Maternità  surrogata. Argomenti poco convincenti di “Senonoraquando”

Nell’appello promosso da “Senonoraquando”, contro la pratica della maternità surrogata, si legge, tra l’altro: “La maternità surrogata spesso è basata sullo sfruttamento delle donne più povere. In molti casi sono i poveri ad essere costretti a vendere e i ricchi a potersi permettere di comprare. Queste transazioni inique implicano un consenso da parte di donne poco informate, o del tutto disinformate, una scarsa remunerazione, una coercizione, una insufficienza di assistenza medica nonché gravi rischi per la salute, a corto e lungo termine, delle donne che accettano la gestazione per altri”. La deduzione potrebbe essere: la maternità surrogata è cosa giusta e buona, qualora non sia basata sullo sfruttamento delle donne più povere, qualora le donne che danno il loro consenso siano ben informate, e via di seguito. Stando agli argomenti addotti, non bisognerebbe condannare la maternità surrogata, ma invocare leggi che impediscano sfruttamento, disinformazione, e via di seguito. Altrimenti sarebbe anche giusto condannare i trapianti d’organi, giacché esiste il traffico d’organi. Non capisco, poi, le persone cattoliche che si schierano contro la nascita dei bambini a seguito di maternità surrogata. La Chiesa, infatti, è persuasa che “la vita e la morte dell'uomo sono…nelle mani di Dio, in suo potere…Egli solo può dire: «Sono io che do la morte e faccio vivere»” (Evangelium vitae di Giovanni Paolo II). Tutti i bambini, quindi, dovrebbero essere un dono del Signore, e la vita “un fatto bellissimo, un prodigio sempre originale e commovente” (Paolo VI). Per i firmatari dell’appello, i bambini nati ricorrendo all’utero in affitto (sono moltissimi nel mondo), non sono un prodigio bellissimo, originale e commovente. E vuoi vedere che non è stato il buon Dio a dargli la vita, ma quel cattivone del diavolo?

Renato Pierri

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