Una creatura inesistente

Non esisto come persona. Sono un’ombra, un fantasma, ma neppure un’ombra, neppure un fantasma, sono sette sillabe, sedici lettere, niente di più, un nome e un cognome. Eppure la gente mi scrive, vuole dialogare con me, fare amicizia. Ma come posso se non esisto come persona? Mi scrivono perché ogni tanto il mio nome appare in calce a lettere pubblicate sui giornali. Alcuni giornali riportano solo il nome, altri in calce alle lettere riportano l’indirizzo elettronico. E la gente scrive all’indirizzo elettronico. Vogliono fare amicizia con un indirizzo elettronico. Si può? Un signore oggi mi ha scritto dal Brasile, addirittura. Ha letto su un noto quotidiano una mia lettera sul celibato cui la Chiesa costringe i giovani che abbracciano la vita sacerdotale. Se vuoi fare il sacerdote devi per forza restare celibe. Prendere o lasciare. Ma non volevo parlare di questo. Volevo solo raccontare di come ci si possa trovare in imbarazzo quando non si esiste come persona. Quando si è solo uno pseudonimo. La collaboratrice immaginaria di uno scrittore, il quale si è impadronito di me, mi ha preso al suo sevizio senza chiedermene il permesso. E neppure mi paga. Ma come potrebbe pagarmi? E che cosa me ne farei di tutto l’oro del mondo se non esisto? Alcune persone, però, quando vengono a sapere che non esisto, che sono niente, che sono una creatura inventata, inesistente, si irritano un poco e alle volte cercano persino di offendermi. Ma come possono offendersi sedici lettere? E’ come voler offendere il personaggio di un romanzo. Non mi offendo, ma un po’ triste divento. E’ strano il mio destino. Il mio inventore ha già un bel po’ d’anni sulle spalle, un giorno morirà e io continuerò a vivere – per modo di dire, ovviamente, per modo di dire – sulla rete. Francesca Ribeiro. Eccola, su Google, Francesca Ribeiro, c’è anche la fotografia di Francesca Ribeiro, ma non sono io, non sono io ve lo giuro, io non esisto. Sapete? Alle volte mi ribello al mio padrone, gli prendo la mano e scrivo ciò che piace a me. Ma certo. Lui legge la lettera sui giornali e si chiede stupito come sia potuto accadere che abbia scritto cose che non pensa. Ma questo accade raramente, molto raramente, di norma il mio pensiero è uguale a quello del mio creatore. Tale e quale. E adesso, per vendetta verso il mio padrone che si serve di me, che approfitta spudoratamente di me, vi rivelo un piccolo segreto: ho due sorelle e due fratelli. I nomi? No, questo no, non arrivo a tanta cattiveria. In fondo il mio padrone è una brava persona. Lo so con certezza.

Francesca Ribeiro

(l’inesistente)

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