L’Assemblea Generale dell’ONU adotta una risoluzione sulle violazioni dei diritti umani in Iran Maryam Rajavi chiede all’ONU di creare una commissione per indagare sul massacro del 1988 in Iran, per perseguire e punire i funzionari responsabili

Martedì 19 Dicembre, l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato la sua 64a risoluzione sulle violazioni dei diritti umani in Iran.

Maryam Rajavi, la Presidente eletta del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana, ha accolto con favore la risoluzione dicendo: “Quando un regime ignora totalmente decine di risoluzioni dell'ONU sulle continue violazioni dei diritti umani in Iran e i suoi più alti esponenti si vantano pubblicamente di massacrare i prigionieri politici, la comunità internazionale deve adottare misure vincolanti per fermare i crimini di questo regime. Tutte le relazioni diplomatiche e commerciali con il regime teocratico dei mullah vanno a diretto beneficio degli interessi del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie di Khamenei (IRGC) e devono essere condizionate alla fine delle torture e delle esecuzioni in Iran e alla fine della distruttiva ingerenza nella regione. In assenza di una politica decisa, le palesi violazioni dei diritti umani, l'esportazione del terrorismo e del fondamentalismo e le attività belliche nella regione e nel mondo proseguiranno”.

Riferendosi all'appello contenuto nella risoluzione e diretto al regime iraniano affinché “dia il via ad un processo esaustivo di accertamento delle responsabilità, in risposta a tutti i casi di gravi violazioni dei diritti umani, compresi quelli in cui sono coinvolte la magistratura iraniana e le agenzie della sicurezza e… ponga fine all'impunità per tali violazioni”, Maryam Rajavi ha aggiunto: “L'esempio più significativo delle gravi violazioni dei diritti umani in Iran, è il massacro dei prigionieri politici del 1988, nel quale tutti gli esponenti del regime, e precisamente Ali Khamenei, insieme alla magistratura dei mullah e ai più alti funzionari incaricati della sicurezza e delle agenzie di intelligence furono coinvolti e complici. Essi lo difendono e finora sono rimasti immuni dalla punizione. Perciò la comunità internazionale deve affrontare la grande prova di indagare su questo enorme crimine contro l'umanità e di punire i suoi responsabili”.

Maryam Rajavi ha esortato l'ONU a creare una commissione d'inchiesta su questo caso, aggiungendo: “Questo è il primo passo per porre fine all'impunità dei criminali che governano l'Iran da 38 anni”.

L'Assemblea Generale dell'ONU ha espresso “grave preoccupazione per l'allarmante alta frequenza dell'imposizione e dell'esecuzione della pena di morte… per l'imposizione della pena di morte a minori e a persone che all'epoca del loro reato avevano meno di 18 anni, nonché per le esecuzioni praticate per crimini che non vengono qualificati come crimini gravissimi, a seguito di confessioni estorte con la forza” ed ha chiesto al regime iraniano “di abolire, nella legge e nella pratica, le esecuzioni pubbliche”.

La risoluzione dell'Assemblea Generale dell'ONU chiede inoltre al regime iraniano, di cessare e porre fine “alle torture e alle altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti”, “al diffuso e sistematico uso della detenzione arbitraria, compreso l'utilizzo di tali pratiche contro cittadini stranieri o dalla doppia cittadinanza”, “alle carenti condizioni delle carceri”, “al diniego di accesso ad adeguate cure mediche”, “alle diffuse e gravi restrizioni… alla libertà di espressione, di opinione, di associazione e di pacifica assemblea, sia online che offline”, “alle molestie, alle intimidazioni e alla persecuzione degli oppositori politici, dei difensori dei diritti umani, degli attivisti per i diritti delle donne e delle minoranze, dei leaders sindacali, degli attivisti per i diritti degli studenti, degli accademici, dei registi, dei giornalisti, dei bloggers, degli utenti dei social media e degli amministratori delle pagine dei social media, dei lavoratori dei media, dei leaders religiosi, degli artisti, degli avvocati e degli individui appartenenti a minoranze religiose riconosciute e non e delle loro famiglie”, “di porre fine alle condanne eccessivamente pesanti, come la pena di morte e l'esilio interno a lungo termine”, “alle rappresaglie contro individui che abbiano collaborato con gli organi per i diritti umani delle Nazioni Unite”, “a ogni forma di discriminazione e di altre violazioni dei diritti umani delle donne e delle bambine” e “di persone appartenenti a minoranze etniche, religiose o di altro tipo”.

Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana

19 Dicembre 2017

Mahmoud Hakamian

@HakamianMahmoud

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