Bambini al 41 bis

Lettera aperta alle Autorità

Caro Babbo Natale,
sei passato l’altra notte, ma non hai trovato molti bambini!
Non c'erano Jenny, Serena, Alessio… migliaia di bambine e bambini.
Non sono scappati di casa, né sono in guerra, neanche in ospedale, né in vacanza.
Sono i bambini allontanati dalle proprie famiglie e collocati in Comunità, in Case
Famiglia o già dati in adozione ad un'altra mamma e un altro papà, pur avendo
genitori vivi che li amano e li rivorrebbero con loro.
Sono i bambini fantasma, dimenticati dai Servizi e dai Tribunali.
Sono quelli che non sono potuti tornare a casa neanche per le Feste di Natale, perché
il Giudice, caro Babbo, non ha firmato il decreto, perché non c'era la relazione dei
Servizi, perché il tutore non era d'accordo, perché … cento buone ragioni per lasciarli
lì, come una volta nei brefotrofi, con le signore di buona Società, con pacchi dono in
elemosina.
Una licenza premio non si nega a nessuno: ai soldati in guerra, ai criminali in carcere,
ai lavoratori migranti, anche ai ragazzini del Minorile. Ma ai bambini delle case
famiglia: NO! “Loro devono rimanere lì; troppo rischioso rimandarli dai genitori, dai
fratelli, dai nonni, dai giocattoli sotto l'albero… NO! Si deve incancrenire la loro
lacerazione del distacco, della solitudine, del nulla. Devono soffrire all'infinito,
sospesi nel vuoto dell'attesa e del percepito abbandono. Ed i genitori, castigati perché
poveri, ignoranti, litigiosi, o semplicemente ingenui, sprovveduti, stranieri. Ignari
delle trappole del nuovo potere: quello che ha fatto grande “mafia capitale” sulle
spalle dei neri e dei soli.
Sai, Babbo, non sono tutti abusanti i genitori ed i nonni dei bambini in casa famiglia
o in affido presso altri. Prova a guardare i numeri (quelli ufficiosi, perché quelli ufficiali non ci è dato conoscerli).
Pare che solo il 7% di questi bambini sia oggetto di
maltrattamenti; forse saranno un po' di più o un po' di meno, forse non hanno nessun
altro parente entro il 4' grado che possa occuparsi di loro, ma gli altri? Tutti gli altri?
Sono solo dei bambini, puniti da un sistema che non li garantisce. Chi dovrebbe farlo
è stritolato esso stesso dal bisogno di garantire più il sistema, la propria faccia e
facciata, il proprio posto, piuttosto che i bambini stessi, per i quali è stato messo lì!
A chi parlare in queste ore? Pablo cantava “potrei scrivere i versi più tristi questa
sera…” ma se questa è l’emozione, non può essere il FARE. Potresti tu parlare a
Matteo, Giorgio, Laura, Pietro, Francesco e ricordare loro che migliaia di bambini
oggi, mentre tutte le famiglie sono riunite, non sono potuti tornare da mamma e papà?
Raccontagli che quei bambini sono innocenti ma vivono il carcere duro, non hanno
mai fatto del male ma sono puniti, provano il dolore e l’impotenza dell’ingiustizia ma
vengono drogati con sedativi ed antipsicotici; si percepiscono abbandonati e quindi
cattivi: probabilmente lo diventeranno o a 18 anni torneranno comunque là da dove
erano stati strappati, dove niente è mutato.
Hai mai visto un bambino dopo un incontro “protetto”? E’ stravolto, sfiancato,
dolorante, malato: un’ ora con mamma e poi basta, dopo 15 giorni, un’ora con papà e
poi il nulla. “Mamma, mamma, mi fa male la pancia!” “Papà, ho paura del buio!….”.
Il dolore che spezza il vuoto dell’attesa del ritorno è lacerante. Spesso, la risposta
dell’Istituzione è: “meglio diradare o sospendere gli incontri: il bambino è turbato
dopo ogni visita!”
Dio Santo! E’ come dire: l’assetato vuole ancora bere, chiede ancora acqua, non giace
disidratato immobile, e quindi senza pretese, nel suo letto di morte! L’assetato ha
preso un po’ di vigore, ne vuole ancora, urla il suo bisogno! Babbo mio, puoi
