“ERA MEGLIO FARE L’ESTETISTA”. Ordine Degli Avvocati di Roma spettacolo di Natale Teatro Olimpico — 9 dicembre ore 21.00

Lo spettacolo di Natale quest’anno si intitolerà “ERA MEGLIO FARE L’ESTETISTA”. Si tratta dell’ormai tradizionale appuntamento che ogni anno il “Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma” organizza per una finalità di beneficenza che vedrà come destinataria la Onlus “VIVA LA VITA”, un’Associazione che si occupa di migliorare le condizioni di vita dei malati di SLA e delle loro famiglie.
Lo spettacolo vedrà impegnati 16 attori (essenzialmente avvocati del foro di Roma) ciascuno dei quali chiamato a performances declinate al divertimento (con un occhio però anche alle presenti difficoltà della professione forense).
Il tessuto unitario della rappresentazione è fornito da un pretesto narrativo e ambientale che si presta facilmente al succedersi di personaggi: il salone di un’estetista nei pressi del Tribunale di Roma. Il locale è diventato un ritrovo abituale per gli avvocati che se ne servono per gli scopi più disparati, ma soprattutto per ritagliarsi qualche minuto di relax dopo le fatiche della giornata. Il successo del salone deriva non solo dalla contiguità con il Tribunale, ma essenzialmente dalle capacità attrattive della titolare, una scintillante polacca che parla un italiano approssimativo, ma che è capace di declinare imperterrita con ogni tipo di avventore tutta la multiforme varietà della sua offerta commerciale. Ad assisterla per i servizi più umili un taciturno personaggio, che si rivelerà alla fine assai diverso da quello che aveva lasciato credere a tutti.
E’ così che nel locale si alterna e si incrocia una varia umanità: dall’avvocato continuamente disturbato al telefono dai suoi assillanti clienti e che ha prenotato un singolare servizio per la sua recalcitrante compagna, al gruppo di colleghi che –incrociandosi- si esibisce in una piramidale e reciproca sfida all’esagerazione. C’è poi il tapino che tenta un approccio sfortunato con una sagace cliente in attesa, quello che le ha tentate tutte per dimagrire, i due avvocati che, lamentandosi della loro presente condizione, si misurano nelle rispettive, residuali prestazioni oniriche, un malcapitato ambulante extracomunitario che declina il suo incerto italiano solo in rime baciate e che finirà nelle grinfie della intraprendente estetista.
A onorare la serata, in un intervento da concordare, ma che sarà inserito nel contesto sopra descritto, è prevista la partecipazione del noto attore Michele La Ginestra, ancora una volta ospite dell’evento.
Il contrappunto musicale è affidato all’”Orchestra Cocò” chiamato anche quest’anno a suddividere le varie scene con le loro performances canore e strumentali.

RIFLESSIONE SPETTACOLO

Magari involontariamente, ma alla fine lo spettacolo di Natale di quest’anno – partito per evidenziare le difficoltà economiche ed esistenziali della classe forense- si risolve in una fantastica celebrazione delle attitudini specifiche della categoria.
Nel salone della ineffabile estetista (assurta a simbolo attuale della penetrazione straniera e del trionfo delle versatilità commerciali della componente estera che si è stabilita da noi) si avvicendano essenzialmente avvocati, ciascuno dei quali rimanda ed esprime una sua peculiare attitudine, all’interno di una gamma di talenti che tradizionalmente appartiene alla soggettività di chi esercita la professione forense.
Con il risultato che alla fine emergono talenti capaci di manifestare la:
• predisposizione negoziale degli avvocati, anche ai limiti del paradosso o del grottesco (l’episodio di Reginaldo e della faticosa trattativa per la modifica del tatuaggio)
• una certa verve illusoria, utile in molte occasioni (le esagerazioni tra avvocati), magari eticamente discutibile, ma che certamente richiede una notevole quota di talento
• la capacità di ipotizzare un mondo parallelo, per sfuggire alla malinconica mediocrità del presente (episodio dei due avvocati sognatori)
• rapida commisurazione della realtà e agilità nel valutare l’interlocutore, fino ad avviarlo lungo un percorso prefigurato (episodio di Laura e del molestatore Coccoli)
• la libertà come unico principio guida, la sola capace di dettare a Stenio, nella conclusione finale, un maestoso e liberatorio vaffanculo alla insolenza della realtà (in questo caso personificata dalla ineffabile Mina, ma nel quotidiano della nostra professione replicata da una inesauribile teoria di soggetti e situazioni).

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