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CEFALONIA: DEDICATO A QUELLI CHE IL 25 APRILE CELEBRERANNO LA VICENDA COME IL ‘PRIMO’ ATTO DELLA RESISTENZA ‘PARTIGIANA’

La div. Acqui non stava a Cefalonia ‘sua sponte’ o per diporto ma era una delle sette Divisioni dipendenti dal Comando dell’11^ Armata italiana di stanza ad Atene il cui Com. te gen. Carlo Vecchiarelli -dopo l’armistizio concluso da Badoglio- ordino’ alle dipendenti divisioni -compresa la ‘Acqui’. di cedere le armi pesanti ai tedeschi non per un ottuso filogermanesimo ma unicamente perchè l’esame della situazione dopo l’8 settembre non consentiva alternative meno che mai guerresche contro gli stessi. Tutte le divisioni (meno la ‘Pinerolo’ che non obbedì e fini massacrata dai partigiani comunisti greci) obbedirono immediatamente a tale ordine e cedettero le armi ai tedeschi che ne internarono gli uomini (i cd IMI). A Cefalonia il gen. Gandin consultò gli Uff. li Comandanti di Corpo e il loro parere in merito all’Ordine del Comando di Armata fu di ESEGUIRE L’ORDINE DI CEDERE LE ARMI.

Purtroppo ci furono alcuni uff.li inferiori quasi tutti di complemento tra cui si distinsero il cap. Pampaloni e il ten. Apollonio che -fuori da qualsiasi norma disciplinare- incitarono una parte dei loro soldati dipendenti -tutti dell’Artiglieria- a ribellarsi al prevedibile ordine del Comandante additato come traditore mentre la sua altro non era che l’osservanza dell’Ordine a sua volta ricevuto dal Comando di Armata. Avvennero così episodi di insubordinazione gravissimi quali il lancio di una bomba contro l’auto del gen Gandin o l’uccisione di un Capitano da parte di un nostro M.llo di Marina ed altri episodi simili che provocarono continui rinvii dell’esecuzioni dell’ordine di Vecchiarelli facendo sì che il fuggiasco governo Badoglio una volta giunto a Brindisi inviasse il successivo 13 settembre al malcapitato Gandin un ORDINE DI RESISTERE (v. all.) ai tedeschi (che chiedevano l’osservanza del precedente Ordine di Vecchiarelli).
Tale Ordine fu la CAUSA DELLA TRAGEDIA poichè venne inviato SENZA CHE IL GOVERNO BADOGLIO AVESSE PREVENTIVAMENTE DICHIARATO GUERRA

Ho scritto queste righe di getto e mi limito PERTANTO a confermare -SENZA TEMA DI SMENTITE- che i Morti A CEFALONIA DURANTE E DOPO I COMBATTIMENTI furono in totale meno di 1700 e che i poveri Ufficiali -NON ESISTENDO UNO STATO DI GUERRA TRA ITALIA E GERMANIA- vennero fucilati perchè considerati ''capi di franchi tiratori' e 'franchi tiratori' essi stessi. La truppa NON venne fucilata e ciò risulta chiaramente dall'UFFICIO ALBO D'ORO DEL MINISTERO DIFESA DOVE IL TOTALE DELLE VITTIME A CEFALONIA E' QUANTIFICATO IN 1.639 (Milleseicentotrentanove). Altri sfortunati perirono nel naufragio di tre navi che li portavano in continente (circa 1300) e pochissimi altri NON tornarono dalla prigionia.
L'Ufficio ONORANZE AI CADUTI del Ministero Difesa mi ha risposto (v, all.) confermando sostanzialmente tali DATI -pur sostenendo però puerilmente l'intangibilità di quelli FALSI scritti sul Sacrario esistente a Cefalonia (!)- e ciò è -malgrado tale mostruosa sciocchezza- la RIPROVA di quanto da anni vado dicendo.
Per conferma invito LA BANDA DEI MISTIFICATORI DEI FATTI (dall'ANPI all' Ass. Acqui ai loro sodali) a rivolgersi ad esso a via Sforza 5 – 00184 ROMA.
E' una vergogna continuare a raccontare balle soprattutto per chi là c'è morto davvero come Papà mio…
Per finire aggiungo che, a sempiterna vergogna dei cialtroni che mostrano i fatti come 'primo atto della Resistenza' e parlano di 'eccidi ciclopici' ovvero -vedendosi scoperti- dicono che il numero dei Caduti 'non potrà mai essere stabilito, il mio ultimo libro I CADUTI DI CEFALONIA FINE DI UN MITO (IBN ed. Roma 2006) E' L'UNICO CHE RIPORTA T U T T I I NOMI DEI 'VERI' CADUTI.

Massimo Filippini

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