parte, solo la prostituzione di lusso, autonoma e autogestita, senza intermediari).


Per sradicarla, è necessario intervenire sui gruppi di investimento che supportano la creazione dei bordelli e delle attività connesse.


La polizia e le azioni punitive devono essere organizzate, in modo coordinato a livello internazionale, sulle mafie che vivono di globalizzazione, cioè dei mercati senza uno Stato.


Le responsabilità dovrebbero essere condivisa anche dal mondo Accademico che, come istituzione con la più alta conoscenza e il cui contributo è dovuto alla comprensione dei fatti sociali. L’ Accademia, per anni, ha oscurato e ostacolato l'indagine e la conoscenza di uno dei fenomeni sociali più brutali, i cui effetti inquietanti si proiettati su tutte le donne e le ragazze e influenzano l'intera società. Dall'Accademia, vengono fatti enormi sforzi per naturalizzare e legittimare la prostituzione come un diritto, eliminando ogni possibilità di analisi critica o sociologica del fenomeno.


È necessario intervenire, soprattutto sulle donne e sulle ragazze, in situazione di prostituzione, perché se diciamo loro che la prostituzione è un “lavoro come un altro” nessuno mai farà qualcosa per loro, nessuno proporrà alternative. E tutte le donne, prima o poi, saranno destinate a esercitarla perché nessuno troverà ragioni per offrire un'altra alternativa.


Le politiche rivolte alle donne prostituite sono essenziali e, ancora una volta, creando le condizioni che hanno contribuito alla quasi scomparsa della prostituzione, ci riferiamo a politiche pubbliche distributive che generano opportunità per le donne e progetti futuri per le ragazze. Ci riferiamo alle politiche di prevenzione sociale rivolte all'intera società e in particolare agli uomini e ai giovani che generano la domanda. La sanzione sociale sulla domanda di sesso retribuito deve provocare lo stesso rifiuto causato dal cannibalismo.


Le politiche palliative che consentono, alle donne in prostituzione, di sopravvivere sono anche necessarie per avviare un progetto vitale, con soluzioni pragmatiche e materiali concreti, di supporto vitale, psicologico, lavorativo, sanitario e abitativo. E naturalmente chiediamo politiche riparative, di impegno sociale per le donne che sono state prostituite. È nostro obbligo, come società, dopo la cecità interessata e complice per sempre.


Queste politiche devono essere progettate dai politici che sono i nostri rappresentanti, mai con la collaborazione o seguendo la logica o l'imposizione dei magnaccia, che è una logica antisociale ed espropriativa.


L'abolizionismo è molto più di una sanzione sociale, ancor più di un bilancio etico per la convivenza nell'uguaglianza, è la democrazia stessa e la sua legge. L'abolizionismo è un progetto politico integrale che interessa l'intera società e si basa sui suoi rapporti di convivenza e responsabilità sociale. È la completa abolizione della schiavitù. È una causa assolutamente legittima, sebbene sconvolga i settori più arretrati.


Il progetto politico di sradicamento della schiavitù, inizia verso il 1500 ed è stato esteso fino al 1880, un processo che è stato riprodotto in altri paesi del nostro ambiente culturale. In tutti i casi, le donne sono sempre state dimenticate e la prostituzione era sempre regolamentata, qui e oltre i nostri confini, come occupazione per la sopravvivenza, dato che le donne non avevano facile accesso ad un’ istruzione dignitosa e, ancor meno, al lavoro salariato (tranne rarissime eccezioni).


Vorremmo concludere con un'ultima riflessione: quando un uomo acquista l'accesso al corpo di una donna o di una ragazza e paga per il sesso, paga per la violenza sul suo corpo, paga per silenziare il desiderio e il coinvolgimento della donna prostituita, partecipa a un atto politico di abuso e oppressione. Il denaro ha un enorme onere simbolico, determina le relazioni sociali, ma non possiamo soggiogare ogni relazione sociale alla sua imposizione, non tutto può avere un prezzo, non tutto può essere acquistato. Come società possiamo decidere di farlo.


Siamo abolizionisti, perché l'abolizionismo è la rivoluzione del femminismo come ultimo ideale umanista e universalista.


Per questa ragione, Convergenza Socialista, parteciperà all’ incontro “Lesbismo e femminismo, battaglie comuni” che si terrà questo 16 novembre 2019, alle ore 15:00, a Napoli, a cura di Arcilesbica Stay Turned e il Collettivo Luna Rossa.

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