Il presepe e la tradizione italiana e cristiana secondo Beppe Severgnini

Simpatico e intelligente Beppe Severgnini, questa volta fa torto alla ragione. Anche alla sua. Su Italians – Corriere della Sera (20 dicembre), una signora si lamenta perché il preside di una scuola ha vietato di fare il presepe, e lui si dichiara d’accordo con la lettrice e scrive tra l'altro: “Sono d’accordo. Il Natale col presepio è una tradizione italiana e cristiana: i due aggettivi non sono sinonimi, ma in questo caso coincidono. Le persone di buona volontà, di qualsiasi fede religiosa, lo capiscono”. E chi lo nega? Ma il fatto che il presepe sia una tradizione italiana e cristiana, non implica la necessità di fare il presepe nelle scuole, giacché lo si può fare dappertutto: nelle case, nelle piazze e nelle chiese. Se ci teniamo tanto alla tradizione del presepe, perché, tanto per fare un esempio, a Piazza Venezia e al Colosseo, a Roma, e in tante piazze d'Italia, non si fa il presepe anziché fare l’albero? E sa Severgnini in quante case italiane si fa solo l’albero e non il presepe? Non sembra ci sia tutto questo attaccamento alla tradizione. Però se non si fa a scuola, addio tradizione. Ma che ragionamento è? Severgnini aggiunge: “Sono stato in Tunisia, e non mi sono messo a contestare il Ramadan; ho visitato templi hindu nel Tamil Nadu e ho rispettato le regole; sono stato invitato da amici ebrei per Pesach, la Pasqua ebraica, che ricorda la liberazione dall’Egitto: ho condiviso il pane azzimo e ho imparato qualcosa. Le religioni devono unire, non dividere. Portare fratellanza, non sopraffazione”. E che cosa c’entra questo? Qualcuno nel nostro Paese non rispetta le nostre innumerevoli manifestazioni religiose, le nostre chiese, le nostre processioni, le nostre campane, i discorsi quasi giornalieri del buon Papa Francesco e e via di seguito?

Renato Pierri

(che nelle scuole ha insegnato religione cattolica…)

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