La sublimazione della sessualità  per errore

Vivere felici o infelici è importante, però è ancora più importante vivere secondo verità, non secondo false credenze, illusioni, pregiudizi, falsità. Vito Mancuso nel suo libro “Io amo” (Garzanti), scrive una cosa molto bella e molto vera riguardo all’omosessualità, o meglio omoaffettività. Prende spunto dal termine “primavera”. Scrive: “Nella lingua dei nostri padri si dice ver… medesima radice di … veritas… Verità = vita.. logica della vita.. Questa è la vera «legge naturale»: l’armonia relazionale che fa fiorire la vita in tutti suoi aspetti, dalla dimensione biologica a quella spirituale. In riferimento alla singola vita si deve dire che è conforme alla legge naturale ciò che la fa fiorire, e che al contrario non è conforme ciò che la fa sfiorire… La verità della natura è il processo che per via relazionale conduce alla pienezza di tutte le forme vitali, dalla dimensione biologica alla dimensione spirituale”.

Ho riportato solo alcune righe di un discorso più complesso, che in fondo vale per tutti. Mancuso finisce per concludere che lo stato dell’omosessuale “non deve essere negato, represso, messo a tacere”. Ovviamente il teologo non esclude che la sessualità possa essere sublimata. Ma chi sublima la propria sessualità, perché omosessuale (questo non lo scrive Mancuso), commette un madornale errore. Dovrebbe chiedersi: “Mi comporterei nella stessa maniera se fossi eterosessuale?”. Si tratta dello stesso madornale errore commesso soprattutto nel passato da persone eterosessuali religiose che hanno, consapevolmente o inconsapevolmente, sublimato (o semplicemente represso) la propria sessualità, poiché persuase che ogni sua manifestazione fosse peccaminosa.

Elisa Merlo

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