Risposta ad un sacerdote riguardo all’intervento di Dio nelle vicende umane

Gentile direttore, l’articolo è indirizzato ad un sacerdote, ma penso possa interessare sia i credenti sia i non credenti.

Un saluto cordiale

Renato Pierri

Caro don Mauro, ho l’impressione che tu abbia sempre letto di sfuggita o forse non letto per niente quanto vado scrivendo sul blog “Come Gesù” da un anno a questa parte. Mi attribuisci, infatti, tranquillamente concetti da me mai espressi.

Non ho mai affermato che Dio non ha niente “a che vedere con le sorti dell'uomo” (cito le tue parole). Se si crede nell’esistenza di Dio, e si crede che è creatore del mondo, come si può affermare che non ha niente a che vedere con le sorti dell’uomo? Se si crede che il Figlio di Dio è morto in croce per la salvezza dell’uomo, come si può affermare che non ha niente a che vedere con le sorti dell’uomo? Se gli uomini che credono in Dio si comportano seguendo quella che ritengono sia la sua volontà, come si può affermare che Dio non ha niente a che vedere con le sorti dell’uomo? Come si può affermare, ad esempio, che Dio non ha niente a che vedere col fatto che Mauro è diventato sacerdote? Semplicemente non credo che sia stato Dio a decidere che Mauro diventasse sacerdote.

Scrivi: “Sinceramente Renato sei la prima persona che conosco che ha, rispetto alla religione, una visione così complessa: per esempio credi nei miracoli di Cristo e nella transustanziazione ma non nella presenza di Cristo nella storia”.

Ho l’impressione che tu non conosca i libri di Vito Mancuso, il quale si dichiara cristiano cattolico e scrive: “La legge che presiede al farsi del mondo non è pensabile come provvidenza personale, bensì come logica impersonale che nel tendere all’armonia non si cura dei singoli. So bene che per qualcuno, abituato a pensare in termini di provvidenza personale, questa concezione può risultare fredda e inaccettabile, ma non se la deve prendere con me, bensì con chi ha stabilito che le cose del mondo debbano andare così. E che vadano così non ci sono dubbi: basta aprire gli occhi e guardare, a partire dagli oltre ottomila bambini che ogni giorno vengono al mondo segnati da una delle migliaia di malattie genetiche, fino a incidenti, fatalità, malattie, sciagure naturali che colpiscono come capita, senza guardare in faccia nessuno” (L’anima e il suo destino, pag. 163).

Come vedi non sono la sola bestia rara.

Scrivi: “Praticamente tutta l'umanità (includo anche le altre religioni) è convinta che in qualche modo Dio intervenga nella vita terrena dei singoli e questo intervento sia in qualche modo collegato con il comportamento che si ha con Dio. Le modalità di questa relazione variano di religione in religione, ma praticamente tutte le religioni credono questo. Pertanto dire “io la penso bianco e ho buon senso”, “il resto del mondo la pensa nero e quindi non ha buon senso” mi sembra contraddittorio dal momento che una delle caratteristiche del buon senso è di essere senso comune”.

E qui, senza offesa, fai un po’ di confusione. A parte il fatto che io non mi appello solo al buon senso, ma anche alla ragione, alla logica, al senso di giustizia, ti faccio osservare che buon senso e senso comune sono due cose ben diverse. Anzi, te lo fa osservare Alessandro Manzoni: “Il buon senso c'era; ma se ne stava nascosto, per paura del senso comune” (Cap. XXXII).

Il senso comune può essere, e spesso lo è, falso.

Se io penso bianco e un altro pensa nero, non dico che il pensiero dell’altro è insensato, dico che è insensato pensare bianco e nero contemporaneamente, vale a dire affermare che Dio è giusto e attribuirgli azioni che, se attribuite ad una madre o un padre terreno nei riguardi dei figli, sono palesemente ingiuste. Una madre che cura un figlio malato e non si cura dell’altro pure malato, è ritenuta una madre ingiusta. Se lo fa Dio, è ritenuto giusto. Ma chi ha stabilito che Dio fa queste discriminazioni tra i suoi figli? Chi ha stabilito che salva un bambino malato e lascia morire il bimbo nel letto a fianco?

Infine scrivi: “Rispetto la tua opinione, e non dico che non è di “buon senso”: come la prenderesti se lo dicessi?”.

Me l’avrei a male se tu non me lo dimostrassi. Io di norma porto argomenti, cerco di dimostrare perché una credenza è insensata. Non amo la contraddizione. Non posso affermare contemporaneamente che gli uomini sono tutti uguali davanti a Dio, e poi attribuirgli discriminazioni. Ma tu che fai? Prima attribuisci a Dio il miracolo di guarigione (non è lui che se lo attribuisce) e poi dici che accetti il mistero. Prima crei il problema, e poi, poiché non c’è risposta alla domanda: “Perché Tizio sì e Caio no?”, domanda che faresti ad un medico che curasse un malato sì e uno no, te la cavi dicendo che è un mistero. Oppure mi vieni a dire che Dio non può guarire tutti i bambini. Ma che ragionamento è? Quanti ne può guarire di quegli ottomila di cui parla Mancuso? Ce lo vedi il buon Dio a scegliere fra questo o quello? Che fa, tira a sorte? Va a simpatia? Non amo la contraddizione. Non posso pensare che la madre di Gesù, che ha visto il figlio crocifisso, che vede ogni giorno uomini, donne e bambini crocifissi, che ha davanti agli occhi tutta la sofferenza del mondo, possa mettersi a giocare con la macchina fotografica, come qualcuno candidamente afferma avrebbe fatto a Medjugorje. Perché anziché andare a trovare i tre fortunatissimi “veggenti”, la Madonna non va a trovare i bambini negli ospedali oncologici?

Renato Pierri

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