Commercio digitale. Il futuro è già  qui. Ora si potrà  pagare con lo smartphone con la propria impronta digitale

Gli utenti del nuovissimo Samsung Galaxy S5, possono essere identificati attraverso questo sistema per accedere all’account PayPal. Una svolta nella sicurezza dei nostri dati?

Gli utenti del Samsung Galaxy S5, disponibile da qualche giorno anche in Italia, saranno i primi ad essere in grado di acquistare con lo smartphone identificandosi con la propria impronta digitale, tramite Pay Pal, secondo quanto ha comunicato la società di pagamenti online.

Solo facendo scorrere il dito sullo schermo, il nuovo cellulare potrà accedere all’account PayPal per pagare gli acquisti in qualsiasi negozio, fisico e “online”, che accettano questa forma di pagamento.

L'integrazione con il nuovo smartphone di Samsung, PayPal “fa un passo ulteriore nel eCommerce 3.0 nuova era segnata dalla velocità, semplicità e sicurezza nell'esperienza di shopping”.

Inoltre, per celebrare l'arrivo sul mercato del Galaxy S5 con riconoscimento delle impronte digitali, PayPal e Samsung hanno raggiunto “un accordo con diverse marche,” offerta “biglietti” regalo e sconti fino al 20% sugli acquisti effettuati tramite dispositivi mobili.

La sicurezza dell'identificazione attraverso il sistema delle impronte digitali è garantita in quanto PayPal fornisce un portafoglio nel “cloud” con cui le informazioni personali non vengono memorizzate sul dispositivo.

L’insieme dei dati che lo “smartphone” condivide con PayPal sono ridotti ad una singola chiave crittografata che permette all'azienda di identificare l'utente senza dover memorizzare tutti i dati biometrici sui server.

Può essere davvero l’”uovo di colombo”, spiega Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, in tema di sicurezza degli acquisti online, anche per l’unicità delle nostre impronte digitali, praticamente impossibili da replicare. Ciò proprio mentre negli ultimi mesi si è assistito ad una miriade di furti d’identità “digitali” da parte di hackers che hanno comportato più di una preoccupazione da parte di chi si occupa di sicurezza “online” per i rischi concreti connessi per consumatori ed utenti.

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