MARGINALMENTE. 98 del 17.set.2016



Di Canio, il Duce e Damascelli

Come avrete saputo, l’ex giocatore della Lazio, Paolo Di Canio, ora commentatore sportivo per Sky, è stato sospeso dall’incarico per colpa di un tatuaggio. Durante una trasmissione, l’ex giocatore è apparso in maglietta a maniche corte e sul bicipite destro, fra cento tatuaggi si è vista la scritta “DUX”. La scoperta sicuramente non ha sorpreso nessuno, visto che Di Canio non ha mai fatto mistero della sua fede mussoliniana, tanto che salutava i tifosi con un impeccabile saluto romano. Ma quelli di Sky hanno pensato di doversi scusare “Con tutti quelli ai quali abbiamo urtato la sensibilità…” e hanno sospeso il loro commentatore sportivo.


La questione sembra semplice (e risolvibile con le maniche lunghe) ma pone almeno un paio di riflessioni. Prima: Di Canio non ha fatto apologia del fascismo parlando, cioè abusando del microfono datogli per commentare le partite e invece usato per vantare le imprese del Ventennio; e neppure ha approfittato delle telecamere per salutare a braccio teso i telespettatori. Si è solo visto un tatuaggio (fra i tanti che ha) con la scritta incriminata. Ci sono milioni di persone che esibiscono magliette o tatuaggi così idioti che mi fanno preferire di gran lunga tanto il Duce quanto il Che.


Seconda riflessione: dove porta il punire uno perché “avrebbe potuto urtare la sensibilità” di qualcun altro? Se siamo a questo punto, con la sensibilità rompiscatole che ho io, dovrei far licenziare mezzo mondo dell’informazione. E se ci mettiamo la sensibilità degli omosessuali? E la sensibilità dei cinofili? E la sensibilità dei vegani? E quella dei musulmani? Ecc. ecc. In Italia – si sa – ce ne possiamo fregare solo della sensibilità dei cattolici.


A proposito, nel raccontare questa storia su Il Giornale, un noto e stimato giornalista come Tony Damascelli è scivolato su una buccia di…vocabolario. Descrivendo l’immagine di Di Canio, il giornalista ha scritto di una maglietta che metteva in evidenza il suo “petto eburneo”. Adesso, la maglietta era scura, il petto – con tutti i tatuaggi – sicuramente scuro, che cavolo voleva dire Damascelli col termine “eburneo” che, com’è noto ai più, significa “di avorio” cioè bianco, e non certo robusto e muscoloso come si capisce dal testo (forse nerboruto?). Damascelli, Damascelli, con quell’eburneo mi hai già urtato la sensibilità…


Rifiuti: Milano-Roma 4-1


La notizia viene da un’inchiesta di due paginoni pubblicata in settimana da La Stampa e fa davvero cascare le braccia. In sintesi il fatto è questo: a Milano smaltire una tonnellata di rifiuti costa cinquanta euro; a Roma costa duecento euro, quattro volte di più. Se vi siete ormai assuefatti alle assurdità italiane, va bene, non parliamone neanche, ma se pensate ancora di vivere in un Paese unico e unito, prego, abbiate un sussulto di sdegno.


Pensate ai fiumi d’inchiostro versato per dire che una siringa non poteva costare cento lire qui e mille lire là, che occorreva unificare il prezzo dei beni acquistati dallo Stato, ecc. e ora ci troviamo un costo su milioni di tonnellate di monnezza, ovvero sul più grande e lucroso giro d’affari possibile, con differenze del 400 per cento. Ovvio che in certe aree d’Italia – vedi Roma per tutte – si incontrino politici mafiosi con mafiosi politici e il problema non si risolve mai e l’ “emergenza” diventa la regola che “regola” i contratti (scusate il bisticcio ma era troppo bello!).


Milano, nel nostro caso, è quattro volte migliore di Roma o, se preferite, Roma è quattro volte peggiore di Milano. Ma il Ministero dell’Ambiente (chissà quante migliaia di stipendi) niente ne sa? E i tanti magistrati d’assalto, liberati dall’impegno gravoso di spulciare la vita privata di Berlusconi, niente ne sanno?


