ELEZIONI AMERICANE: TRUMP VINCE GRAZIE A UNA INTERA CAMPAGNA ELETTORALE FOCALIZZATA SUL PERSONAL BRANDING

La vittoria del miliardario repubblicano segna la fine delle campagne politiche tradizionali fondate sui programmi strategici e sulla reale competenza politica: ‘The Donald’ nuova icona USA

Milano, 9 novembre 2016 – Questa mattina il mondo ha accolto con un certo sgomento e molta sorpresa la scioccante notizia: Donald Trump è il quarantacinquesimo Presidente degli Stati Uniti. “Che piaccia o meno ha vinto il personal brand più forte”, commenta Gianluca Lo Stimolo, CEO e fondatore di Stand Out, prima agenzia di personal branding italiana.

“Trump ha vinto grazie a una scelta di comunicazione geniale – prosegue Lo Stimolo – Non potendo competere sul fronte programmatico per inesperienza e totale impreparazione, ha scelto di “buttare in vacca” le soluzioni reali in generale, dell'avversario ma anche proprie, con una sequenza imbarazzante di boutade su temi controversi (legati alla sicurezza e all'identità americana: immigrazione, armi, Isis, ambiente e petrolio, grandeur americana) il cui unico scopo era spostare l'attenzione dell'elettorato dalle soluzioni programmatiche alle capacità personali e al successo personale, terreno su cui The Donald è un'icona assoluta del sogno americano, nel cui immaginario anche i fallimenti sono sinonimo di un percorso vittorioso”.

Quella di Trump è una pura vittoria di personal branding, in cui il marchio conta più dei proclami e dei programmi. “Questo successo segna il declino della comunicazione politica tradizionale, e al contempo la vittoria del personal brand. Il brand 'The Donald'”, prosegue Lo Stimolo.

“Dopo aver fatto la sua campagna alle primarie, abbastanza giocata sul concetto di personal branding, ha totalmente virato verso la scelta di dichiarazioni al limite del paradossale. Le sue boutade hanno avuto un pessimo riscontro nel resto del mondo, perché tutti lo hanno considerato un pazzo. In America però è rimasto ‘The Donald’, il simbolo assoluto del sogno americano e il simbolo assoluto dell’uomo di successo”.

Ma se è vero che il brand ‘Donald Trump’ era potentissimo fin dall’inizio, il passaggio straordinario è avvenuto dopo. “Trump a un certo punto ha scelto di abbandonare il confronto alla pari con la Clinton, poiché andava a scontarsi con una competenza indiscussa. Hillary era indubbiamente quella qualificata dei due e ha cercato di far passare questo messaggio in tutti i modi. I suoi punti di forza erano l’esperienza governativa e quella programmatica, e il suo programma era davvero ampio e ben studiato”. È qui che è arrivato il cambio di rotta determinante per la vittoria, secondo Lo Stimolo: “Trump a un certo punto si è chiesto: ‘Cosa posso fare io, che non ho quella competenza ed esperienza politica, per vincere?’. È lì che ha avuto l’intuizione geniale di rompere qualsiasi schema di comunicazione con messaggi provocatori talmente forti da risultare incredibili anche per i più fanatici, che comunque ha preso, e che gli hanno creduto. In questo modo ha distolto totalmente l’attenzione dai programmi della Clinton e dalla propria mancanza di idee. È evidente che tutte le sue boutade erano provocazioni, un modo per dire “Pensate veramente che voglia costruire un muro al confine col Messico?”, così come “Pensate che quello che dice la Clinton sia vero? O che io voglia realmente abolire l’ente ambientale?”. Le persone mediamente intelligenti hanno capito che si trattava di provocazioni e per questo lo hanno votato. Con le sue dichiarazioni ha ucciso la linea programmatica dell’avversario ma ha ucciso anche le linee programmatiche in generale, spostando l’attenzione sulla persona, su un brand personale di indiscusso successo. “Chi è di successo qui? Io che ho creato aziende e posti di lavoro o una che nella sua vita ha fatto solo politica e non ha mai realmente lavorato in vita sua?”. E gli americani lo hanno votato.

C’è poi una seconda considerazione che riguarda un fattore di coerenza e di autenticità del personal brand. “Gli elettori hanno preferito il candidato che ha presentato se stesso in maniera più coerente con il proprio messaggio, quello di un outsider molto poco politically correct e spesso rasente la volgarità, ma certo più autentico, a una candidata più esperta ma gelida e ‘upper class’ che ha cercato di mostrarsi umile ed empatica, non essendolo per niente”, conclude Lo Stimolo.

Giovanna Castagnetti
Press Office Manager

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