Gli uomini della Chiesa e i pregiudizi sull’omosessualità 

Don Mauro Leonardi su L’Uffington Post: «Nelle stesse ore in cui Papa Francesco nel libro intervista con Andrea Tornielli – dal 12 gennaio in libreria – dice che “le persone omosessuali vanno trattate con delicatezza e non si devono emarginare” il portale di Progetto Gionata su fede e omosessualità viene cancellato dalla rete dagli hacker. Se non è una coincidenza viene da chiedersi: ma questi pirati di cosa hanno paura?». Il bravo prete scrittore sembra non rendersi conto che la posizione del Papa e la posizione dei pirati sono due facce della stessa medaglia: una faccia benevola, l’altra malevola, ma entrambe prodotto dei pregiudizi sugli omosessuali. Ma leggiamo le altre parole di papa Francesco. “Le persone omosessuali vanno trattate con delicatezza e non vanno emarginate”, e mentre lo dice le emargina, giacché non si capisce per quale motivo devono essere trattarle con delicatezza. Se qualcuno dice a me che devo essere trattata con delicatezza, magari come un fiore, mi arrabbio. Vediamo che cosa dice ancora Papa Francesco: «Io preferisco che le persone omosessuali vengano a confessarsi, che restino vicine al Signore, che si possa pregare insieme. Puoi consigliare loro la preghiera, la buona volontà, indicare la strada, accompagnarle». Ma quanta generosità, caro Papa Francesco! Gli omosessuali sono un po’ come bambini ancora piccoli, o come ciechi bisognosi di qualcuno che li accompagni, che gli indichi la giusta via. Ma suvvia! E ancora: «Se una persona è gay, cerca il Signore e ha buona volontà, chi sono io per giudicarla?». E mentre lo dice, giudica, giacché la condizione per la persona omosessuale per non essere giudicata dal Papa, sarebbe di cercare il Signore ed avere buona volontà. Gli uomini della Chiesa non riescono a liberarsi dai pregiudizi sull’omosessualità, nonostante la buona volontà.

Miriam Della Croce

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