TEMPLARI FEDERICIANI. IN CALABRIA, AL VIA LA CAMPAGNA CONTRO IL FEMMINICIDIO

Le donne continuano a morire, eppure, del loro straziante eco di giustizia non v’è traccia alcuna nel nostro codice penale e processuale, che si limitano a parlare di violenza e omicidio in generale senza che essi abbiano una connotazione strettamente legata alla differenza di sesso.

E’ quanto dichiara in una nota il “Gran Priore dei Cavalieri Templari Federiciani della Calabria” Filomena Falsetta.

Se poi guardiamo al contenuto del testo normativo licenziato dal Governo, il decreto 93/2013, ormai comunemente noto come il c.d. decreto contro il femminicidio, ci si imbatte in disposizioni a tratti irrazionali, che appaiono il frutto di una fretta propagandistica di cui il legislatore pare essere stato “vittima” e, allo stesso tempo propulsore.

Il risultato, difatti, è stato quello di un decreto legge, poi convertito in legge, che più che affrontare e combattere il problema della violenza sulle donne sin dalle sue fondamenta socio-culturali, appare come una classica espressione di quello che ormai tra gli addetti ai lavori viene definito “diritto penale simbolico”; quello, cioè, che nasce dalle presunte “emergenze” e, lungi dall’eliminare le cause reali di queste ultime, muore molto prima di loro.

Ciò significa che il riconoscimento giuridico del femminicidio come tipo di reato non è mai avvenuto nella legislazione penale italiana, che rinvia, ancora una volta, alla fattispecie “neutra” di omicidio.

Da qui, l’irrimandabile esigenza di dare vita ad una “Commissione Templare contro il femminicidio”, che darà il via ad una campagna di forte impatto comunicativo, orientata alla prevenzione e repressione del fenomeno.

La “commissione” muoverà da un’azione sinergica con le Forze dell’Ordine e con tutto il personale coinvolto nelle concernenti attività, e avrà il compito di:

a) svolgere indagini sulle reali dimensioni, condizioni, qualità e cause del femminicidio, inteso come “uccisione di una donna”, basata sul “genere”;

b) monitorare la concreta attuazione della Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, fatta a Istanbul l'11 maggio 2001 e ratificata ai sensi della legge 27 giugno 2013, n. 77, e di ogni altro accordo sovranazionale e internazionale in materia, nonché della legislazione nazionale ispirata agli stessi principi, con particolare riguardo al decreto-legge 14 agosto 2013, n. 93, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 ottobre 2013, n. 119;

c) accertare le possibili incongruità e carenze della normativa vigente rispetto al fine di tutelare la vittima di femminicidio e gli eventuali minori coinvolti;

d) analizzare gli episodi di femminicidio, verificatisi a partire dal 2011, per accertare se siano riscontrabili condizioni o comportamenti ricorrenti, valutabili sul piano statistico, allo scopo di orientare l'azione di prevenzione;

e) accertare il livello di attenzione e la capacita d'intervento delle autorità e delle pubbliche amministrazioni, centrali e periferiche, competenti a svolgere attività di prevenzione e di assistenza;

f) monitorare l'effettiva destinazione alle strutture che si occupano della “violenza di genere” delle risorse stanziate dal citato decreto-legge n. 93 del 2013 e dalle leggi di stabilità a partire da quella per il 2011;

g) proporre soluzioni di carattere legislativo e amministrativo al fine di realizzare la più adeguata prevenzione e il più efficace contrasto del femminicidio.

E’ tempo, – conclude Falsetta -, di un’informazione responsabile, capace di raccontare le viscere di una Storia che si chiama “Donna”.

L’Ufficio Stampa

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