La migliore della settimana


Siamo ormai convinti che quelli del M5s sono una armata Brancaleone da far paura, che solo la disperazione italica poteva portare a posti di potere in Parlamento e in alcune città. La tragedia Roma è – per ovvi motivi – la più evidente, ma è assurdo che a dare lezioni di buona politica e buon governo siano quelli del Pd che hanno sempre governato la capitale (tranne la parentesi Alemanno) per ultimo con quel Marino detto “il marziano”; o che siano quelli di centrodestra che hanno il doppio peccato di aver dato ai romani la giunta Alemanno, e poi di aver perso le ultime elezioni per… abbandono, ovvero disaccordo interno e doppio candidato.


Per questo mi è particolarmente piaciuta la battuta del grigio Gianni Cuperlo, oppositore interno a Renzi il quale, alla domanda di un cronista su quale consiglio darebbe al sindaco Raggi, ha evitato di rispondere citando Fabrizio De Andrè e la sua “Boccadirosa”: “La gente dà buoni consigli quando non può più dare il cattivo esempio”. Che poi è soprattutto una risposta ai suoi dem renziani.


Un altro attico scontato


Che poi, accendendo i riflettori sulla capitale, non volete che sia stato “illuminato” un altro attico passato di mano in maniera non proprio lineare? E’ la vera caratteristica di Roma. Lo ha scoperto il settimanale L’Espresso seguendo le mosse di quel tale Raffaele Marra, già direttore del Patrimonio e della Casa nell’infausta giunta Alemanno, poi vicecapo di gabinetto del sindaco Raggi. Il responsabile Casa nel periodo alemanniano…comprò casa anche lui. Ma l’affare puzza, e forte pure. In primo luogo perché comprò un attico lussuoso dal gruppo di Sergio Scarpellini, un costruttore che fa affari d’oro proprio col Comune di Roma. In secondo luogo (ma forse viene prima del primo) il potente Marra ebbe uno “sconticino” di mezzo milione di euro: invece di pagare un milione e 204mila euro, ne pagò solo 728mila. Ma non pensate subito a male: a Roma molte operazioni immobiliari si fanno “a insaputa” del beneficiario. Ricordate?


Migranti economici?!?


Scusate se ho preso l’abitudine di fare i conti in tasca agli altri, ma certe volte…


Qualche giorno fa, al largo di Santa Maria di Leuca, in Puglia, la Guardia di Finanza ha fermato un veliero bialbero che trasportava 75 migranti. Una volta operato il solito “salvataggio”, si è appreso che gli uomini e le donne (compresi dodici bambini) avevano pagato per la lussuosa traversata dai cinque ai seimila dollari a testa che sono poco meno dei rispettivi 5-6mila euro. E adesso cosa ci diranno, che anche questi sono “migranti economici” che fuggono dalla fame?


Cesso d’oro, arte di m…


Già vi vedo in brodo di giuggiole per questa notiziona superintellettuale. Il nostro grande artista Maurizio Cattelan si è superato con una nuova e importante opera d’arte. Cattelan, per i pochi a digiuno di arte moderna, è quello che ha realizzato il grande dito medio esposto davanti alla Borsa di Milano. Ma che ha fatto il nostro? Un’ideona, che credo superi Michelangelo: un cesso tutto d’oro! Un cesso vero, solo di oro, che funziona davvero da cesso. La meravigliosa opera d’arte è stata esposta mica nella vetrina della ferramenta sotto casa. No!!! E’ stata esposta dov’era giusto , nel famosissimo Museo Guggenheim di New York. E, pensate, ogni visitatore potrà usare l’opera d’arte…proprio come un cesso vero e proprio. Insomma, farci i propri bisogni, di tutti i tipi! Ma ci pensate?!? “Sarà un’opportunità unica e intima – hanno scritto quelli del Guggenheim – di ritrovarsi faccia a faccia con l’arte”.


E pensare che un cretino come il Bernini si limitava a fare fontane a forma di barca in piazza di Spagna; e quei due sfigati di Nicola Salvi e Giuseppe Pannini ci hanno lasciato solo quell’insulsa Fontana di Trevi, per niente unica e per niente intima…

Antonio Biella

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