Referendum. Vado a simpatie e antipatie

Non m’intendo un granché di politica e neppure d’economia, l’unica economia della quale m’intendo è quella che faccio in casa mia per arrivare a fine mese, senza aver speso più della modesta pensione che percepisco. Diciamo che in questo sono abbastanza brava. E poiché non m’intendo di politica e di economia e la Costituzione la conosco solo in minima parte, per votare il 4 dicembre ho deciso che mi affiderò ai sentimenti e non alla ragione. Voglio dire che andrò a simpatia. Faccio male? Non so, qualche sera fa, per esempio, ho ascoltato in Tv, il confronto tra il costituzionalista Gustavo Zagrebelsky e Matteo Renzi. Non è che ci abbia capito molto. Ma l’impressione è stata netta: l’antipatico in assoluto per me è stato Renzi. Si agitava, cercava di non far parlare l’interlocutore, di metterlo in difficoltà, cambiava continuamente espressione, faceva finta di commuoversi, recitava, insomma faceva il furbo. E a me i furbi sono antipatici. La mia simpatia è andata al costituzionalista. Ogni tanto mi è capitato anche di ascoltare in Tv la ministra Boschi. Ogni volta che finisce una frase ti sfodera un sorriso. Una frase e un sorriso. Una frase e un sorriso. Sono più i sorrisi che le parole. A me le persone troppo contente, quelle che ridono sempre, anche quando ci sarebbe da piangere, sono antipatiche. Poi ho sentito che alcuni Stati vogliono che in Italia vinca il sì. A me gli stranieri che s'impicciano dei fatti nostri, sono antipatici. E gli straricchi? Sembra che gli straricchi siano per il sì. A me quelli troppo ricchi non piacciono per niente. Infine, ma questa la sento come una colpa, una vicina di casa che non sopporto perché è pettegola e parla male di tutti, mi ha detto che voterà sì perché le piace Renzi. Che odiosa! Pure lei, la pettegola, va a simpatie e antipatie come me. Secondo voi come voterò?

Francesca Ribeiro

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