Tra le principali riforme messe in cantiere dal governo(job act, riforma del sistema elettorale, riforma della Pubblica Amministrazione, bonus degli 80 euro in busta paga) vi è quella del Senato che il premier considera il suo fiore all’occhiello perché di rango costituzionale.
Con la riforma del Senato si supera il bicameralismo paritario previsto dalla nostra attuale Costituzione.
Il futuro Senato non sarà più elettivo; i senatori infatti non saranno più eletti dai cittadini ma dai consigli regionali.
Ma il Presidente del Consiglio non aveva parlato di abolizione della nostra Camera Alta?
Sarebbe allora più corretto parlare semplicemente di rinnovamento del Senato che continuerà a esistere sebbene con un altro nome: Camera delle autonomie.
Ma quale era la funzione del Senato prefigurata dai nostri padri Costituenti? Quella di costituire nel procedimento di formazione delle leggi una maggiore ponderazione da parte del legislatore ed un equilibrato e necessario contrappeso alle decisioni licenziate dall’altro ramo del nostro Parlamento: la Camera dei Deputati.
Con la riforma questo sistema finora in vigore salta. Un bene o un male?
Ai lettori la risposta.
Cinque senatori saranno nominati dal Presidente della Repubblica. Anche qui nessuna novità rispetto a quanto previsto dall’attuale articolo 59 della Costituzione.
Il Presidente del Consiglio aveva poi parlato di risparmi per le casse dello Stato dovuti all’eliminazione della cospicua indennità parlamentare spettante attualmente ai senatori.
Anche qui nessuna novità si prefigura all’orizzonte.
Perché i futuri nuovi senatori (74 consiglieri regionali, 21sindaci più i 5 senatori nominati dal Capo dello Stato) continueranno a ricevere un compenso economico per lo svolgimento del loro mandato.
A questo punto il premier potrebbe giustamente obiettare che chi scrive è un gufo dalla scarsa memoria perché i senatori con la riforma diminuiscono da 315 a 100 con evidente risparmio economico per l’erario.
Eccezione fondata che però cozza con un incontrastabile dato di fatto: i senatori non spariscono e continuano ad essere pagati.
E retribuiti molto bene; gli emolumenti spettanti ai consiglieri regionali sono infatti molto elevati.
Nulla a che vedere con gli stipendi medi della maggioranza degli italiani che arrivano con grandi difficoltà alla quarta settimana.
Cercare per credere.
Nessuna novità neanche sul fronte dell’immunità parlamentare che i nuovi senatori conserveranno.
Le uniche novità risiedono nel voto di fiducia al governo di competenza della Camera dei Deputati e nelle materie di competenza del Senato più ristrette delle attuali.
Il futuro Senato riformato viene configurato come organo rappresentativo delle istituzioni territoriali.
Una riforma con poca sostanza.
Da ultimo una considerazione: può un governo come quello in carica, non legittimato dal voto popolare realizzare una riforma costituzionale?
Ai lettori il giudizio.