NON CONDIVIDO LA TROPPA PARTECIPAZIONE VERSO LA REDAZIONE DI CHARLIE EBDO

In questi ultimi giorni sono stato rimproverato, anche da persone di un certo standing sociale (medici, giornalisti ecc.) in quanto non mi sarei associato alla partecipazione relativa alla libertà di stampa per i fatti di Charlie Ebdo di Parigi: alcuni mi hanno mandato via mail disegni di matite (da inoltrare ad altri a mo’ di catena di S. Antonio) quale simbolo per scrivere liberamente in nome di una libertà di stampa che, a mio avviso, oggi come oggi, non viene concepita nella sua vera accezione ed essenza.

Ovviamente non condivido gli assalti armati e tanto meno l’uccisione di colleghi impegnati nel loro lavoro, talvolta facendo di necessità virtù allo scopo di sopravvivere (forse per il settimanale Charlie non era od è proprio così), per cui mi sento invece di stigmatizzare fortemente quelle vignette che nulla hanno a che fare con la satira, ma rappresentano solo ed esclusivamente un mondo anarchico, senza regole, fatto di offese ed ingiurie nei confronti della società, della religione, della politica sana e quant’altro: mi da fastidio anche Maurizio Crozza quando prende in giro il Santo Padre, memore come sono degli insegnamenti dei miei avi che dicevano “scherza con i fanti ma lascia stare i santi…”.

Detto questo, io penso che la notizia abbia avuto cassa di risonanza mediatica in primis perché ha investito la specifica categoria dei giornalisti (se non scrivono i giornalisti chi scriverebbe…) in secondo luogo perché una riflessione va rifatta sui rapporti fra le diverse religioni. Di certo, va data una definizione al sostantivo “satira” che non significa libertà di offendere e di ammazzare interiormente le persone, quando non fisicamente….

Forse non avrei fatto cenno a questo argomento se non fosse stato perché, proprio ieri, anche Papa Francesco, non avesse proferito la frase secondo cui “chi offende la propria Mamma merita un pugno…”

Ovviamente, per quanto ovvio a dirsi, Papa Francesco non intendeva andar oltre al senso della parabola : “”Ma a voi che ascoltate, io dico: amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male.
A chi ti percuote sulla guancia, offri anche l’altra; a chi ti strappa il mantello, non rifiutare neanche la tunica””.

Cerchiamo, come giornalisti, di darci una regolata in quanto tanti giornali di oggi, talk show e rappresentazione varie non rispondono agli obiettivi che la società richiede, ma costituiscono una provocazione ed un invito alla violenza.

ARNALDO DE PORTI

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