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Al Vittoriano, in Mostra "UNGARETTI – Il poeta e l’albero isolato San Martino del Carso – fino al 19 novembre l’albero

UNGARETTI
Il poeta e l'albero
San Martino del Carso
Fino al 19 novembre 2015
Roma, Museo Centrale del Risorgimento
Complesso del Vittoriano

L'”albero di Ungaretti” simbolo della prima guerra mondiale nelle trincee del Carso, punto di riferimento per i soldati di entrambi i fronti sull'Isonzo, italiano e austroungarico, oltre che ispirazione per il nostro poeta in numerose sue composizioni tra cui la celebre “San Martino del Carso” è al centro della mostra “Ungaretti, il poeta e l'Albero isolato. San Martino del Carso” che si è aperta al Museo del Risorgimento a Roma, nel complesso dell'Altare della Patria al Vittoriano, per restare aperta al pubblico fino al 19 novembre.

Collocato nella sala che accoglie l'affusto di cannone che trasportò la salma del Milite Ignoto da Aquileia a Roma, l'”albero di Ungaretti”, un tronco di pruno crivellato dai proiettili, approda nella Capitale nell'ambito delle commemorazioni del centenario della Prima Guerra mondiale, dopo un lungo percorso che lo ha portato dall'Ungheria, dove viene considerato un monumento nazionale, alla Serbia e, ora, nel nostro Paese, attraverso una prima tappa a Sagrado, per dare la propria silenziosa ma possente testimonianza. Simbolo di pace universale, la pianta resistette per 12 lunghi mesi ai feroci combattimenti nella zona carsica, punto di riferimento delle artiglierie dei fronti contrapposti, essendo l'unico albero rimasto in piedi in tutto il “valoncello”, ma anche testimonianza di vita e resistenza. Se dalla parte italiana del fronte Ungaretti si ispirava alla sua sagoma per comporre le sue poesie dal “valoncello dell'albero isolato”, dalla parte opposta del fronte, quello ungherese, l'Arciduca Giuseppe d'Asburgo-Lorena nel suo Diario descriveva l'Albero Isolato come un esempio di resistenza alla violenza e di attaccamento alla vita.

Il 4 luglio del 1916 l'arciduca Giuseppe, dietro pressante richiesta dei suoi uomini, diede il proprio assenso al 46° reggimento di Szeged di tagliare questo albero-simbolo, per trasferirlo al museo della loro città, dove col nome di “Albero di Doberdò” rimase al centro del museo Mora Fenec, fino al 1945. Successivamente venne riportato all'attenzione del pubblico dalla metà degli anni Ottanta.

Ancora oggi concede, soprattutto ai giovani, un'occasione preziosa per riflettere sul tema della guerra, espressione della peggiore follia umana. Una testimonianza ed un monito per il presente e per il futuro. Che le giovani generazioni colgano quest'occasione e ne facciano tesoro. Anche questa è “buona scuola'”.



Sen. Laura Fasiolo

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