IL PUNTO di Marco Zacchera (marco.zacchera@libero.it) n. 564 del 6 gennaio 2016

SOMMARIO: CANDIDATI CERCASI – CINA NEL WTO – RENZI SHOW

AMMINISTRATIVE E TOTO-SINDACI

Renzi rischierebbe di uscire male dalle elezioni amministrative di fine primavera, ma a dargli una mano sono ovunque le incertezze del centro-destra incapace di scegliere alla svelta candidati credibili. Da Roma a Milano è un walzer quotidiano di rinvii con nomi proposti e abbandonati, quasi che per candidarsi a sindaco conti la notorietà delle persone rispetto alla qualità dei candidati. Non si diventa “buoni” sindaci da un giorno per l’altro solo per la visibilità in TV ma piuttosto se si conoscono bene i problemi della propria città, se si è scrupolosi ed onesti, se si ha esperienza e se – infine – ciascuno non mette veti al prossimo ma allarga al massimo una coalizione che per vincere le elezioni amministrative deve raccogliere ed ampliare i propri consensi. Teoria, perché i leader di centro-destra (nominati da chi? Forse bisognerebbe cominciare a chiederselo) sembrano incapaci di attenersi agli stessi criteri che userebbero per scegliere i responsabili delle proprie aziende.

Soprattutto le grandi città impongono di essere governati da chi sia tecnicamente preparato ma anche aperto ai problemi sociali delle singole comunità, che “viva” la realtà senza essere chiuso ne palazzo e – infine – trovo corretto che un candidato/a vada scelto – se di schieramento – con elezioni primarie: deve valere per il parlamento nei collegi così come per i sindaci. Mentre i vertici di Arcore si sommano ai vertici ma non esce nulla di concreto Renzi, che al di là delle sue sparate quotidiane è in difficoltà, sentitamente ringrazia.

A PROPOSITO DI CINA

La crisi del mercato finanziario cinese, molto esposto alle speculazioni, ma soprattutto l’aggressività economica delle imprese cinesi ed asiatiche sottolineano un aspetto che trovo incomprensibile, il “buonismo” europeo in campo economico.

Da una parte si impongono regole (e costi) di produzione ferrei per le aziende in Europa, dall’altra si ammette una importazione di fatto illimitata da paesi che non osservando le stesse regole producono a prezzi più bassi e scardinano il sistema europeo..

Come si fa ad essere così “minchioni” (da noi si dice così) e da anni accettare in Europa questo atteggiamento assurdo delle nostre autorità politiche ed economiche?

Noi non “aiutiamo” il Vietnam o la Cambogia importando il riso asiatico, ma facciamo fallire i produttori italiani, non teniamo conto della condizione sub umana dei contadini vietnamiti. Quanta ipocrisia: diciamo no agli OGM ma poi chiudiamo gli occhi su cosa si usa per produrre da quelle parti, importiamo il pesce e non consideriamo la distruzione scriteriata delle risorse naturali del pianeta con metodi di pesca inaccettabili e lo stesso vale per la tecnologia, i marchi (copiati), il tessile, in una folle e progressiva autodistruzione economica del nostro continente.

Quest’anno la Cina entrerà nel WTO (l’organizzazione del commercio mondiale) il che comporterà secondo gli esperti perdite nette fino al 2% del PIL europeo, con 3.500.000 posti di lavoro in meno il che distruggerà, per esempio, ogni politica di rilancio economico.

MA PERCHE’ L’EUROPA NON SI OPPONE A QUESTO INGRESSO? Che fanno le associazioni di categoria italiane ed europee nell’esprimersi nettamente contro ogni forma di apertura di questo tipo chiedendo al governo di intervenire per bloccare un’iniziativa che sarebbe suicida per l’economia italiana?

Basterebbe imporre ai cinesi e a tante altre nazioni di avere e rispettare gli standard europei in campo ambientale, di prevenzione infortunistica e sociale, concedendo ai propri dipendenti stipendi “europei” o almeno di minor sfruttamento. Stesse regole per tutti se si opera nello stesso mercato, ma se le regole non si rispettano mettendo sullo stesso piano i produttori interni europei e quelli mondiali che senso ha farsi inondare di altri prodotti distruggendo quelli nazionali? L’Europa ha un mercato interno sufficiente grande per auto approvvigionarsi di prodotti finiti, chi non rispetta le regole (a cominciare dalle emissioni in atmosfera) stia fuori dal WTO, non vi sembra giusto?

RENZI SOLO AL COMANDO

Matteo Renzi deborda dalle cronache italiane e manda in onda l’ennesimo spot personale utilizzando stavolta la decisione di Marchionne di quotare la Ferrari in borsa anche a Milano e ripropone la litania ben nota: l’Italia è ripartita, le riforme sono state fatte, l’Europa deve rispettarci, siamo diventati “smart” e avanti così. Per carità: Renzi sembra l’unico ad esistere ed è senza avversari credibili, ma tutti sappiamo come la realtà sia ben diversa e il nostro sistema produttivo stia perdendo man mano dei pezzi insostituibili:

Nel corso degli ultimi dodici mesi, marchi fondamentali del nostro paese come Pirelli, Italcementi, Riello e Pininfarina sono passati in mani straniere e così case di moda, marchi agroalimentari, firme prestigiose.

Senza dimenticare che il gruppo FIAT vede ogni anno venire meno la propria “italianità” con ormai solo il 10% degli oltre 228.000 dipendenti del gruppo che lavorano in Italia. Quanto a Marchionne, evidentemente per il premier conta poco che Ferrari abbia scelto di quotarsi a New York come primo mercato e che la quotazione a Milano appaia più che altro un contentino per il Paese che ha sostenuto a lungo il gruppo Fiat nei momenti di crisi – quanto ci è costata la FIAT negli ultimi decenni? – mentre per ringraziamento il gruppo Fiat Chrysler Automobiles, ha spostato anche la sede sociale in Olanda per non assoggettare le plusvalenze derivanti dalla quotazione della società al fisco italiano.

Di queste cose però si parla poco e anche i media italiani sembrano congelati nel sottolineare le incongruenze governative e del premier,

Dalla prossima settimana IL PUNTO riprenderà la consueta uscita nei fine-settimana e torneremo ad occuparci anche dalle vicende di Verbania, a tutti ancora un augurio di buon anno

Marco Zacchera

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