MARGINALMENTE n. 99 del 24.set.2016



La tratta dei giornali (schiavi)


Maurizio Belpietro , mandato via dopo anni dalla direzione di Libero, ha dovuto fondare un nuovo quotidiano (ben fatto), La Verità, per sentirsi…libero. E ha scritto un libro: “I segreti di Renzi”, che ha come sottotitolo “Tutto quello che non vogliono farvi sapere”, in cui ha raccontato – tra l’altro – anche la sua cacciata dal precedente giornale. Il racconto è illuminante ma difficile da sintetizzare. Ci provo.


Libero è di proprietà di Antonio Angelucci, il “re” delle cliniche romane, parlamentare già di Forza Italia, poi passato insieme a Denis Verdini alla corte di Renzi. Pare che Angelucci, per le sue cliniche, vanti da molti anni un credito enorme arrivato a 800 milioni di euro (avete capito bene) nei confronti della Regione Lazio, ora presieduta dal Pd Zingaretti. Negli ultimi tempi, grazie all’amico Verdini, che col suo cambio di casacca ha salvato Renzi in Parlamento, si è intavolata una trattativa per ottenere il pagamento dell’enorme credito. Quando Belpietro, direttore di Libero (di proprietà di Angelucci) sparò un’inchiesta sulle magagne della famiglia Renzi , Angelucci prima, e Verdini subito dopo, andarono su tutte le furie. Quando Belpietro ha continuato a pubblicare cose sgradite a Renzi, ha avvertito che l’aria a Libero si faceva pesante. Quando si è saputo che era pronta una campagna di Libero in favore del “no” al referendum renziano, il direttore è stato licenziato.


Questi, in estrema sintesi, i fatti. Scandalizzarsi per il fatto che un imprenditore che lavora con lo Stato sia anche proprietario di un quotidiano e cerchi di usare questo mezzo per favorire i suoi affari da imprenditore, non ne vale la pena: è scontatissimo. Magari ci si può compiacere per la schiena dritta del giornalista direttore Belpietro. Il vero, enorme scandalo per cui dovremmo fare capriole è che lo Stato diventi debitore di un’azienda per cifre enormi e a tempo indeterminato. Non conosco gli affari di Angelucci, ma se quei soldi non gli fossero dovuti, bisognerebbe arrestare l’imprenditore fraudolento e azzerare la somma. Se, invece, quei soldi lo Stato deve pagarli, allora è uno scandalo enorme negare 800 milioni di euro a una azienda. In primo luogo perché così la si fa fallire; in secondo luogo perché è così che si pone sotto ricatto un imprenditore che “casualmente” è anche proprietario di un giornale. Insomma, io non ti pago una montagna di soldi e quando ti dico che forse ti pagherò, chiedo che il tuo giornale non mi disturbi politicamente. Sapete come il Codice Penale chiama questo intreccio. Ma, chissà com’è, la magistratura non ha avviato un’inchiesta per accertare fatti che potrebbero essere – secondo la ricostruzione di Belpietro – gravissimi e che se dimostrati potrebbero essere di concerto con le “purghe” avvenute di recente alla Rai. Se l’informazione è asservita al potere, che senso ha chiamarci ancora repubblica democratica?


Vòlano sempre gli stracci


La reginetta dei “ministri per caso” è sempre il ministro alla Salute, Beatrice Lorenzin. La Lorenzin ha un precedente terribile: nel corso di una discussione su un provvedimento che riguardava la sanità lei affermò testualmente: “Non lo so, io sono solo il ministro”. Capite? Una che è “solo” ministro dovrebbe spiegare perché prende “solo” lo stipendio. Adesso ha fatto un macello con la campagna del “giorno della fertilità”, stupidamente chiamato dal governo filo anglofono “Family day” che fa più figo. Io non sono di quelli con la puzzetta al naso però, francamente, la porcata del manifesto con i belli e biondi che interpretano i comportamenti corretti da una parte, e i negretti che si fanno gli spinelli dall’altra, mi sembra indecentemente razzista. E il “ministro per caso” che fa? Licenzia l’incaricato alla comunicazione come se lei, ancora una volta, non c’entrasse niente, non avesse responsabilità: la Lorenzin è sempre…”solo il ministro”. Ma una da licenziare sarebbe proprio lei!


Offesi in chiesa dall’imam


Vi ricordate qualche settimana fa quando, a seguito dell’ennesimo attentato terroristico, si decise di pregare , nelle chiese cattoliche, insieme ai musulmani? Bene, un amico sacerdote mi ha dato il testo della sura che apre il Corano che un imam ha candidamente letto in una cattedrale cattolica durante una di queste “preghiere comuni”. Dopo la tradizionale invocazione a Dio, l’imam ha letto: “Guidaci sul retto sentiero, il sentiero di coloro che hai colmato dei tuoi favori (che per i musulmani sono loro stessi – n.d.r.), contro i quali non sei adirato (quindi Allah è adirato con gli “altri” – n.d.r.) e che non vagano nell’errore”.


Quelli che vagano nell’errore e contro i quali Allah è adirato, sono i cristiani e gli ebrei. E questa sarebbe una preghiera comune e di pace? E i sacerdoti cattolici presenti sorridevano compiaciuti.


Un’altra contraddizione: i musulmani nelle nostre chiese hanno tenuto il capo coperto perché, hanno spiegato, per loro è segno di rispetto. Strano, però, che loro in moschea si tolgono le scarpe, in segno di rispetto, mentre nelle chiese cattoliche sono entrati con tutte le scarpe. Il capo coperto sì e i piedi scoperti no? Quando sentite dire che loro disprezzano noi cristiani e occidentali, potete capire perché: perché siamo troppo stupidi come uomini e deboli come credenti.


Morandi, tira fuori la grinta!


Tutti amiamo Gianni Morandi, il cantante che ha costruito una delle colonne sonore della nostra vita. Però l’uomo potrebbe essere un po’ meno fifone, meno attento al politicamente corretto. E’ accaduto che domenica scorsa è andato a fare la spesa a un supermercato con la moglie e ha messo la foto su Facebook con la scritta “Buona domenica! Ho accompagnato Anna al supermercato”. Apriti cielo. I moralisti della tastiera l’hanno coperto di improperi condannando le aperture domenicali dei supermercati, contro i “padroni” che sfruttano i lavoratori di domenica, e contro gli “approfittatori” come Morandi che aspettano la domenica per andare a fare la spesa quando potrebbero farla durante la settimana, ecc.


E lui, il Gianni nazionale, un po’ da mammalucco, invece di rispondere per le rime non ha trovato soluzione più comoda e più vile che scusarsi.


Scusarsi? Questo popolo col cuore avvelenato che sentenzia tutto su tutti, in realtà vive dietro a una tastiera e conosce poco della realtà. Se queste persone parlassero con i dipendenti, scoprirebbero che la maggior parte è contenta di fare qualche domenicale per portare a casa un po’ di soldi in più, perché chi ha famiglia e fa il magazziniere o la cassiera (con stipendio non proprio da nababbi) non disdegna il lavoro e un salario migliore.


E poi, chi si indigna per il lavoro domenicale nei supermercati (Chiesa compresa…) chissà perché dimentica che la domenica – ma anche a Natale e a Pasqua – lavorano i medici e gli infermieri, i giornalisti e gli edicolanti, poliziotti e carabinieri, baristi, ristoratori, ferrovieri , autisti di bus, pescatori, controllori di volo, piloti e hostess, musicisti, attori, bigliettai di cinema e musei e un’infinità di altre categorie. Perché solo con le cassiere della Conad si fa peccato mortale?

Antonio Biella

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