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Shopping anticrisi in un mercatino non convenzionale

Ogni domenica mattina, tempo permettendo, i venditori di oggetti usati, si radunano, di fronte alla stazione Ostiense, dando vita spontaneamente ad un piccolo mercato. Cercano uno spazio dove poter stendere i loro teli sui quali troveranno posto le mercanzie più disparate.
Sono per lo più donne, e giovani, le venditrici di questi oggetti. Indossano lunghe e colorate gonne e alcune di loro sono in compagnia dei figli. Anche i loro capelli sono lunghi e raccolti sotto un fazzoletto. Stanno in piedi oppure sedute su piccoli sgabelli di fronte alla merce che sorvegliano attentamente. Delle scarpe usatissime, che hanno percorso chilometri di strada, stanche di essere indossate, sono in vendita al modico prezzo di un euro. Sul telo sono esposte anche una macchinetta del caffè, un ferro da stiro, una giacca logora, un'edizione di un quotidiano degli anni '70, libri, giocattoli, una spazzola, tutto al costo di uno o due euro e magari anche di cinquanta centesimi di euro. Un po’ più in disparte, come a volersi differenziare, alcuni uomini provenienti dall'Europa dell'est mostrano, in grandi valige di plastica che fungono da espositori, alcuni prodotti tipici dei loro paesi, carne e pesce affumicati. A pochi passi da loro, alcuni autisti, anche loro di quella parte di Europa, attendono, vicino ai loro pulmini in sosta, carichi di pacchi e di qualche passeggero, che arrivi l'ora della partenza per intraprendere il loro viaggio verso l'Ucraina.
I potenziali clienti girano tra i “banchi” di questo mercato non convenzionale e guardano incuriositi gli oggetti in vendita. Un ragazzo extra comunitario, di colore, si impossessa di una caffettiera in alluminio da 6 tazze, per un euro. La venditrice ha qualcosa da ridire in proposito. Forse un euro è poco. La macchinetta ne vale almeno due. Grida al ragazzo che non si fa così. Quella è tutta roba sua. Due donne adocchiano invece due paia di scarpe tipo sabot. Le mirano e le rimirano finché non decidono di provarle. Dopo una breve riflessione e consultazione porgono i due euro alla venditrice, che li fa scivolare nella tasca della lunga gonna, e se ne vanno. Sembrano felici del loro acquisto.
In questo baillame di voci, di merci, di colori si avvicina l'ora del pranzo e i clienti iniziano a scemare. Di lì a poco anche le venditrici andranno via. Si affrettano i clienti a dare un'ultima occhiata. Forse, tra quei banchi, alcuni piatti o posate, seppure scompagni, potranno ancora essere utili ad apparecchiare una tavola, come lo sono stati, un tempo, per i vecchi proprietari.
I pulmini per l'Ucraina abbandonano la piazza, come anche i venditori dell'est Europa con le loro grandi valige di plastica seguiti a ruota dalle venditrici e dai loro piccoli. La piazza lentamente inizia a svuotarsi e lì per terra rimangono alcuni oggetti abbandonati dagli stessi venditori i quali, come i vecchi proprietari, li hanno considerati di così scarso valore da non reputare opportuno riportarli indietro. Ma non tutti la pensano come loro. Almeno non quelle persone che sono ancora lì in quella piazza e che di fronte a quegli oggetti, che ormai non sono più di nessuno, si fermano e si inchinano per raccoglierli. Chissà che non possano un giorno servire!

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