EFFETTO DOMINO

I problemi d’Italia restano ancora tutti. Soprattutto sul fronte economico, che è quello che più ci preme; anche se le mancanze non risparmiano neppure quello politico. Lo abbiamo già scritto ed ora giova confermarlo: l’Esecutivo Renzi è un Governo di transizione. Durerà, almeno lo speriamo, sino alla primavera del 2015. In seguito, le elezioni daranno una risposta popolare alla situazione d’emergenza che si è venuta a determinare in Italia, ma non solo. Il “dopo” di questo governo è ancora da definire. Riteniamo che il prossimo Esecutivo sarà varato con la“nuova” legge elettorale. Del resto, questa Legislatura resta in piedi proprio per non lasciare le “castagne sul fuoco” a quella che la seguirà. Con la fine del sistema bicamerale “perfetto”, le novità non mancheranno. Il cambio della guardia riguarderà, in ogni caso, più gli uomini che i partiti. Destra, Centro e Sinistra dovranno, gioco forza, trovare un”compromesso” per garantire quella stabilità che, in questa fase di vita del Paese, non sembra preoccupare più di tanto. Il comportamento dei partiti sarà l’eloquente premessa per evidenziare chi si mostrerà in grado di ridare all’Italia una diversa dimensione politica. Tutti, pur se in sordina, sono alla ricerca di sicure alleanze che non creino, poi, problemi per la prossima Legislatura. Anche se da noi sarebbe realmente la prima volta. Forse, l’avvicendamento potrebbe essere migliore di quanto la politica nazionale ha saputo offrirci in questi primi quattordici anni del nuovo secolo. Sarà il livello comportamentale degli uomini a guida dei partiti a fare la differenza. Già nei prossimi mesi, sarà possibile fare la prima verifica della reale volontà di cambiare. I facili ottimismi sono definitivamente finiti. La politica liberista è terminata con loro. Non osiamo neppure ipotizzare se chi verrà dopo Renzi intenda mettere in pratica ciò che ci aspettavamo da questa Seconda Repubblica che, sotto certi aspetti, è già al tramonto. E’, pur vero, che la realtà italiana ha seguito le sorti di quell’europea; ma è anche evidente che per cambiare la classe politica ci vorrebbero uomini nuovi che proprio non ci sono. Pure per questo motivo, Renzi è nelle condizioni per portare avanti il suo progetto di “ristabilimento” nazionale. Nel secolo scorso, avevamo dato la nostra fiducia alle formule di “centro-sinistra”, oggi non lo potremmo più fare, anche volendolo. Il “Centro” è sulla sottile linea di confine che isola la “Destra” dalla “Sinistra” e le simpatie di un ipotetico Terzo Polo sono equamente suddivise tra le opposte ali parlamentari. Eppure, un compromesso dovrà essere trovato. In caso contrario, non sarà possibile andare oltre. Con la mancanza di statisti, l’Italia ha bisogno, almeno, di politici di rango. Ma dove sono? Tutti sentono il bisogno di cambiamento. Però, tra realtà e bisogno i contorni restano sempre indefiniti. Se le cose stanno così, e così stanno, c’è solo da sperare che il prossimo Governo si muova con “nuove” regole di stabilità. Dopo tanti sacrifici, ci meritiamo d’andare oltre le strade che non portano a nulla. Guardando all’Europa, gli esempi di coerenza politica non mancano. Meglio far tesoro delle esperienze maturate in quest’Unione Europea di cui facciamo indissolubilmente parte. Anche se in posizione ancora di “coda”. A parole, è facile promettere. Mantenere ò ben altra cosa. Tant’è che anche Renzi dovrà, gioco forza, rivedere alcune posizioni che, poi, non potrebbe mantenere. L’Italia è in una posizione assai delicata anche a livello UE. Essere un Paese dell’Europa stellata non è facile. Averci messo la “faccia”, su certe garanzie, non è stata la mossa risolutrice. Sul piano psicologico e mediatico, nulla da ribadire. Sul piano pratico, però, c 'è un Parlamento che dovrà confermare le tesi del nostro Primo Ministro. In democrazia, e giova rammentarlo, tra promettere e mantenere, soprattutto sotto il profilo economico, c’è un abisso non sempre colmabile. Ora Renzi ben conosce i suoi limiti e quelli del partito al quale appartiene. Gli “alleati” non sono migliori. Quando ci sono dei bilanci da fare e delle decisioni da prendere, non si mette in gioco solo la persona, ma anche il futuro di un Esecutivo che dovrebbe reggere sino al varo della nuova legge elettorale. Sul fronte dell’economia, invece, è inutile sottacere certi limiti e, tanti, nostri legittimi dubbi. E non ci rassicura che essi siano presenti, purtroppo, anche nel Partito del nostro dinamico Primo Ministro.

Giorgio Brignola

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