MARGINALMENTE n. 116 del 21.gen.2017



Un’Italia meravigliosa e un’altra vergognosa


C’è un’Italia meravigliosa, eroica, commovente, come quella composta dagli uomini che con scii e ciaspole hanno raggiunto di notte, al buio, sotto una bufera di neve, l’isolato albergo crollato – per una valanga – sopra oltre trenta persone. Mentre scrivo, alcune di quelle persone vengono estratte vive, compresi alcuni bambini, sempre grazie a volontari e professionisti del soccorso.


E poi c’è un’Italia indolente, incapace, parolaia che pensa solo a conquistare o mantenere il potere e parla, parla, parla. A parte la tragedia dell’albergo, da due settimane le popolazioni terremotate sono sotto metri di neve, in rifugi provvisori, con gli allevamenti senza neanche un tendone e gli animali direttamente sotto la neve. E lo scenario dei luoghi è rimasto quello del 24 agosto 2016, solo imbiancato dalla coltre bianca. Macerie che nessuno ha rimosso, rifugi che nessuno ha realizzato, strade che nessuno ha tenuto sgombre. E sono passati cinque mesi. Chi cinque mesi fa protestò per la nomina del pd Vasco Errani come commissario per l’emergenza (si disse per placare i dissensi della minoranza del partito dell’allora onnipotente Renzi) probabilmente aveva ragione.


Prendetela come volete, ma la verità sta nel confronto col terremoto de L’Aquila del 6 aprile 2009, gestito dall’allora governo Berlusconi e dalla protezione civile guidata da Guido Bertolaso. La verità sta nei fatti, non nella propaganda o nella “disinformatia” di stile sovietico che per odio politico infangò un bell’esempio di capacità italiana di dare risposta a una terribile emergenza.


I fatti sono questi. Il terremoto avviene il 6 aprile 2009, ma il primo pensiero – insieme ai primi soccorsi – è che l’inverno, a L’Aquila, è terribile. Il governo appronta il piano della costruzione in tempi record di case piccole ma confortevoli e, soprattutto, antisismiche. Le prime case (vedi la foto) vengono consegnate in cento giorni; le ultime in centoventi giorni. Se non ricordavate, avete capito bene: da tre a quattro mesi. In pieno solleone già sono pronti diciannove “villaggi” costruiti tutt’intorno alla città. In totale sono state realizzate (da aziende specializzate del Trentino, mica in Giappone…!) 5.653 appartamenti: 4.449 in muratura e 1.204 in legno. Gli appartamenti vengono occupati da 25mila aquilani che hanno perso la propria abitazione. Le case sono fornite di tutto, dai mobili agli elettrodomestici grandi e piccoli, dal televisore fino al frullatore. E nel frigorifero c’è un bel po’ di spesa, compresa una torta per festeggiare il ritorno alla normalità. Le case non sono come i vecchi casermoni popolari, ma sono graziose, a tre piani, colorate, con finestre e balconi. Intorno ci sono zone a verde e campetti da gioco. E i palazzetti sono sicuri, realizzati con tecnologie antismiche , per cui gli undicimila aquilani che ancora le occupano, anche in questi giorni sono tranquilli.


Questi sono i fatti. Se poi vogliamo parlare dei vizi sessuali di Berlusconi mi troverete d’accordo; se vogliamo parlare di certi suoi ministri inutili e arraffoni, d’accordissimo; se vogliamo parlare di tanti annunci non realizzati, per me va più che bene. Ma se fossi un abitante di Amatrice, vorrei avere la stessa “fortuna” che ebbero i poveri terremotati de L’aquila nel 2009.


E per questa settimana perdonatemi, ma il Marginalmente si ferma qui perché la tragedia dei fratelli italiani di Amatrice e dintorni (che hanno dovuto sopportare anche i messaggi vocali di “solidarietà” del premier Gentiloni che era a Berlino e del presidente della Repubblica Mattarella che era a passeggio davanti al Partenone di Atene) mi ha tolto la mia pur abbondante dose di buonumore.

Antonio Biella

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