La Baita dalle betulle rosse


Quest’ultimo lavoro di Bortone si inserisce bene nella sua produzione artistica, sia per linguaggio che per l’invenzione fantastica e rispecchia in pieno la sua personalità.

Michele Bortone è infatti un irpino trapiantato a Lugano sin dal 1968, che della sua terra ha conservato valori, linguaggio, tradizioni.

La storia è ambientata in un villaggio campestre, collinare, con stili di vita tipici degli anni ’50 del secolo scorso, anni della nostra infanzia e adolescenza.

I protagonisti (Claudio, Don Vincenzo, Antonio, Serena, la Signora Anderson….) richiamano subito personaggi delle nostre terre, di paesini isolati, di frazioni di campagna.

I loro caratteri, ben delineati sia pure con rapidi tocchi, ci riconducono all’humus culturale in cui si sono formati: la diffidenza tipica dei nostri contadini verso il forestiero, a cui, però, una volta conosciutane la lealtà, vengono offerte amicizia, ospitalità spontanea, semplice, sincera, tipica della cultura “contadina” delle genti di montagna. Ospitalità che si concretizza in “orecchiette fumanti”, buon vino, prosciutto, salsicce…..aspirazioni e sogni gastronomici tipici degli anni del dopoguerra.

Ritroviamo paure, credenze, superstizioni presenti nell’inconscio collettivo della gente di montagna, che viveva isolata, senza contatti umani. Il soffio impetuoso del vento, il canto della civetta, considerato lugubre e sinistro, fantasmi veri o presunti che incutono timori, hanno influito negativamente, nel passato, sul carattere delle persone.

Ed ecco i ragazzini cresciuti troppo in fretta ma ancora spontanei e genuini e i giochi della nostra infanzia, col cerchio delle botti e la palla di “pezza” nelle strade polverose; personaggi come il prete, Don Vincenzo, il buon curato di campagna, che richiama figure più note come il Don Camillo di Guareschi, e , nei miei ricordi, autentici preti dei nostri paesi.

Il linguaggio narrativo è semplice, spontaneo, genuino, non privo a volte di piacevole vena poetica e momenti di originale inventività. Privilegia, per la sua immediatezza , il discorso diretto. La storia, frutto della fantasia di Bortone, si lascia leggere piacevolmente, rapidamente. E il finale è a sorpresa.


Enzo Di Gironimo

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