Maryam Rajavi: “Aggirare sei risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’ONU e un accordo non firmato non sbarreranno la via ai mullah all’inganno e alla bomba atomica.

Ma 'l'amaro calice del nucleare' e il dietrofront di Khamenei sui suoi limiti distruggeranno la sua egemonia e minacceranno l'intero regime”


“Nonostante le molte carenze e le concessioni illegittime fatte ai mullah, l'accordo sul nucleare raggiunto dai P5+1 con il regime iraniano costringe Khamenei a fare marcia indietro e a violare i limiti annunciati e sui quali aveva ripetutamente insistito negli ultimi 12 anni, nonché nelle ultime settimane”, ha detto la Presidente eletta della Resistenza Iraniana Maryam Rajavi.


Maryam Rajavi ha ribadito che aggirare le sei risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell'ONU ed arrivare ad un accordo non firmato, non vincolante sul piano internazionale come dovrebbe essere un trattato, non sbarrerà ai mullah la via all'inganno, né il loro accesso alla bomba atomica. Tuttavia, come la Resistenza Iraniana ha sempre ripetuto, questo piccolo dietrofront distruggerà l'egemonia di Khamenei all'interno del regime e minaccerà l'intero fascismo religioso dei mullah.


Questo dietrofront, definito l'amaro calice del nucleare dagli esponenti del regime, inasprirà inevitabilmente la lotta di potere interna agli alti livelli della leadership e sconvolgerà l'equilibrio interno del potere a sfavore del leader supremo del regime. La lotta di potere nella leadership si espanderà a tutta la gerarchia di governo. Perciò l'accordo sul nucleare, sia nel contenuto che per la struttura del regime, si potrebbe definire in poche parole come un risultato “in perdita”.


“La Resistenza Iraniana è stata la prima a denunciare i progetti nucleari e le strutture clandestine del regime teocratico negli ultimi tre decenni, ha precisato Maryam Rajavi, aggiungendo che la capitolazione di Khamenei e del suo regime a questa specie di accordo è tuttavia il prodotto della pericolosità della situazione sociale in Iran, dell'impatto erosivo delle sanzioni internazionali, dell'impasse in cui si trovano le politiche del regime nella regione, nonché della grande preoccupazione per l'inasprimento dei termini dell'accordo da parte del Congresso americano.


Parlando delle condizioni estremamente fragili e vulnerabili del regime Maryam Rajavi ha sottolineato: “Se i P5+1 fossero stati più decisi, il regime iraniano non avrebbe potuto far altro che ritirarsi e rinunciare definitivamente ai suoi tentativi di acquisire la bomba atomica. E specificatamente avrebbe sospeso tutte le attività di arricchimento dell'uranio e chiuso i suoi progetti per la fabbricazione della bomba”.


Ed ha aggiunto: “I P5+1 ora devono insistere per cacciare il regime dal Medio Oriente ed impedire la sua interferenza nella regione. Questo è un principio fondamentale che deve essere incluso in qualunque accordo, altrimenti ogni paese di questa tumultuosa regione avrà il diritto di chiedere tutte le concessioni fatte al regime teocratico. Ciò porterà ad una ulteriore catastrofica escalation nella corsa alle armi nucleari in questa parte del mondo”.


“Un altro punto importante”, ha precisato Maryam Rajavi “è il rigoroso monitoraggio delle Nazioni Unite sul denaro che verrà versato nelle tasche del regime, in modo che venga speso per i bisogni urgenti del popolo iraniano ed in particolare per pagare gli arretrati dei miseri salari degli operai, degli insegnanti e delle infermiere e per fornire di cibo e medicine alla popolazione. Altrimenti Khamenei continuerà a finanziare l'IRGC (il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie del regime iraniano) e ad esportare il terrorismo e il fondamentalismo in Siria, Yemen e Libano”.


“E' diritto del popolo iraniano sapere cosa otterranno dall'accordo da cui, ha detto il presidente dei mullah, dipende la loro acqua, il loro pane e il loro ambiente. Perciò qualunque accordo che non osservi e non consideri i diritti umani del popolo iraniano, incoraggerà soltanto questo regime a proseguire con l'incessante repressione, con le esecuzioni e a calpestare i diritti di tutta una nazione, la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e la Carta delle Nazioni Unite”.


Maryam Rajavi si è inoltre rivolta al popolo dell'Iran che è la prima vittima della dittatura religiosa al potere e la maggioranza del quale vive al di sotto della soglia di povertà mentre il regime spende miliardi di dollari della sua ricchezza per il suo inquietante programma nucleare e per la sua sopravvivenza al potere.


E ha detto: “E' arrivato il momento che questo regime anti-iraniano ne risponda. E' arrivato il momento di ribellarsi e rovesciare il regime illegittimo dei mullah e di creare un Iran libero, democratico e non-nuclearizzato”.


Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana


14 Luglio 2015

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