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KAFKA: La sua identità  ebraica attraverso le donne che ha amato

Di Giovanna Canzano

7 settembre 2017

Italo Alighiero Chiusano ha osservato spesso che gli intellettuali sono persone molto particolari: non sono legati ai valori morali come le persone semplici, e, amano molto spesso stupire e trasgredire (Jesus n. 6, giugno 1991, p. 31).

Kafka era un intellettuale un po’ particolare: aveva le zampette anteriori che spingevano in avanti e quelle posteriori che spingevano all’indietro.

In Felice aveva cercato con le zampette posteriori tutto ciò che gli interessava del suo ‘passato’ di uomo ebreo, in Milena con le zampette anteriori tutto ciò che gli interessava del suo ‘futuro’ di uomo ‘laico’.

Entrambe le donne non rappresentavano altro che delle trasgressioni: chi voleva stupire? Forse suo padre, forse la società?

O, semplicemente voleva dimostrare che egli era un uomo capace di vivere nel passato e nel futuro,un uomo che viveva senza tempo, che annullandolo trovava la tranquillità della fede che non era mai riuscito ad avere.

Un uomo che a Felice passato e Milena futuro, era riuscito invece a trovare in Dora Dyamond la mescolanza del passato-futuro fusi insieme nella sua vita che aveva quel calore intatto del suo perduto ‘ghetto’.

giovanna@giovannacanzano.it

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