MINORI. IL ‘PARADIGMA DEL PREMATURO’ AIUTA A SPIEGARE LA VULNERABILITA

LO PRESENTA ELENA VANADIA, NPI IDO, AL CONVEGNO A ROMA VENERDI’

Roma, 19 ottobre – “Diversi lavori scientifici già pubblicati ci aiutano a comprendere quale possa essere la percezione materna della vulnerabilità del bambino e quali possano essere le difficoltà nei processi di regolazione e integrazione alle quali il piccolo può andare incontro”. Facendo riferimenti a questi ed altri studi Elena Vanadia, neuropsichiatra dell’Istituto di Ortofonologia (IdO), parla del “paradigma del prematuro” e lo spiegherà al XVII convegno nazionale, venerdì 21 ottobre a Roma, per affrontare il tema de ‘L’importanza dell’individuazione precoce della vulnerabilità’.
La vulnerabilità “può essere definita come fragilità o come mancanza di resilienza. L’attenzione è sulla vulnerabilità in quanto condizione predisponente al manifestarsi di un disturbo- continua la studiosa-, infatti un soggetto vulnerabile, in occasione di un evento stressante o più eventi di minore intensità ripetuti, può manifestare una patologia (nel nostro caso psicopatologia). Ovvero vulnerabile è quell’organismo che ha raggiunto, o non è in grado di assorbire, una tale quantità di stress per cui si disorganizza”.
Per affrontare la vulnerabilità in senso neuropsichico Vanadia monitora i fattori biologici, ambientali, quelli predisponenti o stressanti e di protezione, le risorse personali del bambino e le possibili modalità d’intervento. Inoltre, non parla solo di trattamenti abilitativi e riabilitativi ma anche di prevenzione. E proprio in quest’ottica che l’IdO ha elaborato la scheda di screening 0-24 mesi: “Una volta individuata una vulnerabilità specifica in una o più delle aree di sviluppo analizzate dalla scheda- precisa il medico- possiamo dare suggerimenti e strumenti abilitativi, ai genitori e ai caregivers in genere, per cercare di modificare quella traiettoria di sviluppo facendola rientrare in una evoluzione normotipica”.
Centrale è il concetto d’individualizzazione delle cure, “specialmente in un campo come quello della neuropsichiatria infantile in cui le modalità di presentazione sono le più variegate, in cui la plasticità è massima, soprattutto nei primi anni di vita, e i sistemi relazionali giocano un ruolo predominante in quella che sarà la base della struttura della personalità. Da qui- ricorda Vanadia- il ponte verso un approccio terapeutico che tenda ad attivare le risorse e la motivazione prima ancora di abilitare, che punti a regolare ed integrare i processi prima ancora di richiedere le prestazioni, e infine che rimandi ogni volta a un approccio autentico e originale purché fondato su solide basi teoriche e metodologiche. Per parlare di vulnerabilità- afferma la neuropsichiatra- bisogna prima conoscere lo sviluppo, le sue possibili deviazioni oltre che i quadri francamente patologici. Bisogna riflettere e osservare non solo i comportamenti ‘istantanei’ del bambino, ma tutto ciò che gli ruota intorno e l’ambiente i n cui è immerso. In particolare, dobbiamo continuare a considerarlo come una persona portatrice di un disagio e un disturbo, piuttosto che un disagio e un disturbo”.
Il paradigma del prematuro è emblematico per spiegare la vulnerabilità perché “il prematuro è per eccellenza un soggetto vulnerabile. Un bambino che viene al mondo prima del tempo e che trova ad accoglierlo un sistema affettivo-relazionale traumatizzato. Il paradigma del prematuro si riferisce quindi sia alla sua fragilità, reale o attribuita. È interessante l’elemento della percezione materna della vulnerabilità del bambino- sottolinea Vanadia- perché il nato pretermine, essendo stato tra la vita e la morte, rischia di essere percepito come più fragile anche quando il rischio sia stato superato. Descrizioni come quella della 'sindrome del bambino vulnerabile' indicano tutta una serie di comportamenti e di alterazioni dello sviluppo dipendenti, in parte, da questi atteggiamenti di cure disfunzionali”. Nei possibili quadri clinici e deviazioni dello sviluppo che la neuropsichiatra affronterà al convegno, si farà cenno in particolare ai disturbi relazionali. “Per cui dai disturbi dell’attaccamento si passerà a i disturbi della regolazione fino ad arrivare agli autismi. Verrà affrontata- conclude Vanadia- una panoramica di ciò che possiamo individuare nei primi anni di vita”.

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