IL PUNTO   n. 647 del 20  ottobre   2017

SOMMARIO: REFERENDUM LOMBARDO-VENETO – MANOVRE E MANOVRINE – TRUFFE BANCARIE – ITALIANI VERSO L’ESTERO

Tante volte, rileggendo magari dopo qualche mese gli spunti de IL PUNTO, scopro di aver puntualmente anticipato gli eventi che sono di solito molto più semplici di come ci vengono presentati, così come le loro conseguenze.
Ascolto commenti in TV di una banalità assoluta senza che vengano poste questioni-chiave come ad esempio (vale per i fatti di questa settimana) il futuro dei miliziani dell’ISIS rimasti senza capi e senza paga e che presto ci ritroveremo in Europa.
Infuria intanto la bufera sulle critiche di Renzi al governatore della Banca d’Italia che ha comunque “coperto” per anni la politica bancaria del governo. Con la sua consueta spregiudicatezza, avvicinandosi le elezioni, Matteo Renzi vuole apparire ora vergine da responsabilità per le truffe perpetrate ai danni dei risparmiatori.
Sullo sfondo anche l’ingombrante presenza di Maria Elena Boschi che ovviamente neppure pensa a dimettersi pur con un padre inquisito dalla stessa Banca d’Italia e in un plateale conflitto di interessi con le vicende di Banca Etruria…

SI AL REFERENDUM
Nonostante lo scontato boicottaggio dei “media” nazionali che ne minimizzano l’importanza mi auguro che molti veneti e lombardi domenica 22 ottobre vadano a votare per il referendum regionale che chiede maggiore decentramento ed autonomia per le loro regioni.
Credo che sia una iniziativa seria, doverosa e che andrebbe ripresa anche da altre regioni a cominciare dal mio Piemonte dove solo l’arroganza del PD si ostina a non tener conto di queste legittime istanze.
Dobbiamo scegliere: o le regioni non servono e allora vanno ridotte, liquidate e soprattutto devono costare comunque di meno, oppure deve valere l’inverso: visto che costano così tanto siano almeno responsabilizzate e si occupino di tutti gli aspetti di specifiche funzioni (ad esempio la sanità) con i cittadini che possano verificare quanto pagano e come vengano trattati
Non ha più senso che in Italia ci siano solo cinque regioni “autonome” a statuto speciale che ottengono fondi più delle altre (e spesso, male amministrate, sono diventate voragini di debiti) e che alla fine le regioni finanziariamente più danneggiate dai riparti statali siano proprio quelle che più contribuiscono al bilancio nazionale con le imposte e le tasse pagate dai propri cittadini. Fermo restando un doveroso “fondo nazionale di solidarietà” e per le spese comuni più i centri di spesa sono vicini ai cittadini più possono essere controllati.
Nessuno si illude che il governo centrale – di qualsiasi colore possa essere – dia spontaneamente attenzione alle istanze venete e lombarde a seguito dei referendum, ma se a votare saranno andati molti elettori quelle richieste “peseranno” di più e quindi – fatalmente – si aprirà una strada in questo senso.
Nessuno deve mettere in crisi l’unità nazionale del nostro Paese che deve restare unico ed indivisibile (e nessuno tra l’altro vuole farlo) ma gestirlo al meglio è una necessità e senza decentramento fiscale e finanziario non c’è via d’uscita.

FINANZIARIA: GRANDI MANOVRE (?)
“Non sarà una manovra di lacrime e sangue come si temeva” annuncia trionfalmente Paolo Gentiloni commentando la legge finanziaria di quest’anno, ma se si entra nel merito delle cifre – al di là dei titoli celebrativi – si scopre che oltre la metà delle “coperture” per pareggiare i conti sono il classico e consueto ricorso ad un maggior indebitamento pubblico, ovvero l’esatto contrario di quello che l’Europa ci chiede da sempre.
Ma non si può pretendere che la politica mostri rigore alla vigilia delle elezioni ed infatti non ci sono risparmi significativi di spesa pubblica, anzi, si allarga la borsa per il contratto degli statali e qualche nuova assunzione.
“Una finanziaria snella” ha detto Gentiloni che anche se verrà appesantita durante il tour parlamentare non stanzia nulla per la crescita e si fa un po’ di pubblicità con proposte di pochissimo contenuto come gli sgravi per i giardini condominiali (pochi euro di potenziali detrazioni a famiglia) o con gli incentivi per i nuovi assunti il cui stanziamento complessivo però – se si va a controllare – si scopre essere solo di 300 milioni pari alla miseria dell’ 1,5% della manovra, ovvero poche briciole.
Ma godiamoci quest’ultima finanziaria tranquilla ed accolta con benigno sorriso dai media: se l’anno prossimo il centro-destra dovesse vincere le elezioni potete stare tranquilli che saranno sì “lacrime e sangue”, proteste e scioperi generali – qualunque saranno le decisioni prese – con i sindacati sulle barricate e la sinistra a protestare. Intanto Padoan e Gentiloni – per evitarsi guai – hanno fatto altri debiti ed acceso il cerino acceso da passare i loro successori

