LA RESPONSABILITA’ DEI MASSMEDIA, SPESSO ARTEFICI DI CONFLITTUALITA’ CIVILI E PENALI

Diciamocelo senza tanti formalismi volti ad attenuare o nascondere la responsabilità degli operatori massmediali che, anche noi, facenti parte della categoria giornalistica, non siamo del tutto indenni su fatti, anche seri, che, molto spesso, sono frutto di un comportamento che, a dire poco, è più prossimo alla provocazione piuttosto che al servizio di informare correttamente. E questa cosa deve finire anche nel rispetto della deontologia professionale.

Infatti, e sono in molti ad operare in questo metodo indecente per fare scoop, non disdegnando, con telecamere al seguito, di rincorrere chiunque sia, pur di fare notizia ad ogni costo, correndo anche il rischio sempre latente di qualche reazione da parte di chi, in quel preciso istante, potrebbe avere le p….girate per qualche motivo personale, anche di salute, o perché, cosa da non escludere, la moglie gli crea problemi…, reazione che potenzialmente, una persona stressata, potrebbe tradursi (potendo) con un calcio sulla bocca in direzione del giornalista-asfissiante. Ergo, certi colleghi, hanno un bel coraggio…

Non voglio riferirmi al fatto di ieri ad opera di un tale dal nome Spada che ha dato una forte musata ad collega nel pieno e corretto esercizio delle sue funzioni, tuttavia mi par di poter dire a ragione che anche il giornalista non deve essere asfissiante, scorretto e spesso prepotente, assillando chi, come vediamo spesso in TV, cerca di sfuggirgli, indipendentemente dalle ragioni, anche legittime, che “ l’inseguito “ potrebbe avere in quel momento. Io, per esempio, non mi ci metterei nei panni di quel “collega” giovanissimo, dai capelli color rosso-castano, sempre arruffato, barba incolta, un metro e mezzo circa di altezza che, ad ogni piè sospinto, insegue le “prede” non tanto per sentire cose serie quanto per ottenere un qualcosa che, al cento per cento dei casi, è frutto di provocazione che fa audience. Ma questo non è giornalismo, ma qualcosa di molto diverso che non fa onore certo alla categoria. Se poi ci lamentiamo che anche il giornalismo, come la politica, oggi vengono considerate al pari o meno del due di picche, allora facciamocene una ragione.

Dalla scomparsa di Indro Montanelli e qualche altro ad oggi, il giornalismo ha perso non solo in copie e share, ma anche in credibilità, se è ben vero che la gente non ha una buona opinione su questa nostra categoria, tra l’altro non sempre all’altezza come del resto succede oggi in tanti altri contesti professionali (ed io, su questo, non mi defilo). A ciò, ahimè, ha fatto seguito la sempre più accentuata impreparazione della politica che, come vediamo tutti i santi giorni, è diventata un teatro che va dalla tragedia alla comicità, dalla insipienza alla miseria per finire come laboratorio sul quale si esercita la magistratura, anche solo 48 ore dopo la votazione di qualche esponente. (Sicilia docet)

Detto questo in breve, lo dico come opinione personale, oggi la stampa non “scava” più sulla notizia come facevano i nostro vecchi maestri, ma preferisce creare il caso in funzione non certo della verità, ma in funzione della visibilità dell’operatore che, a furia di apparire in tv e fornire notizie “sui generis” rispetto a quella verità che vorrebbe l’utente, persegue invece un obiettivo personale di carriera e di profitto, spesso, se non quasi sempre, acuendo conflittualità civili che danno lavoro solo ai Tribunali e non giovano al bene comune. Tutto il resto è risaputo ad abundantiam.

C’è anche da chiedersi se i migliori giornalisti delle più importanti testate italiane (come vediamo in TV) si siano disaffezionati dalla carta stampata preferendo un lavoro-spettacolo che si coniuga meglio nei canali televisivi…stante la loro quasi quotidiana presenza sugli schermi, a volte anche in tre diversi canali.

Ma questa è solo una mia curiosità che, in qualche modo, giustifica quanto ho appena detto.

ARNALDO DE PORTI

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