Il dramma degli sfratti e la proposta di usare una caserma, il commento della Cinti

La responsabile dell'Italia Dei Diritti per l'Emilia Romagna: “Per quanto concerne la questione abitativa, a Bologna, come in altre realtà, l'allarme scattato è originato dalla presa d'atto che a fronte di un numero altissimo di sfratti, ci si è dovuti misurare con l'incremento delle occupazioni, quindi con un doppio problema che sta rendendo ancora più intricata tutta l'organizzazione delle strategie possibili da adottare, tenendo conto che i tempi d'azione, prima che la situazione degeneri in modo irreversibile, vanno accorciandosi”

Bologna, 23 giugno 2014 – Le famiglie che a Bologna hanno dovuto abbandonare le proprie abitazioni sono 900 dall'inizio dell'anno, mentre dall'altra parte è in crescita esponenziale il numero delle occupazioni, che sono diventate persistenti e durature. Il Sindaco Virginio Merola ha così proposto di utilizzare temporaneamente la caserma Sani, situata tra Via Stalingrado e Via Ferrarese, per dare una risposta di carattere straordinario ad una situazione che diviene ogni giorno più drammatica. Si tratta di un progetto a cui si sta lavorando da alcuni mesi, e in merito al quale il Sottosegretario alla presidenza del Consiglio Graziano Delrio ha già dato parere favorevole. E' lui che si farà mediatore presso la Cassa Depositi e Prestiti, proprietaria dell'immobile. Giovanni Delucca, della Sicet-Cisl ha ricordato che “non ci sono più fondi per le case popolari, molte sono state vendute e non c'è più il finanziamento per gli affitti”. Lo stesso rappresentante ha poi aggiunto: “Il dramma, non solo numerico, è dato dalla composizione delle persone che arrivano: fuori casa ci sono ormai famiglie intere”. Per tentare di rispondere alla doppia emergenza sfratti-occupazioni, alcune settimane fa la Prefettura ha organizzato un tavolo con i gestori di immobili pubblici vuoti, per trovare una soluzione nel modo di utilizzarli, anche temporaneamente, e a breve ci sarà un altro incontro. La caserma Sani, venduta a dicembre dal Demanio alla Cassa Depositi per 50 milioni, potrà essere usata a partire da un accordo stipulato da parte di Comune e Quartiere, in virtù del quale alcune associazioni affidatarie stipuleranno convenzioni direttamente con la Cassa in questione. Presso tale sistemazione, di fatto, gli inquilini dovrebbero partecipare alle spese, in attesa di un nuovo lavoro ed una nuova casa, e nel contempo condividere alcuni spazi come la cucina e persino i posti letto, probabilmente in camerate. E' pur vero che nel caso di un compratore l'area verrebbe subito liberata.
Luana Cinti, responsabile dell'Italia Dei Diritti per l'Emilia Romagna, si è così espressa: “Abbiamo testimonianza di una situazione particolarmente delicata, che ha richiesto e continuerà a necessitare di un dialogo programmatico e incisivo da parte di tutti. Sindacati, Amministrazione comunale, associazioni e cittadinanza nel suo complesso devono essere parte integrante di un piano e ancor prima di un disegno concorde e partecipato, nel quale lo scambio di informazioni e di idee concrete non potranno che rappresentare un motore indispensabile per tentare di sbloccare un meccanismo che si colora ogni giorno di aspetti drammatici. L'emergenza abitativa si è certamente acutizzata con l''impatto dato dal manifestarsi di una crisi generalizzata che ha colpito tutti i principali settori economici, riversando le conseguenze del progressivo e sempre più pericoloso stallo, e pertanto del circolo vizioso che ne è derivato, soprattutto sulle persone con una situazione lavorativa instabile o non facilmente inquadrabile, dunque minandone una condizione sociale che avrebbe dovuto essere sostenuta e prioritariamente supportata da politiche e da interventi governativi condivisi e a lungo termine, specifici dal punto di vista tematico e non caratterizzati, come spesso è avvenuto, dall'impostazione di tipo emergenziale o straordinario, che ha fornito in molti casi risposte parziali e non risolutive, pur salvaguardando la consapevolezza che la portata effettiva di un danno in atto non è sempre prevedibile fino in fondo. Per quanto concerne la questione abitativa, a Bologna, come in altre realtà, l'allarme scattato è originato dalla presa d'atto che a fronte di un numero altissimo di sfratti, ci si è dovuti misurare con l'incremento delle occupazioni, quindi con un doppio problema che sta rendendo ancora più intricata tutta l'organizzazione delle strategie possibili da adottare, tenendo conto che i tempi d'azione, prima che la situazione degeneri in modo irreversibile, vanno accorciandosi. La convocazione periodica e sistematica di tavoli che pongano al centro la discussione in merito alle modalità con cui utilizzare costruttivamente i pochi fondi e gli strumenti attualmente a disposizione, è doverosa, ma deve accompagnarsi ad una volontà che prescinde dal singolo territorio. La richiesta è quella di pensare seguendo un piano di insieme, globale e nel contempo mirato, che tragga informazioni utili dall'osservazione attenta della realtà così come si presenta, dati alla mano, e cerchi di drenare indispensabili risorse anche puntando sul particolare utilizzo di quanto giace, davanti ai nostri occhi, di quel patrimonio non accuratamente valorizzato o positivamente sfruttato, che potrebbe rappresentare, se strategicamente e consapevolmente studiato, una ricchezza ed un'opportunità, senza alimentare ulteriormente la prassi degli sprechi, che spesso celano interessi lontani da quello rivolto al benessere del cittadino e della tutela dei suoi primari diritti. La caserma Sani può e resta una soluzione temporanea, potenzialmente utile ma pur sempre rivolta alla copertura di un'emergenza, anche perchè, ricordiamolo, qualora si presentasse un compratore, l'area in questione perderebbe la sua funzione in convenzione, e le famiglie alloggiate sarebbero chiamate ad allontanarsi. Senza contare che la ipotizzata e possibile condivisione di spazi, anche intimi, con gli altri inquilini, può essere accettata non oltre un certo limite Poniamo dunque al centro, e ripristiniamo con forza, il valore attribuito all'ascolto diretto e incondizionato delle istanze della collettività, a partire dalle quali puntare per ipotizzare e porre in essere piani nei quali sono chiare le priorità da affrontare e il significato attribuito al concetto di dignità non viene in alcun modo posto in secondo piano”.

Ufficio Stampa Italia Dei Diritti Emilia Romagna
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