BANCHE: RISPARMIATORI TRUFFATI E LE “VERGINI” DEL PD
La scorsa settimana un’autogru ha tolto dalla facciata della sede storica della BANCA POPOLARE DI INTRA il logo della nostra ex-banca popolare regalata per un euro – nel pacchetto di Veneto Banca – a BANCA INTESA con una spregiudicata manovra avallata dal governo e che personalmente mi sa tanto di truffa.
Lo è stata sicuramente per i tanti risparmiatori che sono stati imbrogliati con le azioni di VENETO BANCA ma anche quei correntisti che comunque avevano dei contenziosi in atto con questo istituto, spesso con assoluta ragione.
La truffa sta che non solo INTESA ha comprato per un euro la “polpa” di una banca (anzi, di due) che a loro volta ne avevano in pancia molte altre, ma anche che non abbia preso in carico nessuna pendenza “a debito” con buona pace dei creditori che adesso non hanno più possibilità concreta di agire legalmente contro i loro ex istituti.
Non solo quindi sono spariti nella nebbia i crediti deteriorati (spesso soldi prestati agli amici degli amici senza adeguate garanzie), ma anche i debiti delle banche verso la clientela.
Per BANCA INTESA (principale azionista della Banca d’Italia, ricordiamocelo!) è stata davvero una operazione fantastica.
Ma possibile che in uno stato “normale” i consumatori, i cittadini, le singole persone vengano così brutalmente imbrogliate dall’autorità politica e NESSUNO alzi una minima protesta?
Sono cose che mi indignano e che non sarebbero mai successe anche solo qualche anno fa. Ci voleva proprio questa sinistra paludata di pseudodemocrazia per portare a termine queste porcherie nel quasi totale disinteresse dei media.

Si inserisce in questo disastro la sorprendere mossa del PD di Renzi che ha chiesto la testa del governatore della Banca d'Italia, ormai prossimo alla scadenza.
A tutti è apparsa come una evidente mossa pre-elettorale per scaricare sul governatore Visco le responsabilità delle scelte politiche sulle banche, tutte peraltro fatte ed approvate dallo stesso governo Renzi.
Un modo spregiudicato, “alla Renzi”, per presentarsi un pò più vergini alle elezioni sperando nella poca memoria degli italiani con una ripulita di immagine.
Io mi chiedo piuttosto come possa restare nella sua veste strategica di “controllora” del governo la Maria Elena Boschi che si unisce ora al coro anti-Visco quando ha un padre inquisito dalla stesa Banca d’Italia che peraltro – per anni – ha minimizzato o coperto le porcherie di Banca Etruria dove il padre della Boschi era vicepresidente. Pensate per un attimo se un figlio di Berlusconi si trovasse in una situazione analoga….

ITALIANI ALL'ESTERO
Nel 2016 ben 124.076 italiani sono ufficialmente emigrati all'estero, quasi tutti alla ricerca di un lavoro. Ad essi se ne aggiungono decine di migliaia emigrati di fatto, ma senza trasferimento ufficiale della residenza. Di essi il 39% sono giovani tra i 18 e 34 anni, con un aumento del 23% sull'anno precedente.
Ragazzi e ragazze per i quali l'Italia ha pagato la formazione, il mantenimento, gli studi (moltissimi sono diplomati e laureati) ma che – al momento buono per entrare nel ciclo produttivo – non trovano lavoro e – da persone evidentemente di buona volontà – sono dovuti andati a cercarselo altrove.
Una catastrofe economica per i costi sostenti, ma è indegno che mentre ci affrettiamo ad accogliere centinaia di migliaia di migranti non si faccia NULLA (per esempio non c'è alcun stanziamento per loro nella decantata legge finanziaria) per trattenerli in Italia e investire su di loro. Non ci sono concrete opportunità di intraprendere, non ci sono prestiti d'onore, nessuna banca concede finanziamenti senza adeguate “garanzie” …e così il meglio se ne va.
Ma come un può un paese spendere ogni mese più di 1.500 euro per ciascun immigrato clandestino e subire contemporaneamente una emorragia di cervelli così evidente?
Eppure non si fa nulla per tentare di arginare il problema: è autolesionismo puro nei confronti delle nuove generazioni.

Buona settimana a tutti

Marco Zacchera

19:31 20/10/2017

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