Ragone e Pipitone su viadotto crollato in Sicilia

Il responsabile per le Infrastrutture e i Lavori Pubblici e il responsabile per la Sicilia intervengono sulla vicenda del ponte Scorciavacche, che ha ceduto a soli sette giorni di distanza dalla sua inaugurazione

Palermo, 7 gennaio 2015 – Dopo un investimento di 13 milioni di euro per portare a compimento la costruzione del viadotto Scorciavacche lungo la statale 121 che da Palermo porta ad Agrigento, a soli sette giorni dalla sua inaugurazione, esattamente il 23 dicembre, con un anticipo di tre mesi rispetto ai tempi previsti, uno smottamento del manto stradale ne ha comportato il crollo. La costruzione della variante di Scorciavacche è parte di un progetto di ammodernamento, ampliamento e restauro di un lungo tratto della Statale 121, già precedentemente approvato dall’Anas. Per fare luce sui fatti la procura di Termini Imerese ha nominato un collegio di consulenti che avvierà le verifiche tecniche necessarie sul viadotto e sul tratto stradale interessato dal crollo, nel frattempo l’area è stata posto sotto sequestro.

Luca Ragone, responsabile per le Infrastrutture e i Lavori Pubblici dell’Italia dei Diritti, ha così commentato la notizia: “Non è la prima volta che in Italia accadono episodi del genere, frutto, senz’altro, di gare d’appalto pilotate. Appalti pilotati e gare truccate danno vita a un gioco a ribasso, in cui purtroppo non si guarda tanto alla sicurezza. Per queste ragioni, andrebbero effettuati controlli più accurati sia alla fonte che al termine dei lavori, in modo tale che in situazioni del genere ci sia qualcuno che abbia la responsabilità per quanto accaduto. Difatti, anche se la procura di Termini Imerese ha avviato un’inchiesta ci vorranno anni prima che se ne venga a capo, e questo non solo per la lentezza e le lungaggini del sistema giudiziario italiano, ma per la difficoltà di trovare i reali colpevoli”.

Ha detto la sua anche Federico Pipitone, responsabile per la Sicilia del movimento presieduto da Antonello De Pierro: “Durante i periodi di bisogno la corruzione inevitabilmente aumenta e tutti coloro che si occupano di denunciarla senza avvedersene, senza cioè avere la consapevolezza del perché sia così, sono farisei. Siamo in presenza di un sistema monetario sbagliato che impedisce la circolazione lecita della moneta, a cui poi bisogna aggiungere i vincoli del 3%. Questo vincolo economico europeo impedisce in effetti reali investimenti, facilitando così scorciatoie. E’ tempo di finirla con quel leit-motiv che vuole gli italiani un popolo di corrotti per natura, perché è questo sentimento comune che sta uccidendo l’Italia.”

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