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Il prezzo del terrorismo per il regime iraniano dopo le sanzioni

La decisione del presidente degli Stati Uniti di abbandonare il Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), l’8 Maggio, e di ripristinare le sanzioni contro il regime iraniano, è stato solo l’inizio di una fase buia per la già povera economia iraniana.

Il 14 Maggio, il presidente degli Stati Uniti ha rilasciato una dichiarazione sulle risorse mondiali di petrolio e ha dato il via libera a nuove sanzioni contro l’Iran.

La sua dichiarazione è scaturita dalla responsabilità che il National Defense Authorization Act del 2012 ha messo sulle sue spalle, secondo il quale gli acquirenti di petrolio iraniano verranno puniti dagli Stati Uniti, a meno che non accettino di ridurre i loro acquisti del 18-20% ogni sei mesi. Decisione questa che ha visto le resistenze di Unione Europea, Canada, Russia e Cina. Il loro disaccordo è dovuto a due ragioni: al fatto che non beneficerebbero più dei loro commerci con l’Iran e, da un punto di vista politico, le sanzioni potrebbero anche causare potenziali disordini in Medio Oriente.

Ma nonostante queste resistenze, le sanzioni hanno finito per spingere l’economia del regime iraniano verso una fase pericolosa. Questo pericolo riguarda principalmente la stessa fragile economia iraniana più che le sanzioni stesse.

Secondo alcuni analisti legati al regime, come Masoud Nili (ex-consigliere economico di Hassan Rouhani), l’economia iraniana deve affrontare 6 “super-sfide”.

1. La disoccupazione

2. Una grave carenza idrica e la conseguente mancanza di acqua potabile

3. Danni irreparabili all’ambiente del paese

4. La bancarotta della maggior parte delle banche

5. Dei programmi pensionistici senza futuro

6. E l’incapacità del governo ha sostenere il budget del paese.

Un altro fattore deve essere aggiunto a questa lista, il supporto finanziario dell’Iran alle attività belliche e al terrorismo in Medio Oriente. Non c’è alcun bisogno di fornire spiegazioni teoretiche a questo riguardo, dato che le stesse azioni del regime dimostrano chiaramente il fatto che le ultime briciole rimaste della sua sovranità a Teheran sono perlopiù interconnesse al suo supporto al terrorismo e alla guerra in Medio Oriente, che pesa grandemente sull’economia iraniana.

La maggior parte delle risorse finanziarie iraniane viene spesa nelle attività belliche dell’IRGC in Siria, nelle forniture di armi, nel sostegno ai ribelli Houthi nello Yemen e nel supporto a decine di altri gruppi paramilitari presenti in tutti i paesi mediorientali.

Il regime iraniano evita deliberatamente di rendere pubbliche le spese sostenute per questi gruppi.

Persino le stime fornite da fonti occidentali, come il Congressional Research Service report del 2015, non riflettono in maniera accurata i veri costi sostenuti in quest’area. Secondo questo rapporto, il regime ha speso 3,6 miliardi di dollari per i summenzionati gruppi, tra cui c’è anche il regime di Assad, 300 milioni dei quali pare siano stati destinati a gruppi paramilitari che continuano a prendere parte a vari tipi di attività terroristiche nella regione.

Per una visione più realistica, abbiamo diviso i costi in tre parti. E cioè:

Siria

Per quanto riguarda il denaro speso in Siria a tutt’oggi sono stati pubblicati vari rapporti. Secondo il portavoce dell’Ufficio di Staffan de Mistura (emissario speciale delle Nazioni Unite per gli affari siriani), l’Iran spende approssimativamente 6 miliardi di dollari l’anno in Siria.

Il Fondo Monetario Internazionale stima che tra il 2011 e il 2015, l’Iran abbia speso l’enorme cifra di 5,87 miliardi di dollari nella linea di credito siriana, sottolineando come questa cifra sia la sua “unica forma ufficiale di aiuto finanziario” degli ultimi anni.

Secondo una notizia della Reuters di Dicembre 2014, l’Iran ha fornito al governo siriano una linea di credito di oltre 4,5 miliardi di dollari a Giugno 2014, la maggior parte dei quali sotto forma di acquisti di petrolio.

Diversi altri rapporti sono stati pubblicati sul supporto iraniano al governo di Assad. Come quello del giornale francese “Le Figaro” (4 Settembre 2014), che ha stimato in 4 miliardi di dollari la linea di credito fornita da Teheran alla Siria. Il noto giornale riformista iraniano “Shargh”, il 7 Maggio 2013 ha anche rivelato che Russia, Cina e Iran “hanno dato alla Siria circa 500 milioni di dollari al mese, sotto forma di acquisti di petrolio e altre linee di credito, per affrontare questioni come i problemi derivanti dalle loro sanzioni”.

È ovvio che il peso di questi 500 milioni di dollari è ricaduto solo sull’economia iraniana.

Nel complesso tutte le cifre riportate sono molto vicine a quelle delle Nazioni Unite, 5 milioni di dollari all’anno.

