Escluso dalla gita perchè autistico ma la scuola si difende, il commento della Cinti

La responsabile del coordinamento Segreterie regionali dell'Italia Dei Diritti: “Un dialogo continuo ed un accordo proficuo con gli operatori che lavorano accanto al figlio, come di fatto dovrebbe essere per qualsiasi ragazzo bisognoso di sostegno e particolare supporto in ambito scolastico, è auspicabile e costruttivo, poichè veicola un messaggio positivo, concernente la volontà di partecipare a livello di team ad un lavoro di scambio continuo, ad iniziative compartecipate, ed impegnarsi nel pensare e adottare tutte le strategie volte ad includere ciascun alunno, contribuendo ad arricchirne potenzialità e a far emergere singole predisposizioni e abilità”

Roma, 14 aprile 2014 – E' avvenuto nel grossetano, dove una madre ha denunciato il fatto che che il figlio tredicenne, affetto da una forma di autismo, non avrebbe partecipato insieme agli altri compagni a due uscite previste dalla scuola, rispettivamente in un capoluogo toscano e nel senese. “Vederlo a casa non è stato piacevole. Mi sento mortificata e distrutta emotivamente”, ha affermato la mamma in seguito all'accaduto. Mentre l'avvocato della Signora dice che la famiglia del bimbo è venuta a conoscenza dei progetti dagli altri genitori cui erano stati inviati i foglietti per le autorizzazioni, la scuola, attraverso le parole della Dirigente, ha dichiarato di essere da sempre molto attenta e sensibile nei confronti degli studenti disabili, e che “la scelta è stata presa in accordo dagli organi collegiali, dall'insegnante di sostegno, dagli altri insegnanti di classe e dai servizi sociali della Asl”. La stessa Preside ha aggiunto che la decisione di non far partecipare il bambino alle uscite in questione è originata dalla volontà di non far stancare l'alunno, in quanto per entrambe sono previste diverse ore di pullman, ma, cosa più importante, e secondo la sua versione, in seguito ad un incontro avvenuto in data 18 marzo con la madre, questa si era dichiarata d'accordo, e aveva accettato l'idea di far partecipare il figlio ad una gita alternativa, più accessibile. La madre ha al contrario sottolineato che si è sempre opposta a tale opzione, e che ha invece inviato, dopo il 18 marzo, una lettera alla Dirigente per chiedere che il ragazzino fosse inserito tra i partecipanti, ma senza ricevere risposta alcuna. Solo il 9 aprile, il giorno prima della gita, la mamma sarebbe stata informata che il figlio avrebbe partecipato ad una gita fuori porta in maggio.
Luana Cinti, responsabile del coordinamento Segreterie regionali dell'Italia Dei Diritti, in merito alla delicata questione ha commentato: ” Una situazione complicata e che necessita un repentino chiarimento. Le posizioni addotte dalle parti in causa sono nette e contrapposte, ed è pertanto necessario impegnarsi a comprendere meglio le dinamiche dell'accaduto.
Assolutamente comprensibile il pensiero della madre, la quale si fa portatrice del fondamentale ruolo di tutelare il proprio bambino e il suo diritto ad essere coinvolto pienamente nelle attività di classe, a vivere le esperienze formative e di svago riconosciute e portate avanti con il resto del gruppo, così come a sviluppare, con l'aiuto costante di figure deputate a questo ruolo, la socialità in tutte le sue forme. Un dialogo continuo ed un accordo proficuo con gli operatori che lavorano accanto al figlio, come di fatto dovrebbe essere per qualsiasi ragazzo bisognoso di sostegno e particolare supporto in ambito scolastico, è auspicabile e costruttivo, poichè veicola un messaggio positivo, concernente la volontà di partecipare a livello di team ad un lavoro di scambio continuo, ad iniziative compartecipate, ed impegnarsi nel pensare e adottare tutte le strategie volte ad includere ciascun alunno, contribuendo ad arricchirne potenzialità e a far emergere singole predisposizioni e abilità. Se vi è stata una netta incomprensione, o se una delle due parti non ha spiegato correttamente tutta la verità, è opportuno adoperarsi per superare l'idea di uno scontro inevitabile e al contrario cercare di aprire quanto prima un efficace canale di comunicazione, il quale ripristini il valore essenziale da accordare ad ogni figura chiamata quotidianamente ad aiutare gli studenti diversamente abili ed in difficoltà, e nel contempo contribuisca a rassicurare i genitori. Dunque è necessario che non si perda mai di vista la necessità che tutte le energie e le risorse umane a disposizione, vadano impiegate per implementare il concetto – e gli sforzi che ne seguono – secondo cui il bambino è e deve rimanere al centro del processo educativo, con le sue esigenze e con il naturale desiderio di essere parte integrante di un gruppo che lo accoglie e non lo fa sentire in alcun modo diverso”.

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