MA CHI HA VERAMENTE VOTATO TRUMP?


Le ultime elezioni americane sono state senza dubbio le più discusse di sempre: in passato non ci sono mai stati due avversari così distanti l'uno dall'altro ed i toni della campagna elettorale sono stati molto accesi: tutto ciò ha favorito una netta polarizzazione del voto. I sondaggi, anche quelli a ridosso dell'election day, sembravano premiare la Clinton, ma alla fine è stato Trump ad essere eletto presidente. E' interessante cercare di capire da dove sono arrivati i voti che hanno permesso al tycoon newyorkese di diventare il 45° presidente degli Usa.


La prima cosa che salta all'occhio è che la Clinton ha preso più voti del vincitore ma non è riuscita a prendere la Casa Bianca: non è la prima volta che ciò avviene negli Stati Uniti, anzi ci sono precedenti abbastanza recenti, come quello del 2000, anno in cui George W. Bush sconfisse Al Gore nonostante quest'ultimo avesse ricevuto più voti. Ciò è stato reso possibile dal doppio “livello elettorale” degli Usa. Per vincere le elezioni bisogna raggiungere i 270 grandi elettori, che vengono a loro volta scelti dai cittadini. Ogni stato porta in dote un numero di elettori a seconda del numero di abitanti; chi riesce a conquistare la maggioranza in uno stato, si porta a casa tutti i grandi elettori indipendentemente dallo scarto con cui ha la meglio. Naturalmente non sempre questo sistema porta a vincere colui che riceve più voti a livello nazionale, ma negli Stati Uniti l'attuale legge elettorale non è mai stata considerata iniqua; altri casi come quello Clinton-Trump oppure Gore-Bush sono avvenuti anche nel 1800. Comunque, nonostante il minimo margine, il tycoon è andato con facilità ben oltre i 270 “grandi elettori”.


Adesso ci tocca capire da chi sono arrivati i voti che hanno reso Trump presidente. Ancora una volta dobbiamo fare affidamento ai sondaggi (che quest'anno sono stati tutt'altro che impeccabili) ed in particolar modo agli exit-poll che si trovano su sito della CNN http://edition.cnn.com/election/results/exit-polls/national/president.


Dai dati presenti si possono trarre molte considerazioni: il primo elemento che salta all'occhio è il voto di genere: le donne hanno preferito Hillary mentre gli uomini Trump. Fino a qui nulla di straordinario, in particolar modo alla luce delle affermazioni sessiste del miliardario. Le percentuali, però, mostrano come in realtà queste frasi non abbaino influenzato più di tanto il voto; infatti il dato registrato tra le donne della Clinton è inferiore rispetto a quello preso da Obama (54% contro il 55%).


Tra i giovani ha vinto Hillary, nonostante anche in questo caso la candidata democratica abbia perso consensi rispetto alla scorsa tornata elettorale, col 52% (fascia 18-44) mentre tra i più anziani Trump ha avuto la meglio col 53% (fascia 45>). Si notano differenze lievi anche tra classi con censi diversi: nelle fasce con reddito inferiore ai 50.000$ annui la candidata democratica ha avuto la meglio, mentre in quelle più ricche Trump ha sopravanzato la sua rivale.


Un altro dato curioso riguarda il voto per appartenenza religiosa: coloro che si sono dichiarati cristiani hanno votato prevalentemente Trump (il 62% dei protestanti, il 52% dei cattolici, ed il 61% dei mormoni) mentre ebrei e non credenti hanno preferito la Clinton (rispettivamente al 71% ed al 68%). Per quanto riguarda il livello di istruzione, i laureati hanno preferito la Clinton (52%) mentre quelli che non hanno finito il college hanno scelto Trump (52%).


Un dato abbastanza prevedibile, ma sempre importante, riguarda il voto in base alla zona di provenienza: gli abitanti delle aree urbane hanno scelto la candidata democratica (59%), mentre quelli delle periferie e delle zone rurali hanno preferito lo sfidante repubblicano (50% e 62%).


La parte più interessante riguarda però senza dubbio il voto per etnia: i bianchi hanno di gran lunga preferito il tycoon newyorkese (58%), mentre tra gli altri ha stravinto la rivale democratica, col 65% per asiatici e ispanici e addirittura l'88% tra i neri. Nonostante quella della Clinton sembri una vittoria straripante tra gli “stranieri”, bisogna ricordare che la percentuale tra i neri è aumentata solo dell'1%, mentre quella tra gli ispanici è scesa del 6%: sembrerebbe che le minacce di Trump (dalle espulsioni al muro sul confine col Messico) non abbiano impaurito più di tanto gli appartenenti ad etnie non-bianche.


Ciò che si può riassumere da questi dati è che non ci sono state particolari differenze (tranne che per le etnie) nelle varie categorie analizzate; dunque è difficile fare un identikit dell'elettore-tipo di Trump poiché il tycoon è riuscito a ritagliarsi il suo spazio anche in gruppi sociali che sembravano a lui ostili.

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