spiegare a Renzi, Napolitano, Boldrini, Bergoglio, Grasso (scendi dal camino e
avvicinali) che potrebbero fare anche loro qualcosa a riguardo? Forse per Giorgio, il
nonno d’Italia, non è tardi: potrebbe essere un bel gesto, prima di lasciare la grande
casa del Quirinale, spiegare ai “padroni del sistema” che il bambino, turbato dopo una
visita, è un assetato a cui è stata data un po’ di linfa: sta solo apprezzando, con tutte le
sue forze, quel poco che ha! Perché punire?
E’ la stessa logica con cui sono stati vietati i ritorni a casa nei giorni di festa. La
permanenza in Istituto, anche a Natale o a Capodanno, o quando la nostra amica
Befana, si aggira come te fra i camini, ha solo questo scopo: lasciarli lì, impotenti,
disillusi, incapaci, soli e “cattivi”.
Sai, mi hanno chiamato molti genitori, in questi giorni.. Carlo aveva preparato,
insieme ai nonni, il pranzo con le vongole, per la cena di Natale e, sotto l’albero, la bicicletta e la rete per pescare le telline.
Le zie erano pronte con dolci e vestiti nuovi.
Anche i cuginetti erano ad attendere il figlio del pescatore Carlo, ma il piccolo non è
arrivato. Ed anche Lory: “eravamo tutti pronti.. nulla osta…” ma poi il Giudice ci ha
ripensato. Ma perché? Mamma e papà prima litigavano, ora non più. Perché punire il
figlio?
Della piccola Maria mi hanno detto che aspettava la zia, ma poi la tutrice ha cambiato
l’orario, la piccola ha perso il treno e non è più partita. Ha pianto, rotto tutto, buttato
per aria gli oggetti della Comunità: perciò hanno chiamato l’ambulanza ed è stata
portata via. Mi ha raccontato la zia che l’hanno sedata, ha dormito due giorni, che
oggi prende gli stessi antipsicotici della nonna. Era solo una bambina portata via dalla
sua casa perché fosse “messa in sicurezza”, oggi è ridotta a piccola demente,
chimicamente deviata, resa oppositiva, borderline, con un disturbo della personalità.
Chi pagherà per tutto questo?
Quanto ancora negare e continuare questa guerra dei numeri? Ancora indifferenza. E’
Natale, poi Capodanno: Tribunali chiusi, non succede niente in queste ore, ma i miei
amici Sardi ci sperano ancora: “Dottoressa, ci sono i fratellini, a casa! Lo stanno
aspettando, il fratellino loro: lo hanno portato via due anni fa perché mia moglie non
voleva prendere gli psicofarmaci! Ora lei li prende tutti i giorni, ma neanche adesso
va bene, perché ora, mi dicono, ne prende troppi, non può curare il bambino. Io mi
sento in una trappola, ma perché, almeno nelle feste di Natale non ce l’hanno
mandato a casa? ”. Accanimento terapeutico, sul bambino e sulla famiglia!
Potrei continuare all’infinito e “potrei scrivere i versi più tristi questa notte”. E
chissà che non succeda ancora una grande protesta popolare: “Tanto tuonò che
piovve!”, scrisse il mio amico Francesco, qualche mese addietro. Ma il tuono,
ripetuto ed assordante, di un piccolo gruppo di coraggiosi esseri, porterà cascate ed
uragano addosso a chi molesta i bambini! A chi , davvero, molesta bambini e
famiglie, infanga gli affetti, a chi non vede o nega, a chi sfrutta ed abusa, ai farisei
sulla pelle dei più piccoli.
Porta per me questa nota a Rosetta Enza, Laura, Pietro – loro ne faranno buon uso –
a nonno Giorgio , papà Matteo e al Santo Padre.
E a tutti gli uomini e le donne di
buona volontà.
A coloro che preparano le prime pagine dei giornali o a chi sa
trasportare, sulla rete, il più lontano possibile, non le mie parole, ma quelle di
migliaia di bambini, costretti al carcere duro, al 41 Bis dei bambini, invece di una
lunga notte delle stelle, tra una scopa, una slitta e una stella cometa.
Perché, non oggi, tutti Re Magi?

Vincenza Palmieri

Ufficio Stampa INPEF

Istituto Nazionale di Pedagogia Familiare

Viale Trastevere 209 Roma

Lascia un commento