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L’arte della cartapesta


In un vicolo del centro storico di Lecce un artigiano espone in bellavista, all’esterno della bottega, una statua raffigurante la Madonna. Sembra realizzata in marmo o in legno tanto è straordinario il risultato finale raggiunto dall’artista. Ma non è così. E’ fatta di cartapesta. La cartapesta, come scriveva Filippo Baldinucci nel 1681 nel suo “Vocabolario Toscano dell’Arte del Disegno”, è “…… Ogni sorta di rottami di carta, tenuti per più giorni in macero in acqua chiara…” La carta pestata in un mortaio veniva poi ridotta ad un unguento e lavorata con le mani.


Le prime tracce di opere in cartapesta risalgono al Quattrocento fiorentino quando nelle botteghe del Verrocchio, Ghiberti e Donatello si testavano ogni tipo di materiali, dalla cera, al gesso, al cuoio, alla cartapesta che si rivelò subito adatta, anche per via della sua leggerezza, ad essere lavorata come dimostrano le scenografie realizzate dal Bernini per il carnevale romano.


La Puglia e in particolare la città di Lecce vantano una lunga e antica tradizione dell’arte della cartapesta nata sul finire del 1700 per rispondere alla crescente richiesta di lavori sacri. Una testimonianza di questa forma d’arte è rappresentata dal “San Lorenzo” di Mesciu Pietro de li Cristi, lo stucchiatore (stuccatore) dimorante a Lecce, come amava definirsi il maestro, che risale al 1782.


L’esplosione della lavorazione della cartapesta avviene nel 1800 quando di fronte alla crescente richiesta di decorazioni e di soggetti religiosi conseguente al moltiplicarsi di chiese e di monumenti gli artigiani leccesi non potendo approvvigionarsi di materie pregiate (marmo, bronzo, argento) si orientarono verso materiali più poveri come la carta.


Nel territorio leccese pullulavano le botteghe di artigiani che creavano statue di Santi, Madonne, Cristi, Crocifissi o addobbi religiosi necessari a personificare la devozione dei fedeli.


Un capolavoro della produzione artistica leccese è rappresentato dal gruppo scultoreo in cartapesta raffigurante il trasporto di Cristo al Sepolcro chiamato degli Otto Santi, perché otto sono i soggetti che compongono l’opera che, tra la notte del mercoledì e del Giovedì Santo, viene portata in processione dalla Confraternita di San Rocco nella città pugliese di Ruvo.


Oggi nel territorio del Salento continua a vivere questa forma di artigianato che rende le fattezze umane così morbide che la pelle sembra di burro e le vesti di seta e dà calore e umanità alle statue, come sosteneva il Direttore del Museo Diocesano in occasione di una mostra da lui curata nel 2008.


La lavorazione della cartapesta ha numerose fasi. La costruzione della struttura detta “anima” fatta in ferro e poi impagliata alla cui estremità vengono applicate mani, piedi e testa modellate con l’argilla e poi cotte al forno. L’incollatura di strisce di carta sul corpo fino a raggiungere lo spessore desiderato. La vestizione, determinante per la riuscita dell’opera e la focheggiatura, necessaria in quanto la carta non assume facilmente la forma data per cui occorre procedere alla rifinitura del lavoro eliminando eventuali deformazioni che il materiale può subire durante l’essiccazione. Infine l’ultima fase è quella della pittura.





La cartapesta rappresenta l’arte più antica del Salento. Tra gli esponenti più autorevoli ci fu Luigi Guacci che diede vita ad un grande laboratorio della cartapesta, riunendo le numerose botteghe artigiane in una cooperativa. Famose sono le sue bambole.


Oggi sono molti gli artigiani che nella città pugliese portano avanti la lavorazione della cartapesta i cui massimi capolavori sono conservati nel Museo della Cartapesta inaugurato nel 2009 ed ospitato presso le sale del Castello Carlo V di Lecce.


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