Sia che questi numeri siano precisi o no, non dobbiamo dimenticare che la maggior parte del budget annuale del regime di Assad viene fornito dal regime iraniano.

La gran parte del supporto del regime iraniano è destinato alle attività belliche del suo Corpo delle Guardie Rivoluzionarie.

L’11 Ottobre 2017 il Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana ha annunciato: “Attualmente ci sono più di 100.000 persone nei mercenari paramilitari della Siria. La gran parte arriva dall’Afghanistan, dall’Iraq, dal Libano e dal Pakistan e solo un terzo dalla stessa Siria”.

Considerando questi grandi numeri, si può immaginare il considerevole ammontare di denaro speso per i loro stipendi, per le spese di trasferimento (ad esempio per rimpiazzare le truppe che vengono inviate in Siria dagli aeroporti dell’Iran meridionale), per armi e munizioni, per non parlare dei centri di difesa iraniani in Siria. In totale l’Iran spende da 1 a 1,5 miliardi di dollari al mese, solo per la Siria.

Yemen

L’intensità e la diffusione dell’attuale guerra hanno contribuito in maniera significativa alle spese in questo paese.

La Reuters riferisce (il 21 Marzo 2017), che al massimo del suo supporto finanziario l’Iran invia moltissime armi moderne al movimento houthi nello Yemen per combattere contro il governo di questo paese, come veicoli aerei senza pilota, missili a lungo raggio, missili anti-tank Kornet, l’unità missilistica di Ansar Allah (affiliata all’IRGC), in grado di lanciare armi senza pilota, e così via. Il 27 Ottobre 2016 il capo del Comando Centrale delle Forze Navali degli Stati Uniti ha dichiarato: “Negli ultimi 19 mesi sono state sequestrate 4 navi che trasportavano armi dall’Iran allo Yemen”. E naturalmente la continua fornitura di armi e denaro dell’Iran allo Yemen sta solo proseguendo ad erodere una grossa fetta dei suoi stessi introiti, inducendo una pressione sempre maggiore sulla sua economia.

Le forze paramilitari

Le forze paramilitari sono composte da diversi tipi, come Hezbollah in Libano, diversi gruppi in Iraq (come Badr, Asa’ib Ahl Al-Haq e Kata’ib Hezbollah), la Coalizione 14 Febbraio e Tayyar al-amal al-eslami nel Bahrain, il Movimento della Jihad Islamica in Palestina, il movimento Al-Saberin in Egitto e diversi altri in Pakistan e Afghanistan.

Circa un decennio fa il Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana ha rivelato che gli stipendi mensili delle forze paramilitari irachene, affiliate all’IRGC e composte da circa 31.690 persone, arrivano dall’Iran, nascosti sotto le diciture “opere tecniche e per lo sviluppo” e “aiuti umanitari”.

L’ex-capo di Khatam al-anbiya (appartenente anch’esso all’IRGC), il Generale Rostam Qasemi nel 2014 ha dichiarato: “A tutt’oggi, l’Iran ha fornito al governo iracheno servizi tecnici del valore di 5 miliardi di dollari”.

Secondo l’attuale leader degli Hezbollah libanesi (il 24 Giugno 2016 attraverso il Media Center Al-Manar di Hezbollah) di nome Hassan Nasrallah, questo partito riceve tutto il denaro e le armi dall’Iran. Durante un discorso pubblico del 2012, trasmesso il 7 Febbraio 2012 dal canale arabo iraniano Al-Alam, Nasrallah aveva ribadito che “la Repubblica Islamica dell’Iran è la ragione per cui oggi siamo autosufficienti. Sia che il suo sostegno sia halal o haram, ci sta aiutando, perciò non abbiamo bisogno dell’aiuto di nessun’altro se non del suo”.

Questo è avvenuto pochi giorni dopo la dichiarazione di Ali Khamenei (Iran news – 3 Febbraio 2012): “È nostro dovere religioso sostenere la rivoluzione islamica aiutando i movimenti sciiti, come Hamas ed Hezbollah”.

L’8 Ottobre 2012 anche il quotidiano francese “Le Figaro” ha pubblicato una dichiarazione di fonti libanesi che hanno precisato il fatto che l’Iran ha speso l’enorme cifra di 30 miliardi di dollari per Hezbollah negli ultimi 30 anni.

Conclusioni

Si stima che dai 2 ai 2,5 miliardi di dollari del budget iraniano vengano spesi ogni mese per le attività belliche e terroristiche dell’IRGC in Medio Oriente.

Con il ripristino delle sanzioni, l’unica cosa da fare per i mullah del regime iraniano sarebbe interrompere le attività belliche in tutto il Medio Oriente e concentrarsi sull’economia del loro paese. Perché altrimenti sarebbero costretti a fronteggiare continuamente le enormi proteste come quelle a cui si è assistito al Gennaio di quest’anno. Ma i mullah temono che la fine delle guerre porterà anche la fine della loro forza. Perciò sono rimasti bloccati tra due punti pericolosi: la loro incapacità di proseguire la guerra in Medio Oriente e il dover affrontare sempre maggiori proteste in Iran.

Mahmoud Hakamian

@HakamianMahmoud

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